NOLA

chiesa di san biagio

Nicola Orsini (m. 1399)

L’attribuzione dell’arca anepigrafe, nota anche come “sarcofago Orsini”, è stata piuttosto dibattuta. Gli antichi commentatori riferiscono della presenza nel coro di un mausoleo, privo di iscrizioni, contenente i resti di alcuni componenti della famiglia Orsini, Conti di Nola. Sul lato piccolo del sarcofago si trova scolpito uno stemma degli Orsini inquartato con leone rampante: si riferisce, probabilmente, all’araldica utilizzata dal ramo dei Conti di Nola che discende da Romano Orsini (m. 1327) ed Anastasia de Montfort, sposatisi a Barletta nell’ottobre 1293 1. Un altro Cavaliere ritratto sul fronte dell’arca reca uno scudo con l’arme degli Orsini.

La tesi prevalente fa attribuire la sepoltura a Nicola (o Niccolò) Orsini, figlio di Roberto e Sveva del Balzo, nato il 27 agosto 1331 e morto a Nola nel 1399 dopo aver redatto testamento il 14 febbraio di quell’anno. Il nostro fu condottiero (al servizio del Cardinale Egidio di Albornoz), Capitano generale del Comune di Roma (1347), senatore di Roma (1356), Viceré degli Abruzzi (1359), Gonfaloniere della Chiesa (1365), governatore del Patrimonio di San Pietro (1371); nel Regno di Napoli appoggiò l’ascesa al trono di Carlo III di Durazzo, da cui fu nominato Gran Cancelliere (1383) e componente del Consiglio Regio che, durante l’impresa ungherese del Sovrano, assisteva la moglie, la Regina Margherita di Durazzo (1385). Uomo di lettere, fu amico di Boccaccio, Petrarca e Coluccio Salutati. Come IV Conte di Nola (III della famiglia Orsini) promosse la ricostruzione della Cattedrale e di altre Chiese e conventi cittadini. Sposò Giovanna de Sabran (m. 1379), figlia di Guglielmo. Ebbe come figli Roberto e Raimondo.

– Scultura. Resta il sarcofago in marmo, senza copertura, di un monumento funebre descritto come sontuoso dalle antiche guide: lo completavano leoni, colonnine e statue di virtù; non sappiamo se vi comparisse anche un gisant. La datazione più probabile, su base stilistica, è del primo Quattrocento2; l’opera potrebbe essere stata commissionata da Pirro Orsini (m. 1420), figlio di Roberto e quindi nipote di Nicola. Il personaggio centrale della raffigurazione, verosimilmente il feudatario in trono, è stato sfigurato a copi di scalpello come i due soggetti inginocchiati vicino a lui (forse i figli). La dispersione degli altri elementi del monumento viene attribuita agli anni in cui la Chiesa venne gestita dalla arciconfraternita di Maria SS. della Misericordia (dal 22 dicembre 1825).

– Sede e provenienza. L’opera si trovava, in precedenza, nel coro dietro l’altare maggiore della Chiesa, allora dedicata a San Francesco. Nel ‘700 venne spostata nella antica Sagrestia (già Cappella di Santa Margherita), e negli anni Sessanta del Novecento è stata collocata nel vano di ingresso della nuova Sagrestia, già Cappella Albertini3.

– Famiglia. Nobile casato romano, il cui primo rappresentante fu Orso di Bobone. Venne nel Regno di Napoli con Romanello (m. 1327), che nel 1292 divenne I Conte di Nola per volere di Re Carlo I d’Angiò. Nella città partenopea fu aggregata ai Seggi di Capuana e Nido.

Arma: bandato di rosso e d’argento, col capo d’argento caricato da una rosa rossa, sul tutto una piccola fascia d’oro caricata da un’anguilla d’azzurro.

CHIESA di SANT’ANGELO IN PALCO

(attualmente non visitabile)

INGRESSO

Raimondo Orsini (m. 16 novembre 1459)
e
Eleonora d’Aragona-Urgell (m. 146?)

Raimondo, figlio di Pirro Orsini, fu Gran Giustiziere del Regno di Napoli (1419) come il padre, VI Conte di Nola (1420), I Principe di Salerno e Duca di Amalfi (1448). Ebbe due sorelle, Giovanna e Sveva. Sposò il 26 settembre 1418 Isabella Caracciolo (sorella di Sergianni Caracciolo) e, quindi, il 31 ottobre 1436 Eleonora d’Aragona-Urgell. Dal primo matrimonio nacquero sei figlie (Anna, Isabella, Margherita, Orsina, Rosalia, Brigida), mentre il figlio del secondo, Giovanni Pietro, morì giovinetto. Nel 1452 il Re di Napoli Alfonso V d’Aragona legittimò i figli naturali Ferrante, Daniele, Giordano e Simone.

