MERCOGLIANO

MUSEO

 

Giovanni Lagonissa (m. 14 settembre 1287)

Figlio di Guglielmo, col quale aveva combattuto a Benevento (28 febbraio 1266) per Carlo I d’Angiò, Giovanni fu Signore di Montemarano (dal 9 marzo 1272), Maresciallo del Regno, Capitano generale dei balestrieri in Provenza per Re Carlo II d’Angiò. Fratello minore di Filippo (m. 1284), Giovanni sposò Filippa di Joinville, Signora di Salpe, ed ebbe come figlio Carlo, che divenne Gran Siniscalco del Regno, e Caterina.

 

Carlo Lagonissa (m. 31 luglio 1304)

Figlio di Giovanni e Filippa di Joinville, Signora di Salpe, Carlo fu Gran Sinisclaco del Regno, Capitano generale dei presìdi e Provveditore delle fortezze (1292), Regio Consigliere. Sposò Caterina da Valdemonte ed ebbe come figli Giovanni (detto Giovannotto), Enrico, Guglielmo e Filippa.

 

Caterina de Vaudemont (m. 11 giugno 1304)

Figlia del Conte di Ariano Guido de Vaudemont (o da Valdemonte, m. 1304), Caterina fu moglie di Carlo Lagonissa.

– Epigrafi1:

Giovanni Lagonissa: OSSA QM. DNI IOANNIS DE LAGONISSA MARESCALLI REGNI SICILIAE QUI DE HAC VITA IN ALTERAM IVIT ANNO DNI MCCLXXXVII DIE XIV MENS. SEPT. II IND. TRANSLATA AB ARCHEPISCOPIO NEAPOLIS DE VOLUNTATE ARCHIPEI ET CAPITULI DE MONASTERIUM S. MARIAE DE MONTE VIRGINIS AD PETITIONEM DNAE PHAE CONSORTIS (…) IIII DIE VII (…).

Carlo Lagonissa: ANNO DNI MCCCIIII DIE ULTIMO MENSIS IULIIS II IND. HIC IACET CORPUS MAGCI VIRI DNI CAROLI DE LAGONISSA TEMPORE SUI SENESCALLI REGNI SICILIAE FILII M. VIRI DNI IO(ANN)IS DE LAGONISSA TEMPRE SUI MARESCALLI REGNI SICILIAE.

Caterina da Valdemonte: ANNO DNI MCCCIIII DIE UNDECIMO MENS. IUNII II IND HIC IACET CORPUS QM. CATHARINAE FILIAE MAGCI COMITIS VADEM(…).

– Sculture. Il monumento fu voluto da Carlo, una decina di anni dopo la morte del padre; le figure dei due Cavalieri sono pressoché identiche. Potrebbe trattarsi di un sepolcro composito, o concepito come unitario, che ospitava Giovanni, il figlio Carlo e la nuora; oppure, si può supporre che la tomba di Caterina fosse posizionata al centro del vano, quelle di Giovanni e Carlo sulle pareti laterali; le tre opere sembrano tutte della medesima mano o della stessa bottega: la figura di Caterina doveva poggiare su un piano orizzontale a copertura di una cassa sepolcrale (non più esistente), mentre i due gisant dovevano essere posti “quantomeno in posizione leggermente sopraelevata rispetto al piano di calpestio della cappella, su un basamento lievemente obliquo per consentirne la perfetta visibilità”2. Forse nel 1652 l’arcivescovo Fabio Lagonissa riunì i resti dei tre personaggi in un unico sarcofago, come sembrerebbe desumersi da una iscrizione posta sulla parete sinistra della Cappella, oppure vi provvide Giuseppe Lagonissa, Principe di Sepino, nel 1741 secondo un’altra iscrizione posta sulla parete destra; quest’ultima riporta anche le epigrafi degli originari monumenti funebri. Sono conservati nel Museo parti dell’iscrizione in carattere gotico. Le sculture sono state sottoposte ad un restauro di conservazione nel 2000. Il monumento funebre di Giovanni Lagonissa è il più antico di un cavaliere d’epoca angioina che si conservi nel mezzogiorno d’Italia; è anche l’unico rimasto di un Miles che abbia combattuto a Benevento e/o Tagliacozzo dopo la perdita di quello di Guillame Etendard (m. 1271) in San Lorenzo.

