IN PREMESSA

Il lasso di tempo che va dalla fondazione da parte di Federico II di Hohenstaufen della prima Università statale della storia (1244) alla fine del Medioevo (12 ottobre 1492), passando per il Regno angioino (1266-1442) e parte di quello aragonese (1442-1501), è un periodo di immenso splendore per la città di Napoli, forse il più importante della sua storia: sotto Re Carlo I d’Anjou (Sovrano dal 1266 al 1285) la città assurge a Capitale del Regno, prima di fatto e, quindi, in seguito alla rivolta del Vespro (1282), per scelta della dinastia francese: da Napoli verrà governato quello che rimarrà il più vasto e ricco Stato preunitario d’Italia, uno dei più importanti d’Europa. Assunse presto la specifica denominazione di Regno di Napoli, che, in uso già dalla metà del Trecento, venne quindi adottata con Alfonso V d’Aragona, “Il Magnanimo”, dal 1442 in avanti.

Napoli divenne la prima metropoli d’Italia, contando circa 60mila abitanti all’avvento aragonese. D’altronde, con i primi Re angioini, fino a Giovanna I, era Capitale di un Regno che, assieme ai territori del Mezzogiorno italiano e  del centro della Penisola, comprendeva, in Francia, anche le Contee di Provenza e Forcalquier, Angiò e Maine, quindi il Regno di Albania, il Principato di Acacia, la Contea del Piemonte, i titoli di Imperatore di Costantinopoli e Re di Gerusalemme, assieme ad altre sfere di influenza nella Penisola e fuori; con Alfonso d’Aragona Napoli venne poi prescelta come Capitale di un vero e proprio Impero che, oltre il sud Italia e regioni del centro, si estendeva anche ad Aragona, Catalogna, Valenza, Baleari, Corsica, Sardegna e Sicilia.

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I MONUMENTI

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La città, specie sotto gli Angioini, assomigliava ad un cantiere sempre in funzione e si andò abbellendo di opere straordinarie: Castel Nuovo (1279-1282) con la Cappella Palatina (1307), più tardi il Castello del Carmine (1382), le tante Chiese fondate o rifatte: Sant’Agrippino a Forcella (1268), San Pietro ad Aram (1269), Sant’Eligio al Mercato (1270), San Lorenzo Maggiore (1270-1324), Santa Maria La Nova (1279, rifatta nel 1596), Santa Maria del Carmine Maggiore (1283), San Domenico Maggiore (1283-1324), Sant’Agostino alla Zecca (1285), Duomo (1294-1310), San Pietro Martire (1294), San Pietro a Maiella (1299), Santa Chiara (1310-1328), Santa Maria di Montevergine (“Monteverginella”, 1314), Santa Maria Donnaregina (1316), San Pietro a Castello (1324), Certosa di San Martino (1325-68), San Giovanni a Carbonara (1343, rifatta nel 1418), Chiesa, Ospedale ed Ospizio dell’Annunziata (1343, la Chiesa venne rifatta, da ultimo, nel ‘700), Santa Maria Incoronata (1352), Santa Maria di Piedigrotta (1352-3, rifatta nel 1560 e nel 1853), Santa Maria della Pietà, poi Pietatella a Carbonara (1383, rifatta nel 1864), Santa Marta (1400), Santa Maria di Monteoliveto (1411), la Cappella Pappacoda (1415), Santa Caterina a Formello (1451, rifatta nel 1505).

Per comprendere l’importanza ed il prestigio della Corte napoletana, si ricordi che con Re Roberto d’Anjou vennero in città Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, operarono i pittori Pietro Cavallini, Giotto con Maso di Banco, Simone Martini, Roberto d’Oderisio, lo scultore ed architetto Tino da Camaino. Li avevano preceduti l’architetto francese Pierre de Angicourt, San Tommaso d’Aquino, filosofo, teologo, Dottore della Chiesa, formatosi a Napoli (1236-1245) dove insegnò dal 1272 al 1274, Sordello da Goito, trovatore alla corte di Carlo I d’Angiò, il famoso teologo Dionigi da Borgo San Sepolcro, gli illustri giuristi Bartolomeo di Capua, Andrea da Isernia, Cino da Pistoia che pure insegnarono, l’uno dopo l’altro, all’Università partenopea.