Cugina del Re di Napoli Alfonso “Il Magnanimo”, Eleonora d’Aragona era figlia di Jaume del Portogallo, Conte d’Urgell, e di Isabella infanta d’Aragona. Morì in data imprecisata pochi anni dopo il marito.

– Epigrafe4:

HIC IACET ILLUSTRIS DOMINUS RAIMUNDUS DE URSINIS NOLANUS ET PALATINI AC SARNI COMES PRINCEPS SALERNI, DUX AMALPHIAE ET REGNIQUE SCICILIAE MAGISTER IUSTITIARIUS ET UXOR LIANORA DE DOMO ARAGONIA REGALI PROSAPIA QUI OBIIT AN. DOM. MCCCCLIX

– Scultura. Lastra pavimentale. L’epigrafe induce a credere che siano stati sepolti assieme Raimondo Orsini e la moglie Eleonora d’Aragona-Urgell. Bisogna però aggiungere che testi antichi riportano la presenza di una seconda lastra accanto a quella di Raimondo, con arma Orsini-Aragona inquartata: potrebbe dunque trattarsi della tomba di Eleonora, che, per la contiguità, giustificherebbe un’unica epigrafe5.

– Sede e provenienza. L’opinione prevalente vuole che la sepoltura nascesse come pavimentale per volontà dello stesso Raimondo Orsini, il quale ne designò la collocazione che ancora oggi vediamo. Non va esclusa, tuttavia, la possibilità che la lastra terragna fosse in origine collocata nella tribuna e successivamente spostata durante lavori di ammodernamento della Chiesa.

– Famiglia ed Arma. Vedi supra Nicola Orsini (San Biagio).


NOTE

1 Così Luigi Tufano in “Una famiglia, una signoria, una città” (Federico II University Press, Napoli, 2023). Bisogna tuttavia aggiungere che lo stemma è stato anche letto come Orsini/Caracciolo del Sole (Gianstefano Remondini), oppure come Orsini/Sabran (Leonardo Avella): nel primo caso il riferimento sarebbe a Raimondo Orsini ed alla moglie Isabella Caracciolo, nel secondo Nicola con la consorte Giovanna (v. la pregevole sintesi sull’opera di Fernando Loffredo in http://db.histantartsi.eu/web/rest/Opera di Arte/67).

Va qui ricordato che Anastasia era la figlia di Guy de Montfort (m. 1291), I Conte di Nola, feudo accordatogli da Re Carlo I d’Angiò per aver combattuto nella battaglia di Tagliacozzo. Dal matrimonio tra Anastasia e Romano Orsini discende la signoria degli Orsini su Nola, portata in dote dalla ragazza. Nel Canto XII dell’Inferno Dante, parlando dei violenti, pone Guy de Montfort tra gli assassini (vv. 118-120) per aver ucciso il cugino Enrico a Viterbo nella Chiesa del Gesù nel 1271.

2 In questo senso, in particolare: Nicolas Bock in “Kunst am Hofe der Anjou-Durazzo. Der Bildhauer Antonio Baboccio“ (Ed. Deutscher Kunstverlag, München-Berlin, 2001); Sarah Bevan in “Sepulcral Monuments in Naples and the neighbouring Region 1300-1421” (D.Phil Dissertation, University of Oxford, 1979). I lavori sono citati da Fernando Loffredo (op. cit.).

3 Si veda la pregevole monografia di Giuseppe Mollo, Antonia Solpietro, Luigi Tufano “La memoria ingombrante: le tombe dei conti di Nola tra reimpiego e ricollocazione” (Tratta dal libro “Geografie delle committenze. Dinamismo politico, artistico e culturale nell’Italia centro meridionale, IX-XIV secolo. AA.VV. Volturnia Ed., Cerro al Volturno, 2021).

4 Iscrizione tratta da Gianstafano Remondini: “Della nolana ecclesiastica storia” (Stamperia Giovanni De Simone, Napoli, vol. I 1747, vol. II 1751, vol. III 1757), vol. III; allo stato attuale, rimane leggibile solo una parte della stessa.

5 Si legga ancora Giuseppe Mollo, Antonia Solpietro, Luigi Tufano, op. cit. Nell’opera si ipotizza pure che la seconda sepoltura possa riferirsi a Gentile Orsini (m. 1504), alla moglie Caterina d’Aragona, al loro figlio Enrico Orsini (m. 1528), ultimo Conte di Nola.

NOTE 1 Così Luigi Tufano in “Una famiglia, una signoria, una città” (Federico II University Press, Napoli, 2023). Bisogna tuttavia aggiungere che lo stemma è stato anche letto come Orsini/Caracciolo del Sole (Gianstefano Remondini), oppure come Orsini/Sabran (Leonardo Avella): nel primo caso il riferimento sarebbe a Raimondo Orsini ed alla moglie Isabella Caracciolo, nel secondo […]