TRANSETTO
Sulla parete laterale sinistra vi è l’arca di
Giovanni Pipino (m. 30 agosto 1316)

Giovanni Pipino, nativo di Barletta (e perciò detto “da Barletta”), fu Notaio, Maestro Razionale della Magna Curia (1291), Conte di Minervino, Consigliere dei Re Carlo II e Roberto d’Angiò, ma anche Milite: armato Cavaliere nel 1289, fu Capitano Generale (1293) e venne quindi inviato dal suddetto Re Carlo II a sterminare la colonia saracena di Lucera, come fece nell’agosto 1300. Fu Governatore della nuova città (“Civitas Sanctae Mariae”), ed ivi sovraintese all’edificazione della Cattedrale di Santa Maria Assunta; quindi, ampliò la città natale di Barletta dove finanziò i lavori di rifacimento del Duomo. Nel 1291 venne inviato in Provenza, nel 1316 in Sicilia al seguito di Giovanni Duca di Durazzo. Fu il fondatore della Chiesa di San Pietro a Maiella tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XIV. Sposò Sibilia de Virgiliis di Bisceglie, ed ebbe come figli Niccolò, Angela, Maria e Margherita. Morì a Napoli il 30 agosto 1316 1. Aveva casa a Monterone.
– Epigrafi:
JOANNES PIPINO DE BARULO, MILES, MAGISTER RATIONALIS CURIAE
DESTINATUS AD DEPOPULATIONEM LUCERIAE, CUIUS INDUSTRIA
COADIUVANTE DIVINAE POTENTIAE DEXTERA CONFUSA EST
SARACENORUM PRAECOGITATA NEQUITIA, CONCULCATA PROTERVIA,
ET IPSIUS TERRAE DEPOPULATIO SUBSEQUUTA
Sul coperchio:
INNUMERIS ANNIS BONITAS MEMORANDA IOH(ANN)IS
HUIUS PIPINI CUIUS LAUS CONSONA FINI
SPARGITUR ACCEPTA GRATO DULCORE REFERTA
NOBILIUM NORMA VEROR(UM) LUCIDA FORMA
CONSILIO POLLENS: PROCUL ET TEMERARIA TOLLENS
NUMQ(UAM) DELIRA REGNI DIRECIO MIRA
REGUM DOCTRINA IACET HIC PROSTRATA SUPINA
CRIMINPIBUS MUNDA C(O)ELO POTITURA IOCUNDA
PER QUE(M) BARBARICA DA(M)NATA GE(N)TE SUBACTA
Sul listello superiore (prosegue):
GAUDET LUCERIA IAM NUNC XRI(STI)COLA FACTA
Sul listello inferiore (prosegue):
ANNO MILLE(SI)MO TERCENTUM DUPLICE QUINO
IVNCTO CUM SENO AUGUSTI TER QUOQ(UE) DENO
– Scultura. Il sarcofago è per metà infisso nel muro.
– Sede e provenienza. In precedenza l’opera si trovava, probabilmente, nella tribuna.
– Famiglia. Di origine francese, i Pipino (o Pepino) vennero in Italia con Gualtiero, Capitano di Re Carlo I d’Angiò e suo Consigliere, che stabilì la famiglia a l’Aquila. A Napoli la famiglia era iscritta al Seggio di Porto.
Arma: d’azzurro alla fascia d’argento caricata da tre conchiglie di rosso, accompagnata nel capo da un lambello a tre pendenti di rosso. Oppure: d’argento alla banda d’azzurro caricata da tre conchiglie d’oro, accompagnata nel capo da un lambello a tre pendenti di rosso.
ABSIDE – 2^ CAPPELLA a sinistra
Sul muro di destra della Cappella vi è una lapide commemorativa che ricorda diversi componenti della famiglia Staibano, tra cui:
Perrone Staibano (m. ca. 1310 ?)
Manuele Staibano (m. ca. 1340 ?)
Niccolò Staibano (m. ca. 1370 ?)
Bertraimo Staibano (m. 1419)