Più tardi troviamo, tra gli artisti,  il poliedrico Antonio Baboccio da Piperno, pittori come Colantonio “del Fiore” ed Antonello da Messina, gli scalpelli di Luciano Laurana, Francesco Laurana, Domenico Gagini, Antonio Rossellino, Iacopo della Pila, gli architetti Guillem Sagrera, Mateu Forcymania, i fratelli Giuliano e Bendetto da Maiano.

Altro vertice venne quindi raggiunto nelle lettere con gli umanisti Antonio Beccadelli, detto “Il Panormita”, Giovanni Pontano, Lorenzo Valla, Pietro Summonte, Jacopo Sannazaro. Nel 1443 nacque l’Accademia Pontaniana, la più antica del genere in Italia.

Risiedettero a Napoli, per un tempo più o meno breve, i Papi Innocenzo IV (Pontefice dal 1243 al 1254), Celestino V (1294), Bonifacio VIII (1294-1303), Urbano VI (1378-1389), Bonifacio IX (1389-1404), Gregorio XII (1406-1415). Due volte la città ospitò il conclave: nei giorni 8-12 dicembre 1254, dopo la morte di Innocenzo IV (sepolto nel transetto del Duomo), e terminò con l’elezione di Alessandro IV, consacrato il successivo 20 dicembre sempre a Napoli; dopo la rinunzia di Celestino V (13 dicembre 1294), espressa nella Sala Grande di Castel Nuovo, nello stesso luogo la vigilia di Natale del 1294 venne eletto Papa Bonifacio VIII.

Né va taciuto che nel 1343 Giovanna I d’Anjou divenne la prima donna Regina in Italia per diritto proprio, in deroga alla Legge Salica, mentre il 27 maggio 1352, il suo secondo marito, Luigi di Angiò-Taranto, fondò in Castel dell’Ovo la Compagnia dello Spirito Santo del Diritto Desiderio (detta anche Compagnia del Nodo), il primo Ordine cavalleresco in Italia.

Quali vestigia restano dei grandi protagonisti di quest’epoca? Chiese, Castelli, Palazzi ne testimoniano l’attività; ma i monumenti funebri di Re e Regine, Cavalieri e Nobildonne ci raccontano la loro storia più diretta e personale: come fascinose biografie in pietra riassumono l’umana avventura del singolo, la personalità del defunto; si affacciano sulla Storia, riproponendo i caratteri di quello spirito cortese e cavalleresco che fu caratteristica del Regno di Napoli con gli Angioini, l’umanesimo ed il primo Rinascimento che trionfarono con Alfonso d’Aragona.

Napoli è la città italiana che conserva il maggior numero di gisant, sculture, marmi, lastre tombali, sepolture nobiliari risalenti al periodo medievale. Ancora qualche secolo fa si trattava di un vero esercito, se si considera che a metà del ‘600 gli eruditi Cesare d’Engenio Caracciolo (nella sua celebre opera “Napoli Sacra”)1 e Carlo de Lellis (nel suo “Supplimento” alla predetta “Napoli Sacra”)2 hanno censito, nelle Chiese di Napoli, 254 sepolture nobiliari di possibili Cavalieri, Reali compresi; di essi, 120 sono definiti Miles (109) o Eques (6); nel computo sono escluse le sepolture di soggetti di cui si leggono altre attività (giuristi, dottori, abbati), se ad esse non si accompagna, specificamente, anche il ruolo di Miles o Eques.

