MERCATO SAN SEVERINO

– CHIESA DEL CONVENTO DI SANT’ANTONIO –

PRESBITERIO

Sul lato destro del presbiterio, in un’ampia nicchia, vi è il monumento funebre di

Tommaso Sanseverino (m. aprile 1358)

Tommaso III Sanseverino (1305ca.-1358), Conte di Marsico, Barone di Sanseverino e del Cilento, fu Gran Connestabile del Regno, come il padre, poi Vicario generale, Giustiziere del Principato Citra, Governatore di Salerno. Era figlio di Enrico Sanseverino (1275-1314), ed Ilaria di Lauria (m. 1336); aveva sposato nel 1326 Sibilia Pipino e nel 1337 Margherita de Clignet. Ebbe come figli Antonio, Francesco, Maria, Luisa.

– Epigrafe:

HIC IACET CORPUS MAGNIFICI VIRI DNI THOMASII DE SANTO SEVERINO COMITIS MARSICI BARONIARUM SANTI SEVERINI CILENTI LAURIAE ET CASTRI SANTI GEORGII DNI ET MAGNI REGNI SICILIAE COMESTABULI QUI OBIIT ANNO DNI MCCCLVIII APRELIS XII INDICTIONIS CUIUS ANIMA REQUIESCAT IN PACE AMEN AMEN

– Scultura. L’opera, un monumento funebre a parete, completata nell’agosto del 1358, restaurata nel 2015, viene attribuita alla cerchia dei fratelli Pacio e Giovanni Bertini di Firenze, gli autori del mausoleo di Re Roberto d’Angiò a Santa Chiara, e forse al cd. Maestro Durazzesco (e bottega). Il gisant è ritratto con il saio francescano, ma il defunto viene ripreso in vesti di Gran Connestabile, assiso in trono, nella statua che era situata nella lunetta. Committente potrebbe essere la seconda moglie di Tommaso Sanseverino, Margherita de Clignet1.

– Sede e provenienza. Il convento francescano di Sant’Antonio a Mercato San Severino fu voluto proprio da Tommaso III.

– Famiglia. Di origine normanna. Capostipite fu Ruggero (m. 2 novembre 1023), figlio di Crispino Duca di Arnes. I figli di Ruggero furono Turgisio, da cui discendono i Sanseverino, Angelo, da cui derivano i Filangeri, e Silvano, da cui discendono i Gravina. Turgisio scese nel sud Italia nel 1045 con Roberto il Guiscardo ed ottenne la Contea di Sanseverino, da cui trae il nome la stirpe. A Napoli i Sanseverino furono aggregati al Seggio di Nido.

Armi:

la più antica: d’argento.

Poi (dopo la battaglia di Benevento): d’argento alla fascia rossa.

Ramo dei conti di Tricarico: d’argento alla fascia rossa con la bordura di azzurro intorno allo scudo.

Cimiero — Cavallo sfrenato uscente — Mantello e Corona di Principe. Lo Scudo accollato dalla Croce di Malta.

Motto: Nec morsus timebo.

– CHIESA DI SAN GIOVANNI IN PARCO –

CAPPELLA di SAN TOMMASO d’AQUINO

Bernardo Correale
e
Lavinia Pignatelli

(1412?) 2

Il composito monumento funebre viene riferito a Bernardo (“Berardino”) Correale ed alla moglie Lavinia Pignatelli come recita l’epigrafe posta a capo dell’opera il 12 marzo 1500.

– Epigrafe del 1500:

DIE XII MARTII ANNO D. MD SCIRE QUAE SIM CUPIS SUM LAVINIA PIGNATELLA BERARDINO CURIALI NUPSI CUI SEXUS UTRIUSQ. RELICTIS SACRI CONIUGII PIGNORIBUS VIX MEDIUM VITAE STADIUM AGENS HUC MORTUA CONDOR NEC SOLA PUTES AMOR NAQ. CONIUGIS MECUM EST ERIT DEINDE POST ULTIMAM SENECTAM SIC ENIM DECREVIT UT QUI VIVI CONIUNCTI FUIMUS MORTU QUOQ. NON SEPAREM

– Scultura. L’opera, nota in loco anche come mausoleo Pignatelli, si compone di frammenti di diverse epoche, dal XIV al XVI secolo. L’arca alla base accoglie i resti di Lavinia, mentre il marito, ritratto in abiti militari, riposa nel sarcofago della sezione superiore.

