CORO
Presso l’altare maggiore si trova una lastra che ricorda la sepoltura della
Regina Giovanna II d’Angiò-Durazzo (m. 2 febbraio 1435)
Figlia di Re Carlo III di Durazzo e della Regina Margherita di Durazzo, Giovanna, detta “Giovannetta”, nacque a Zara il 25 giugno 1371. Succedette al fratello Ladislao sul trono di Napoli, e fu Regina dal 6 agosto 1414 alla morte. Ebbe anche il titolo formale di Regina di Ungheria. La sua successione al fratello Ladislao sul trono di Napoli venne sancita, su istanza di quest’ultimo, il 17 giugno 1412 dall’(Anti)papa Giovanni XXIII. Papa Martino V (1369-1431) emise la Bolla di investitura a Mantova il 28 novembre 1418, e Giovanna venne quindi incoronata a Napoli su un palco allestito di fronte a Castel Nuovo il 29 ottobre 1419 dal legato pontificio Cardinale Pietro Morosini.
Giovanna aveva sposato in prime nozze nel 1403 a Vienna il Duca d’Austria Guglielmo I di Asburgo, detto “L’Ambizioso”, morto nel 1406; il 10.08.1415 si risposò a Napoli con Jacques II de Bourbon (1370-1438), Conte di La Marche, il quale nel 1419, dopo alterne vicende, dopo essere stato imprigionato, lasciò il Regno in esilio volontario. Ebbe favoriti “ufficiali” Pandolfo Piscopo detto “Alopo”, Gran Camerlengo, e, soprattutto, il celebre Giovanni “Sergianni” Caracciolo, che nominò Gran Siniscalco; il primo venne decapitato il primo ottobre 1415 in Piazza Mercato, il secondo fu ucciso il 19 agosto 1432 a Castel Capuano in una congiura di corte ordita probabilmente dalla stessa Regina. Fiorirono diverse leggende sugli amori della Regina Giovanna, e la sua figura fu tramandata con luce sinistra nelle credenze popolari.
Giovanna morì a Napoli il 2 febbraio 1435, scomunicata come il padre ed il fratello. Con la sua scomparsa senza eredi diretti si estinse la casa di Angiò-Durazzo, ramo collaterale degli Angiò di Napoli. Per la sua successione, la Regina aveva inizialmente adottato Luigi III d’Angiò-Valois (1403-1434) e, in subordine, il fratello Renato (1409-1480); poi, su consiglio di Antonio Carafa detto “Malizia”, scelse al suo posto Alfonso d’Aragona (1396-1458); più volte revocò le adozioni a favore dell’altro designato, istituendo infine per testamento quale suo erede Renato d’Angiò-Valois. Papa Eugenio IV (1383-1447) dapprima non riconobbe valido il testamento, quindi il 17 febbraio 1436 designò Re di Napoli Renato d’Angiò. Ma la guerra di successione tra i due contendenti si era ormai scatenata e terminò, come noto, nel 1443 con il successo di Alfonso d’Aragona.
– Epigrafe:
IOANNAE SECUNDAE HUNGAR. IERUS. SICIL. SERV. GALIT. LODOMER. COMAN. BULGARIAEQ. REGINAE PROVINC. ET FORCALQUER AC PEDIMONT. COMITISSAE AN. DOM. MCCCCXXXV DIE II MEN. FEBR. REGIS OSSIBUS ET MEMORIAE SEPULCHRUM QUOD IPSA MORIENS HUMI DELEGARAT INANES IN FUNERE POMPAS EXOSA REGINAE PIETATEM SECUTI ET MERITORUM NON IMMEMORES OECONOMI RESTIT. ET EXORN. CURAV. MAGNIFICENTIUS POSITURI SI LICUISSET AN. DOM. M DCVI MEN. MAI
MORTALIUM EXUUARUM IOANNAE II NEAPOLIS ET HIEROSOLIMAE REGINAE LOCI HUIUS PATRONAE BENEFICENTISSIMAE CONDITORIUM QUOD VIM IGNIS ANNO MDCCLVII VETUS TEMPLUM ABSUMENTIS VIX EVASERAT V. VIRI MAGISTRI IN ANNUM MDCCLXXXIIII OFFICII SUI PIETATISQUE MEMORES RETENTA VETUSTATIS FACIE DECENTIORE HOC NOVI TEMPLI LOCO REPONI CURAVERUNT
Un’altra epigrafe precedente recitava invece:
HIC IACET CORPUS IOANNAE SECUNDAE DEI GRATIA UNGARIAE, HIERSUALEM ET SICILIAE, DALMATIAE, CROATIAE, BAVARIAE, SERVIAE, GALITIAE, LODOMANIAE, COMANAE, BULGARIAE REGINA, PROVINTIAE FOLCARQUERIS AC PIEDIMONTIS COMITISSAE FILIAE SPIRITUALIS BEATAE VIRGINIS MARIAE ANNUNTIATAE QUAE OBIIT ANNO DOMINI MCCCCXXXV DIE II MENSIS FEBRUARII XIII INDICTIONIS NEAPOLI CUIUS ANIMA REQUIESCAT IN PACE. VETUSTATE CONSUMPTUM AECONOMORUM PIETATE RESTAURATUM ANNO DOMINI MCCCCCLXIV IDIBUS OCTOBRIS
– Scultura. Lastra pavimentale. Un’effigie a rilievo totale della Regina, assisa in trono accanto al fratello, si trova nel sorprendente mausoleo di Re Ladislao di Durazzo in San Giovanni a Carbonara, da lei stessa commissionato (v. supra).