Abbiamo dapprima cercato, in questo lavoro, le tracce che ancora restano dei Cavalieri medievali napoletani, o, meglio, dei Milites presenti nel territorio campano. Non rientrano pertanto nell’opera, episodi artistici, pur importanti, inseriti fuori dai confini regionali come, in particolare, i monumenti funebri (bellissimo quello dei Sangineto) presenti nella Chiesa di Santa Maria della Consolazione ad Altomonte in Calabria.

Lo studioso Nicolas Bock sostiene che, a Napoli e nei dintorni, esistano ancora ben 135 monumenti funerari trecenteschi (oltre ad un centinaio di frammenti), di cui 50 lastre tombali, 9 sarcofagi antichi (riusati), 29 sarcofagi medievali o porzioni di essi, 45 monumenti a parete (“wall monuments”). Nella sola Basilica di San Lorenzo vede ancora 20 tombe del periodo angioino su 61 documentate. L’autore precisa di aver computato anche gli appartenenti al clero e le figure femminili.

Estendendo l’indagine a tutto il Medioevo, e quindi anche al periodo pre e post angioino, ma focalizzandoci su Milites, Reali e Nobildonne (più un Papa), abbiamo reperito 222 opere (o frammenti di esse) tra la città di Napoli e la Campania, ivi inclusi, tuttavia, monumenti di fattura successiva ma riguardanti comunque personaggi medievali (in numero di otto); le figure cui tali sculture si riferiscono sono 243; come si può appurare, in sintesi, nella tavola sinottica (accedi). Bisogna tuttavia specificare che la ricerca non può definirsi esaurita, ed è, anzi, parzialmente incompleta visto lo stato di talune chiese e musei napoletani, da troppo tempo interdetti al pubblico4. Essa può quindi costituire uno spunto che demanda ulteriori contributi.

Le figure di guerrieri in armi iniziarono ad emergere in Europa dal 1240 circa. Oggi in Inghilterra si conservano ancora più di 150 effigi di militi del XIII secolo e quasi 200 del XIV secolo5. In Francia, escluse le tombe di Reali ed ecclesiastici, si conservano circa 46 gisant del XIII secolo, 68 del XIV secolo e 54 del XV secolo.

Nel 1358 in Inghilterra anche le donne cominciarono ad essere ammesse negli ordini cavallereschi, sebbene con l’appellativo di Dama (“Lady”) e non di Cavaliere (“Knight”). In Italia, in genere, le donne che succedevano a mariti o padri, ereditavano il titolo del defunto (Duchessa, Contessa, ecc.). Nel Regno di Napoli vestirono l’armatura guidando in prima persona contingenti militari in battaglia Margherita di Durazzo e Maria d’Enghien.

 1 Cesare d’Engenio Caracciolo: “Napoli Sacra”. Ottavio Beltrano, Napoli, 1623.

2 Carlo De Lellis: “Supplimento a Napoli Sacra di Don Cesare d’Engenio Caracciolo”. Roberto Mollo Ed., Napoli, 1654, V tomi.

3 Nicolas Bock: “The king and his court. Social distinction and role models in 15th century Naples: the Caracciolo and Miroballo family”. Tratto da “Courts and courtly cultures in early modern Italy and Europe”. Viella, Roma, 2016.

4 A novembre 2022 risultavano chiusi, ormai da anni, i sotterranei gotici di San Martino, nonché le Chiese di Santa Maria Incoronata e San Pietro a Maiella. Per San Pietro a Maiella i lavori sono iniziati nel febbraio 2018 e prevedevano una durata 270 giorni; spesa 1.658.087 (fonte: Comune Napoli). L’Incoronata riaprì nel giugno 2014 dopo interventi urgenti; chiuse dopo poco ed il porticato è divenuto una discarica a cielo aperto. I sotterranei gotici di San Martino erano stati riaperti al pubblico nel gennaio 2015; dalla fine del 2018 non sono più praticabili.

5 Katarzyna Ogrodnik-Fujcik “Knights in shinig armour: funerary art of medieval England”.