– Sede e provenienza. La seconda Cappella a sinistra aveva il patronato della famiglia Correale; era dedicata a San Tommaso d’Aquino, in precedenza all’Adorazione dei Magi. All’interno sono custodite anche altre memorie della stessa famiglia, tra cui una lastra terragna del 1482.

– Famiglia Pignatelli. Le prime notizie storiche della famiglia conducono agli inizi del XII secolo, quando tale Lucio Pignatiello compare tra i governatori del Ducato. Il nome potrebbe derivare dal lemma “pignatiello” che nell’idioma napoletano indica la pentola ad un manico: tale strumento veniva anche utilizzato dagli assediati per gettare liquido bollente contro gli assalitori. In effetti, alcuni genealogisti ritengono che un Gisulfo, guerriero di Re Ruggero “Il Normanno”, utilizzò pentole incendiarie contro i nemici in una battaglia navale presso l’isola di Eubea: da ciò il soprannome. A Napoli la famiglia venne iscritta ai Seggi di Capuana e Nido.

Arma: d’oro a tre pignatte di nero, disposte 2 e 1.

– Famiglia Correale. Famiglia Correale, in antico Curiale (-i) è forse originaria della città di Scala, dove compare dal XIII secolo. A Napoli venne iscritta al Seggio di Porto.

Arma: d’argento alla croce di Sant’Andrea azzurra, accantonata da quattro rose rosse.

 

CORO

Giovanni Sanseverino (m. 1445)

Figlio di Ludovico e Caterina, sposò tra il 1425 ed il 1428 Giovanna (anch’ella della famiglia Sanseverino) ed ebbe come figli Ludovico, Roberto, Barnabò, Galeazzo e Sveva. Fu X Conte di Marsico, Conte di Tursi, Barone di Sanseverino, Signore di Caiazzo, Amendolara, Diana ed altre terre. Dispose la costruzione della Chiesa di San Giovanni in Parco, indicando di essere ivi sepolto, e del monastero.

– Epigrafe:

CUIUS CINERES PROPE CERNIS SALERNI PRINCEPS SANCTI SEVERINI COMES EX SANSEVERINA STIRPE PROGENITUS IOANNIS HIC EST QUI BEATO IOANNI PALATIUM HOC SACRAS AEDES DICAVIT CUM ANNEXA DOMINI CANOR(UM) DOMO QUO IN EVUM VICTURUS CELESTE SIBI FELICIUS COMPARAVIT PALACIUM PATRES CONVENTUS PIO AFFECTU GRATANTER HOC POSUERUNT ANNO DNI MCCCCLXVI

– Scultura. Dell’originario monumento funebre di Giovanni Sanseverino, commissionato dal figlio Roberto nel 1466, si conserva la lastra che risale alla data di fondazione della Chiesa.

– Sede e provenienza. L’epigrafe si trova sulla parete sinistra del coro.

– Famiglia ed arma: v. supra in questa sezione per Tommaso Sanseverino.


NOTE

1 Così Antonio Braca in “Il monumento funebre di Tommaso III Sanseverino (1358). Alcuni problemi della scultura gotica napoletana del Trecento” (In “Ottant’anni di un maestro: omaggio a Ferdinando Bologna”; a cura di Francesco Abbate, Paparo Ed., Napoli, 2006).

2 Accogliamo, allo stato, la data del 1412 tradita da alcune fonti locali.

NOTE 1 Così Antonio Braca in “Il monumento funebre di Tommaso III Sanseverino (1358). Alcuni problemi della scultura gotica napoletana del Trecento” (In “Ottant’anni di un maestro: omaggio a Ferdinando Bologna”; a cura di Francesco Abbate, Paparo Ed., Napoli, 2006). 2 Accogliamo, allo stato, la data del 1412 tradita da alcune fonti locali.