– Sede e provenienza. Le opere si trovavano nella Cappella della famiglia Lagonissa all’interno della Chiesa dell’Abbazia: era la Cappella della Schiodazione, posta a destra del presbiterio, donata da Re Carlo I d’Angiò a Giovanni, che aveva combattuto nelle sue fila a Benevento il 28 febbraio 1266 contro Manfredi3. La Cappella venne poi realizzata, a partire dal 1299, da Guido da Valdemonte, padre di Caterina. Inizialmente, Giovanni era stato sepolto nel Duomo di Napoli; la moglie ne volle la traslazione a Montevergine nel 1304.

– Famiglia. Famiglia di origine gota, veniva chiamata in francese de (la) Lagoniere, nome italianizzato dapprima in (de) Lagonissa, Lagonessa o La Gonessa, quindi Leonessa o Della Leonessa. Da de l’Hopital Guglielmo scese nel Regno al seguito di Carlo I d’Angiò, che gli concesse di inserire i gigli angioini nello scudo; il figlio, omonimo, ottenne il feudo di Airola. A Napoli la famiglia era iscritta al Seggio di Capuana; aveva il patronato di una Cappella nella Chiesa di San Pietro a Maiella (seconda a destra dell’abside), nota per il ciclo di affreschi trecenteschi.

Per quanto concerne la famiglia Vaudemont, anche i primi suoi componenti a scendere in Italia vennero al seguito di Carlo I d’Angiò; i fratelli Boccardo e Giovanni de Vaudemont furono tra i Baroni al seguito del condottiero inglese Guido di Montfort nella battaglia di Tagliacozzo.

Arma: scaccato di rosso e d’argento di 9 pezzi, i cinque rossi caricati ciascuno di un giglio d’oro. Mantello e Corona di principe.

 

Bertrand de Lautrec (m. 15 luglio 1335)
e
Jean de Lautrec (m. 1334)

Bertrand, Visconte di Lautrec, venne preso prigioniero assieme al futuro Re Carlo II d’Angiò da Ruggero di Lauria nella battaglia navale svoltasi nel Golfo di Napoli il 5 giugno 1284; venne poi riscattato in seguito al trattato di Anagni del 12 giugno 1295. Il figlio Jean premorì al padre.

– Epigrafe di Bertrand:

HIC IACET VIR MAGNIFICUS DNS BERTERADUS DE LAUT(RE)CO VICECOMES QUI OBIIT ANNO DNI M CCC XXXV DIE XV MENSIS IULII III IND. QUI CAPP(E)LLAM HANC DOTAVIT DE SEDICIM ANNU(…) INCERTIS BONIS STABILIBUS SITIS IN NUCERIA MERCULIA ET ALIBI

– Epigrafe di Jean:

IN SEPULTURA HAC POSITU(M) E(ST) CORPUS IOHANNIS PRIMOGENITI TUNC DICTI QUONDAM DNI BERTERANDI  QUI PLURIBUS ANNIS ANTE PATREM EXSTITIT VITAM FUNCTUS (…)

– Scultura. Il monumento funebre è formato da un’arca su cui poggia un doppio spiovente, ai lati del quale sono i bassorilievi dei due defunti, la cui armatura è uguale. L’attuale posizione dei due giacenti risulta invertita rispetto all’originaria. L’opera, probabilmente commissionata da Bertrand alla morte del figlio, venne forse eseguita da un artefice della bottega di Tino da Camaino, e fu concepita per essere osservata da più parti.

– Sede e provenienza. L’arca, secondo tradizione, si trovava in origine nella Cappella della Madonna; successivamente, venne più volte spostata: nel 1579 in prossimità delle prime due Cappelle della navata sinistra, quindi, nel ‘600, nella Cappella del Sacramento, nel ‘700 nel chiostro; venne poi ricompresa nel Museo lapidario istituito dall’abate Matteo Jacuzio; tornò nella Cappella del Sacramento per terminare il suo vagare, nel 1967, nel novello Museo del Santuario4.

– Famiglia. Originaria di Lautrec in Linguadoca, discese nel Regno al seguito di Carlo I d’Angiò.

Arma: di rosso al leone d’oro.

