castello aragonese

 

MUSEO della CASA del SOLE

Giovan Tommaso Abbate (m. 136…)

Il nome del guerriero raffigurato nella lastra sepolcrale è stato ricostruito come (de) Masellis, Giovanni Maselli, Tommaso Abbate; in realtà, nell’iscrizione, prima del termine Abbate (che non può riferirsi ad una funzione ecclesiastica), compaiono i nomi Giovanni e Masello, probabile vezzeggiativo di Tommaso: pertanto, il nome più plausibile del defunto potrebbe essere Giovan Tommaso Abbate.

– Epigrafe:

HIC IACET CORPUS NOBILIS VIRI IOANNES MASELLI ABBATIS DE YSCLA QUI OBIIT ANNO DNI MCCCLX(…) (…) ANIMA REQUIESCAT IN PACE AMEN AMEN

– Scultura. Lastra pavimentale.

– Sede e provenienza. L’opera si trovava nell’antica Cattedrale di Santa Maria Assunta, situata all’interno del Castello, in una Cappella nella navata sinistra. Tra il giugno e l’agosto 1809, durante il Regno di Gioacchino Murat, la Chiesa, di origine trecentesca, venne distrutta assieme ad altre strutture dai bombardamenti degli inglesi che assediavano l’isola. È ora esposta in una teca in legno e vetro nell’apposita sezione marmorea all’interno del Museo della Casa de Sole.

– Famiglia. Esponenti della famiglia vennero in Sicilia con Federico III d’Aragona negli ultimi anni del XIII secolo. Secondo il genealogista siciliano Filadelfo Mugnos, il nome della famiglia, collegato al ruolo, trae origine dal Cavaliere romano Papiro, che, donati i suoi beni al figlio Ascanio, divenne Abbate di Montecassino nel XII secolo; morto il figlio, depose l’abito talare per risposarsi: i figli vennero indicati come “dell’Abbate” o Abbate.

Arma: di rosso, a tre fasce d’azzurro orlate d’argento.

Motto: opportunum obsequium.

Sepolcro anonimo (1380 ca.)
Ipotesi: famiglia Cossa

Il piccolo residuo del sepolcro è anonimo; si scorge tuttavia uno stemma che dovrebbe appartenere alla famiglia Cossa; la datazione proposta dagli studiosi è negli anni ’70/’80 del Trecento1.

– Scultura. Frammento del fronte di un sarcofago, oggi custodito in una teca in legno e vetro.

– Sede e Provenienza. La lastra proviene probabilmente dall’antica Cattedrale di Santa Maria Assunta nel Castello Aragonese, dove, anche nella cripta, vi erano Cappelle di patronato della potente famiglia Cossa. Bisogna tuttavia aggiungere che anche la Chiesa di Santa Maria della Scala nel borgo di Celsa (ora Ischia Ponte), poi divenuta Cattedrale, venne edificata nel 1388 dai figli di Giovanni Cossa in onore del padre; in particolare, si ricorda che ivi possedevano la Cappella di Santa Sofia.

– Famiglia. Di antichissima origine greca, la famiglia Cossa (o Coscia, Salvacossa) governava le isole di Ischia e Procida. A Napoli venne iscritta ai Seggi di Nido e Capuana. Il suo più noto esponente fu l’Antipapa Giovanni XXIII, al secolo Baldassarre Cossa (1370-1419). Secondo alcuni, il casato prese il nome proprio dall’isola di Ischia, in greco Ischion, in latino Coxa.

Arma: spaccato con bordo dentato d’oro; nel 1° di rosso alla coscia d’oro, nel secondo d’argento a tre bande di verde.


MUDIS - MUSEO DIOCESANO

SALA3

In questa sala sono esposti, assieme  ad altre opere di pregio, tre lacerti di marmi pavimentali appartenenti a monumenti funebri medievali fortunosamente rinvenuti durante lavori eseguiti nel 1968-69 nell’attuale Cattedrale di Santa Maria Assunta per volere del Vescovo Dino Tomassini e su commissione del Parroco Massimo Lauro. I frammenti si trovavano in origine nell’antica Cattedrale, anch’essa intitolata a Santa Maria Assunta, edificata nel corso del Trecento all’interno del Castello Aragonese. Nel corso degli interventi di ristrutturazione di quest’ultima, avvenuti nel 1722, il Vescovo Giovanni Capecelatro aveva venduto i resti di antiche opere ai marmorari che le utilizzarono per rifare i gradini di accesso all’altare maggiore della Chiesa di Santa Maria della Scala; questa, dopo la distruzione dell’antica Cattedrale sotto le cannonate delle navi inglesi nel 1809, diventò poi la Cattedrale della diocesi di Ischia, e venne appunto dedicata all’Assunta, come la precedente.