– Sede e provenienza. La Regina volle essere sepolta in gran semplicità nella Chiesa dell’Annunziata sotto una semplice lapide posta presso l’altare maggiore; l’opera venne restaurata, come recitano le icrizioni, nell’ottobre 1564 quindi nel maggio 1606 e nel 1784 dopo che il 24 gennaio 1757 un grave incendio aveva distrutto il sepolcro con buona parte della Chiesa, rifatta poi da Luigi e Carlo Vanvitelli.
– Famiglia. Gli Angiò-Durazzo costituiscono un ramo collaterale degli Angiò di Napoli. Capostipite fu Giovanni, 13° figlio di Re Carlo II d’Angiò e Maria Arpad d’Ungheria. Il nome venne attribuito dal titolo di Duca di Durazzo che la famiglia poteva vantare, e fu utilizzato per distinguere questa dinastia sia dalla linea diretta dei Sovrani di Napoli, facente capo al fratello Roberto (quarto figlio di Re Carlo II d’Angiò), incoronato Re nel 1309, sia dalla linea degli Angiò-Taranto, discendente dall’altro fratello Filippo, quinto figlio di Re Carlo II. I cd. Durazzeschi salirono al trono nel 1381 con il padre di Giovanna II, Carlo III d’Angiò-Durazzo, nipote diretto di Giovanni.
Arma degli Angiò-Durazzo: tripartito: nel 1° sbarrato di otto fasce, di rosso e d’argento; nel 2° d’argento, alla croce potenziata d’oro, accantonata da quattro crocette dello stesso; nel 3° d’azzurro, seminato di gigli d’oro, spezzato da un lambello rosso.
CAPPELLA del Tesoro
Anonimo
(ipotesi: Pietro Latro m. 3 maggio 1348)

Murata nella parte posteriore dell’altare si trova il frammento di un sarcofago trecentesco, privo di iscrizioni. La Cappella del Tesoro venne costruita tra il 1597 ed il 1600 al posto della Cappella della famiglia Latro, eretta nel 1340 da Pietro Latro (m. 3 maggio 1348), qui sepolto in un monumento con immagine a bassorilievo in armi bianche ricordato dal De Lellis1. E’ quindi ipotizzabile che questa piccola sezione scultorea si riferisca proprio al suo monumento funebre.
Pietro Latro, figlio primogenito di Giovanni e Verdella Baraballo, fu armato Cavaliere da Re Roberto d’Angiò nel 1338; sposò Isabella Caracciolo Rossi, dalla quale ebbe come figli Giovanni, Sinibaldo, Andrea, Marella2.
– Epigrafe (d’Engenio):
HIC IACET CORPUS NOBILIS VIRI PETRI LATRI DE NEAP. QUI OBIIT ANNO DOMINI MCCCXLVIII DIE III MENSIS MAII I IND.
– Scultura. Frammento del fronte di un sarcofago (non più esistente).
– Sede e provenienza. In origine, come accennato, l’opera si trovava nella Cappella di famiglia, fondata proprio dal Milite Pietro Latro, che a fine ‘500 scomparve per far luogo alla Cappella del Tesoro; la sepoltura fu allora trasportata all’ingresso di quest’ultima; nel 1634, quando venne rifatto l’altare, il sepolcro fu spostato in un altro lato della Cappella, come testimonia un’epigrafe coeva.
– Famiglia. La famiglia Latro, di origine normanna, prese il nome dalla signoria di Alatro (Alatri), ottenuta nel 1107 da un tal Pietro, figlio di Stefano “Normando” Corfo. Dopo il 1584 i suoi componenti si unirono al Monte dei Capece, anteponendo questo cognome al proprio (Capece Latro, poi Capecelatro). Era iscritta al Seggio di Capuana.
Arma: fusato in banda d’argento e di rosso.