 

CAPPELLA del Crocifisso

 

Luigi di Taranto (m. 25 maggio 1362)

Secondo figlio di Filippo I Principe di Taranto (1278-1332) e della seconda moglie Caterina II di Valois-Courtenay, Luigi d’Angiò-Taranto (1320-Napoli, 25 maggio 1362) sposò il 20 agosto 1347 a Napoli, nella Chiesa di San Giovanni, la Regina Giovanna I d’Angiò e divenne Conte di Provenza e Forcalquier (1348); poi il 27 maggio 1352, giorno di Pentecoste, venne incoronato nel Palazzo dei Principi di Taranto Re di Napoli come Luigi I di Napoli. Fu Principe di Taranto (1346), Capitano generale dell’esercito angioino, Gran Maestro dell’Ordine del Santo Sepolcro, ed, in occasione della sua incoronazione, fondò l’Ordine del Nodo (dello Spirito Santo del Diritto Desiderio), la più antica Compagnia cavalleresca d’Italia. Ebbe due figlie morte infanti.

Caterina II di Valois-Courtenay (m. ottobre 1346)

Caterina (Siena, 18 novembre 1301-Napoli, ottobre 1346) era figlia di Carlo di Valois (1270-1325) e di Caterina I di Courtenay, Imperatrice titolare di Costantinopoli, titolo a lei trasmesso in via ereditaria nel 1307; fu quindi Principessa di Acaia (1332) e Governartice di Cefalonia (1341). Sposò a Fontainebleau il 29.07.1313 Filippo I di Angiò-Taranto (1278-1332), figlio di Re Carlo II d’Angiò, dando origine al ramo collaterale degli Angiò-Taranto; i due ebbero cinque figli: Roberto, Luigi, Margherita, Maria e Filippo; Luigi il 9 settembre 1347 sposò a Napoli la Regina Giovanna I d’Angiò. Caterina e Filippo allestirono verso il 1322 la Cappella Imperiale nel transetto sinistro della Chiesa di Santa Maria del Casale presso Brindisi5. Si dice che, dopo la morte del marito, Caterina intrattenesse un legame affettivo con il potente Gran Siniscalco del Regno Niccolò Acciaiuoli (1310-1365); secondo alcuni storici, i due sarebbero i veri responsabili dell’eliminazione della di lei rivale Agnese di Perigord (1345) e dell’assassinio di Andrea d’Ungheria (18 settembre 1345). I funerali di Caterina si svolsero a Napoli in San Domenico.

– Epigrafe:

SEMPITERNAE MEMORIAE
CATHARINAE DELVALOYS
CONSTANTINOPOLITANAE IMPERATRICIS AUGUSTISSIMAE
QUAE DEI GENETRICIS IMAGINEM
AEVITATE MIRACULIS FREQUENTISSIMAQ. VENERATIONE
UNIVERSO PAENE ORBE CELEBRATISSIMAM
ANNO MCCCX UNA CUM CONIUGE PHILIPPO ANTEGAVENSI
HUC DEDUCENDAM DEDICANDAMQUE CURAVIT
QUIN. ET IMMORTALI NOMINI
LUDOVICI NEAPOL. REGIS MARIAEQ. FILIORUM SUORUM
QUI REGALEM VIRGINIANORUM FAMILIAM
PRAESERTIMQUE ID SACELLUM CCENOBIUMQUE
BENEFACTIS INGENTIBUS COHONESTARUNT
ATQUE OB EORUM CINERES HIC COMPOSITOS
SUPREMUM ETIAM IN VIRGINIANOS AMOREM
QUOCUMQUE AEVO POSTERIS TESTATISSIMUM RELIQUERE
REGII IMPERIALIS SACELLI ISTIUS CCENOBITAE CANONICI
TANTAE ERGA SE LARGITATIS MEMORES
SACRA QUOTIDIANA PLAMINA QUAEDAM ADHUC SOLENNIA
PRO CAELESTI EORUM PACE REPENDUNT
NEC NON CURANTE GENERALI PRAESULE
HUIUSCE SEDIS ANTISTITE
MATTHAEO JACUTIO
LAPIDEM CUM TITULO POSUERE ANNO MDCCLXXVI

– Scultura. L’opera venne eseguita per volontà dell’abate Matteo Iacuzio nel 1776, come ricorda l’epigrafe da questi dettata: consta di un’urna funeraria, sulla quale, su un cuscino di marmo cremisi, poggiano la corona e lo scettro imperiale. Accanto all’urna, due putti finemente scolpiti. Fino al 1627 i resti di Caterina e dei figli si trovavano in distinti monumenti.