I frammenti rinvenuti vennero inizialmente collocati in un deposito annesso alla sagrestia; quindi, con la costituzione del Museo Diocesano nel marzo 1997, furono ivi spostati.

Bornese Taliercio (m. 1380 ca.)

Una piccola parte residua dell’iscrizione fornisce il nominativo del soggetto ritratto, mentre l’esame della figura in armi conduce alla possibile datazione.

– Epigrafe:

(…) EDIFICATA DOTATA PER NOBILEM VIRUM QUONDAM BORNESE TALERCI

– Scultura. Lastra pavimentale.

– Sede e Provenienza. Al pari del fronte del sarcofago di Antonio Taliercio (v. infra), questo frammento dovrebbe provenire dalla Cappella di Santa Caterina nell’antica Cattedrale di Santa Maria Assunta nel Castello Aragonese. Bisogna aggiungere tuttavia che anche nella Chiesa di Santa Maria della Scala la famiglia possedeva una Cappella, dedicata alla Madonna ed a San Nicola da Tolentino.

Cavaliere anonimo (m. 1340 ca.)

Sulla lastra non sono rimaste né iscrizioni né araldica che aiutino nell’identificazione del Cavaliere, pertanto anonimo. In base all’analisi della rappresentazione residua, si può azzardare una datazione dell’opera intorno al 1340. 

– Scultura. Lastra pavimentale. I riferimenti più prossimi dal punto di vista dell’iconografia del Cavaliere ritratto, possono essere identificati nei monumenti, tutti con gisant, di Perrotto de Cabannis (Napoli, Santa Chiara), del Cavaliere anonimo (Guglielmo di Capua?) nel Museo di San Lorenzo in Napoli, di Pietro Brancaccio (Napoli, San Domenico).

– Sede e Provenienza. Come illustrato in premessa, anche questa lastra proviene dall’antica Cattedrale di Santa Maria Assunta. Qui vengono ricordate, in particolare, le Cappelle gentilizie appartenenti alle famiglie Cossa, Assante (d’Assanti, Assanti), Calosirto, Bulgaro, Pappacoda, Lanfreschi, Taliercio, De Masellis.

In letteratura è ricordato un Giovanni Assanti, nobile Cavaliere morto nel 1340, il cui monumento funebre era presente nell’antica Cattedrale2; la data obituaria sarebbe compatibile, ma rimaniamo nel campo delle mere ipotesi.

SALA 2

Antonio Taliercio (m. post 1423)

Antonio Taliercio e la sua famiglia si schierarono con il partito filo angioino contro Alfonso d’Aragona già durante l’ultima parte del regno di Giovanna II d’Angiò-Durazzo; quando nell’ottobre 1423 “Il Magnanimo”, sollecitato dai Cossa, sbarcò ad Ischia con 18 galee, i Taliercio, assieme ad altre famiglie, furono condannati ad abbandonare l’isola senza poi potervi più rientrare.

– Epigrafe:

HIC IACET CORPUS NOBILIS VIRI ANTONII TALERCII DICTI IMBRICII ET FILIORUM SUORUM QUI OBIIT ANNO DNI M CCCC … DIE … MENSIS … QUO(RUM) ANIMAE REQUIESCANT IN (PACE) AMEN

– Scultura. La lastra superstite costituisce il fronte di un sarcofago, ovvero quanto rimane di un’opera rimasta incompiuta per la proscrizione della famiglia Taliercio dall’isola: si nota, ad esempio, che sono ancora incompleti giorno, mese ed anno obituario (14…). La datazione del manufatto dovrebbe quindi precedere di poco l’interdetto del 1423, mentre successiva è logicamente la dipartita del soggetto. In realtà, la scultura non fu più impiegata, né sappiamo se il monumento funebre venne completato. Le piccole figure in basso, inginocchiate, rappresentano il committente ed il figlio. L’opera è stata accostata al sarcofago di un monumento funebre custodito al Museo Statale di Mileto (Vibo Valentia)3.