Il primo dei personaggi nominati nell’epigrafe, Perrone, rivestì importanti cariche con i Re Carlo I e Carlo II d’Angiò; Manuele fu Capitano di balestrieri con Re Roberto d’Angiò, di cui divenne poi Connestabile; Niccolò fu feudatario sotto la Regina Giovanna I d’Angiò, mentre Bertraimo ricoprì il ruolo di Segretario della Regina Giovanna II d’Angiò-Durazzo.
– Epigrafe:
- O. M.
PERRONO STAIBANO A CAROLO I ET II IN ANNO 1287 MUNERIBUS DECORATO
MANUELI STAIBANO REGIS ROBERTI COMESTABULO ET (…) BALESTRARIORŨ
DUCI MAGNIS STIPENDIIS, UNA CUM MILITIBUS SUIS AB EODEM REGE ANNO 1330 AUCTO
NICOLAO STAIBANO SENIORI IOANNE I TEMPORE PLURIBUS FEUDISÌ INSIGNITO
REVERENDISS. FRANSONO ALIAS FRANCISCO STAIBANO EPISCOPO RAVELLENSI
A GREGORIO XII TEMPORE REGIS LADISLAI ANNO 1408 ELECTO
BERTHERAIMO STAIBANO IOANNĘ II A SECRETIS AC AB EAD. FAMILIARI DILECTO
APPELLATO ET ANNUIS AUREIS USQUE AD EIUS OBITUM ANNO 1419 DITATO
ALEXANDRO STAIBANO I.C. INSIGNI AB ARAGONEIS REGIBUS PLURIMIS
IN HOC REGNO MAGISTRATIBUS HONESTATO
PAULUS STAIBANUS IUNIOR I.C. PATRITIUS SCALENSIS ET NEAPOLITANUS
LICET HEC OMNIA IN REGIIS ARCHIVIIS CONSTENT TAM GENTILITIUM
SUORUM ET PRO AVI PRECIPUE MEMORIA TEMPORŨ INGNURIA
DELERETUR HIC EXCITANDAM CURAVIT AN. SALUTIS 1641
– Scultura. Lastra memoriale fatta eseguire nel 1641 da Paolo Staibano in ricordo di suoi avi assieme ad altra gemella in cui compaiono i nomi di Gian Nicola Staibano (m. 1555) e del figlio Cesare2.
– Sede e provenienza. La Cappella era in origine di patronato della famiglia Pipino. Alle pareti, sono presenti affreschi trecenteschi raffiguranti Storie della Maddalena, attribuiti al cd. Maestro di Giovanni Barrile e forse commissionati da Giovanni Pipino da Altamura, nipote del fondatore della Chiesa. Successivamente, passò alla famiglia Staibano che la dedicò a Santa Maria Maddalena. All’ingresso vi è anche la lastra terragna di Fabrizio Staibano (m. 1540).
– Famiglia. Nota a Napoli già verso l’anno mille, la famiglia prese il nome da feudi posseduti in quello che veniva definito “territorio Staibano”, tra Lettere e Gragnano; non fu tuttavia iscritta ad alcun Seggio cittadino. Suoi componenti furono anche Patrizi di Scala, Amalfi, Maiori, Tramonti, Lecce.
Arma: d’argento, alla fascia d’azzurro caricata da tre stelle d’oro, accompagnata da tre rose di rosso, due nel capo ed una in punta
NAVATA DESTRA – Cappella di Santa Caterina
Sulla parete destra
Nicola Salerno (m. 1455) ?

Il personaggio potrebbe identificarsi con Iacopo Nicola, riportato, tra gli altri, nella sovrastante epigrafe muraria, familiare della Regina Giovanna II d’Angiò-Durazzo.
– Epigrafe:
NICOLAUS SALERNO MILES MCCCCLV
– Scultura. Lastra con altorilievo di Cavaliere in armi. La figura è ritratta con il braccio sinistro reclinato su un cuscino, secondo una iconografia in voga nel cinquecento; seminascosto dalla gamba sinistra, si intravede l’elmetto. L’opera è posta ai piedi di un’epigrafe dedicatoria del 1726 in cui si ricordano altri componenti della famiglia, a partire da Iacopo Nicola e proseguire con Mario, Milite sotto Re Alfonso d’Aragona, e quindi diversi altri discendenti.
– Sede e provenienza. La Cappella di Santa Caterina è la quinta della navata destra; passò nel patronato della famiglia Salerno nel 1623. Anche questo dato porta a credere che, in realtà, la lastra costituisca il reimpiego di un’opera (erratica) privata dell’epigrafe e dei riferimenti araldici originari; lo conferma la stessa posizione della breve scritta, redatta sopra la gamba sinistra del giacente, nell’unico spazio piano ancora disponibile. Ne consegue una dibattibile attribuzione, che, nella impossibilità di riferimenti significativi, lasciamo, allo stato, secondo quanto compare, con ogni riserva3.
– Famiglia. Deriva dalla famiglia napoletana dei Mansella, iscitta in città nel Seggio di Capuana, che venne bandita da Re Carlo I d’Angiò per essersi schierata con gli antagonisti Svevi; da allora, i componenti della famiglia iniziarono ad adottare il cognome derivato dalla città di adozione o di nascita.
Arma: bandato d’azzurro e d’oro.