– Sede e provenienza. Nella Basilica antica Filippo di Taranto, i cui donativi consentirono l’ampliamento dell’Abbazia, fondò, nella navata destra, una Cappella dove vennero posti i sepolcri di Caterina e dei figli Luigi, Re di Napoli, e Maria. Era denominata Cappella della Madonna in quanto vi era l’immagine della Vergine, che venne poi trasferita il 25 novembre 1960 nella Basilica Nuova; al suo posto fu collocato un Crocifisso del 1710 che dà ora il nome alla Cappella.

– Famiglia. Il nonno di Caterina era Filippo di Courtenay, figlio di Baldovino II di Courtenay (1217-1273), ultimo Imperatore latino di Costantinopoli (1228-1261), e Maria di Brienne (1224-1275). Filippo, che aveva pertanto il titolo di Imperatore titolare di Costantinopoli, sposò nell’ottobre 1273 a Foggia Beatrice, figlia di Re Carlo I d’Angiò. Il titolo passò alla figlia Caterina I di Courtenay (1274-1307), che sposò nel 1301 a Saint Cloud Carlo di Valois (1270-1325), fratello di Filippo IV Re di Francia; il titolo venne infine trasmesso alla loro figlia Caterina II.

Arma: di rosso alla croce d’oro, cantonata da quattro bisanti d’oro, ciascuno caricato a sua volta di una crocetta d’oro e accompagnato da quattro crocette d’oro.

 

CAPPELLA del SS. Sacramento

 

Sulla sinistra

Caterina Filangieri (m. 1447)

In verità non vi sono epigrafi o altre indicazioni, e l’attribuzione si deduce dall’araldica e dalla tradizione6. Caterina Filangieri di Candida (1399ca.-1432), IV Contessa di Avellino, era figlia di Giacomo Nicola I Filangieri (m. 1400) e Francesca Sanframondi (m. post 1409); sposò verso il 1418 il celebre Sergianni Caracciolo (1372 ca. – 19 agosto 1432), Gran Siniscalco del Regno con Giovanna II d’Angiò-Durazzo. Grazie alla potenza del marito riuscì a riottenere i beni di famiglia, che erano stati distribuiti da Re Ladislao dopo la morte senza eredi del di lei fratello Giacomo Nicola II (1409); le erano premorti gli altri fratelli Alduino, Giannuccio e Urbano; una commissione all’uopo nominata dalla Regina (ed a lei obbediente), sancì la successione anche in linea femminile (con esclusione degli zii) con la cd. “Prammatica Filangeria”, emessa in Castelnuovo il 19.01.1418. Tuttavia, dopo l’assassinio del marito, Caterina venne espropriata dei beni il 29.08.1432. Ebbe come figli Troiano, Emilia (o Isabella), Maria (o Giovanna), Margherita, Antonia, Giulia.

– Scultura. Il Mausoleo è privo della copertura del baldacchino; è possibile che appartengano al sepolcro alcuni elementi lapidei conservati nel Museo.

– Sede e provenienza. L’opera si trovava nella navata destra dell’Abbazia antica, ma non sappiamo se fosse l’originaria collocazione.

– Famiglia. Di probabile origine normanna; capostipite fu Angerio, che venne in Italia al seguito di Roberto il Guiscardo; i suoi figli vennero chiamati “filli Angerio”, da cui il cognome. Con Aldoino iniziò il ramo dei Filangieri de (o di) Candida. A Napoli la casata era iscritta ai Seggi di Capuana e Nido.

Arma.

Filangieri: d’argento alla croce azzurra. Su concessione di Carlo I d’Angiò venne aggiunto un lambello rosso a tre pendenti.

Filangieri di Candida: d’argento alla sirena di carnagione coronata d’oro, nuotante in un mare verde.