– Sede e Provenienza. La lastra era stata verosimilmente collocata nella Cappella di famiglia (dedicata a Santa Caterina) nell’antica Cattedrale di Santa Maria Assunta all’interno del Castello Aragonese.


CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA

NAVATA SINISTRA

CAPPELLA del Fonte Battesimale – 1^ a sinistra

Giovanni Cossa (m. 4 agosto 1397)

Figlio di Marino Cossa e di una Nobildonna di casa Marzano, Giovanni, figlio unico, nato nel 1330, fu Signore di Ischia ed ammiraglio per i Reali Angiò-Durazzo. Sposò Cicciola (o Ciocciola, o Sicola) Barrile dalla quale ebbe quattro figli: Pietro (detto “Petrillo”), Gaspare (detto “Aquilavera”, m. 23 novembre 1411), Marino (m. 28 ottobre 1418) ed il famoso Baldassarre (m. 22 dicembre 1419), che divenne poi l’Antipapa Giovanni XXIII.

– Epigrafe4:

HIC IACET CORPUS VIRI MAGNIFICI IOANNIS COSSAE DE ISCLA MILITIS PROTHONTINI ET INSULAE PROCIDAE DOMINI, QUI OBIIT ISCLAE ANNO DOMINI MCCCXCVII DIE IIII AUGUSTI V IND. CUIUS ANIMA REQUIESCAT IN PACE AMEN

– Scultura. Il monumento funebre di Giovanni Cossa era costituito da una tomba a baldacchino. Oggi il fonte battesimale della nuova Cattedrale è sorretto da tre virtù cariatidi (Giustizia, Prudenza, Mansuetudine) e circondato da quattro colonne tortili con capitelli diversi (di probabile reimpiego), elementi tutti provenienti da quell’opera.

– Sede e Provenienza. Il “superbo monumento di marmi sostenuto da colonne” si trovava nella controfacciata dell’antica Cattedrale dell’Assunta nel Castello Aragonese. Venne smembrato già nel 1722 per essere sostituito da un organo; quindi, nel 1810, dopo i bombardamenti inglesi, quanto rimaneva del sepolcro di Giovanni Cossa venne reimpiegato per volontà dell’Arciprete Raffaele Onorato per decorare il fonte battesimale della Chiesa agostiniana di Santa Maria della Scala, assurta a nuova Cattedrale.

– Famiglia ed arma: v. supra in questa sezione.

Tra i figli di Giovanni, il monumento funebre di Baldassarre Cossa, opera di Donatello e Michelozzo, è collocato nel Battistero di Firenze, mentre la lastra in bassorilievo del sepolcro di Marino Cossa si trova al Museo del Louvre a Parigi. Di particolare pregio artistico il sepolcro dell’omonimo nipote Giovanni (noto anche come Jean Cossa, m. 30 ottobre 1476), figlio di Gaspare, collocato nella cripta della Chiesa di Santa Marta a Tarascona: viene attribuito alla mano di Francesco Laurana.


NOTE

1 Si segue, per ipotesi di attribuzione e datazione, Ernesta Mazzella: “Sculture trecentesche nel Castello d’Ischia” (articolo tratto da “La rassegna d’Ischia, 1/2011).

2 Gianni Matarese: “La nobile famiglia ischitana degli Assanti o Assanea” (articlo tratto da La Rassega d’Ischia, n. 4/2016). L’autore riferisce anche l’iscrizione, riportata dal “Ragguaglio historico topografico dell’isola d’Ischia” (di Vincenzo Onorato): hic iacet nobilis vir dominus ioannes assanens de iscla quondam insulae dominus qui oviit anno domini mcccxl.

3 Così Valentina Curci in “La committenza artistica in età angioina sull’isola d’Ischia” (Tesi di laurea presso l’Università Federico II di Napoli; 2019).

4 L’iscrizione, perduta, è riportata da Giulio Cesare Capaccio (“Neapolitanae historiae a Iulio Cesare Capacio”; G. Carlino, Napoli, 1607) e, seppur con data obituaria erronea (1347), da Francesco De Pietri (“Dell’historia napoletana”; G.D. Montanaro, Napoli, 1634), al quale va riferita anche la successiva citazione tra virgolette (in “Sede e provenienza”).