NOTE

1 Le epigrafi sono riportate secondo l’iscrizione del 1741, che così inizia: D.O.M. MARMOREIS TABULIS UBI CLARISSIMA VIRORUM NOMINA EX FAMILIA DE LAGONISSA AD POSTERORUM NOTITIAM LEGEBANTUR INCISA TEMPORIS DIUTURNITATE FRACTIS CORPO SIS CONSUMTIS, IOSEPH DE LAGONISSA SAEPINI PRINCEPS S. MARTINI DUX CEPPALONI ROCCAE BASCIARANAE ET TERRAE NOVAE FOSSECECAE DOMINUS ERGA TAM STRENUOS EX SUA FAMILIA VIROS AIROLAE AC MONTIS HERCULEI COMITATIBUS AB ANDEGAVENSIBUS REGIBUS CONDECORATOS GRATUS PIUSQUE PER ANTIQUAS INSCRIPTIONES VETUSTISSIMAE NOBILITATIS NUNTIAS IN HOC NOVO MARMORE RESTITUENDAS CURAVIT ANNO AERAE VULGARIS MDCCXLI

Riproduciamo qui di seguito anche le scritte nella ricostruzione eseguita da Maria Federica Mancia, op. cit.:

Giovanni Lagonessa: OSSA Q(UON)DA(M) D(OMINI) IOH(ANN)IS D(E) LAGONE(…) MARESCALLI REG(NI) SICIL(IAE) Q(UI) D(E) HAC VITA I(N) ALT (…).

Carlo Lagonissa: ANNO D(OMI)NI MCCCIII DIE ULTIMO MENSIS IULIIS II I(N)DICIO(NE) HIC IACET CO(R)P(US) MAG(NIFI)CI VIRI D(OMI)NI CAROLI DE LAGONISSA TEMPORE SUI SENESCALLI REG(NI) SICIL(IAE) FILII MAG(NIFI)CI VIRI D(OMI)NI IO(ANN)IS DE LAGONISSA.

Caterina da Valdemonte: AN(N)O D(OMI)NI MCCCIIII DIE XI M(ENSI)S IUNII II I(N)DICIO(N)E HIC IACET CO(R)P(US) CATERINAE FILIAE Q(UON)DAM (…).

2 Cfr. Francesco Galdolfo e Giuseppe Muollo: “Arte medievale in Irpinia” (Artemide Ed., Roma, 2013); Maria Federica Manchia “Arte e monachesimo verginiano tra Campania e Basilicata dalle origini al XIV secolo” (Tesi di dottorato di ricerca in Storia dell’Arte, Università Sapienza di Roma, a.a. 2016/17).

3 Si veda Ilaria Pagani: “Il Santuario di Montevergine. Monumenti funebri di età angioina tra cultura francese e centro italiana” (2005).

4 In proposito si legga l’articolo di Anna Maria D’Achille: “Giace il Berterado scolpito alla guerriera: un cavaliere francese sepolto a Montevergine” (in Arte Medievale, Vol. 10; Silvana Ed., 2020).

5 Vedi in proposito Giulia Perrino: “Affari pubblici e devozione privata. Santa Maria del Casale a Brindisi” (Caratterimobili Ed., Bari, 2013).

6 Va tuttavia precisato che Francesco Aceto non considera sufficienti tali indizi e ritiene l’opera precedente nel tempo. Cfr. invece Luigi Tufano in “Linguaggi politici e rappresentazioni del potere nella nobiltà regnicola tra Trecento e Quattrocento: il mausoleo di Sergianni Caracciolo in S. Giovanni a Carbonara e i caratteri trionfalistici del sepolcro nobiliare” (Sul web https://journals.openedition.org/mefrm/2519, anno 2015). La tesi tradizionale viene tramandata, tra gli altri, da Matteo Camera in “Elucubrazioni storico-diplomatiche su Giovanna I Regina di Napoli e Carlo III di Durazzo” (Tipografia Nazionale. Salerno, 1889).

NOTE 1 Le epigrafi sono riportate secondo l’iscrizione del 1741, che così inizia: D.O.M. MARMOREIS TABULIS UBI CLARISSIMA VIRORUM NOMINA EX FAMILIA DE LAGONISSA AD POSTERORUM NOTITIAM LEGEBANTUR INCISA TEMPORIS DIUTURNITATE FRACTIS CORPO SIS CONSUMTIS, IOSEPH DE LAGONISSA SAEPINI PRINCEPS S. MARTINI DUX CEPPALONI ROCCAE BASCIARANAE ET TERRAE NOVAE FOSSECECAE DOMINUS ERGA TAM STRENUOS EX […]