CAPPELLA di San Vincenzo Ferrer – 3^ a sinistra

Galeotto Pagano (m. marzo 1420)
e
Tommaso Pagano (m. 1480)

Galeotto Pagano fu maggiordomo di Re Roberto d’Angiò, Consigliere di Re Luigi di Taranto (marito della Regina Giovanna I d’Angiò), castellano di Maratea e Castel Sant’Elmo, Maresciallo del Regno, maggiordomo maggiore e Siniscalco con Re Ladislao di Durazzo. Nel 1397 ottenne il privilegio di aggiungere al suo stemma le insegne della casata d’Angiò. Terzo figlio di Tommaso (m. 1390 ca.) e Vandella Pagano, sposò Caterinella di Costanzo; ebbe come figli Carlo, Padovano, Luigi, Colantonio, Paolo, Tommaso, Pietro.

– Epigrafe di Galeotto1:

D.O.M. GALEOCTO PAGANO NOBILITATE GENERIS AC RERUM PRUDENTIA CLARISSIMO LUDOVICO REGI II A CONSILIIS ATQUE CAMBELLANO S. ERASMI NEAPOLIS REGII MARATEAEQUE CASTRORUM PRAEFECTO CURTIS IN PLANO FEUDI QUOD NUNC NUCERIA PAGANORUM NUNCUPATUR DOMINATU COHONESTATO REGIIS STEMMATIBUS DECORATO A LADISLAO, REGII HOSPITII SENESCALLO REGNIQUE MARESCALLO AB UTRISQUE INSIGNIA MUNERA CONSEQUUTO QUI OBIIT ANNUM AGENS LXVIII KAL. MARTII MCDXX ASCANIUS PAGANUS GENTILI SUO AMPLIFICATORI FAMILIAE PIETATIS MONUMENTUM P. ANNO REPARATAE SALUTIS MDCLXVII

Epigrafe di Tommaso:

THOMAM PAGANUM SPECTATAE VIRTUTIS IUVENEM FERD. ARAGONEI CAPUAE PRINC. CABALLARICIUM AC PRAEFE. EQUITUM SAGITT. VIX SEPTEM ET VIGINTI ANNIS PERACTIS HOC TUMULO UBI ET CINERES QUIESCUNT CAROLI PATRIS, QUI PRIMUS ISABELLAE REGINAE SICILIAE CAMBERLINGUS FUIT. DEFUNCTUM PII FRATRES POSUERUNT AN. D. (MCCCCLXXX)

L’anno obituario si ricava dal d’Engenio2 ma è scomparso dalla lastra.

– Scultura. Sulla parete di sinistra si trova una lapide con epigrafe dedicatoria dettata da un discendente della famiglia, Ascanio Pagano, che volle ricordare il suo avo nel 1667. La tomba, eseguita tempo dopo la morte di Galeotto, è stata attribuita a Tommaso Malvito.

– Sede e provenienza. La Cappella era di patronato della famiglia Pagano; vi è sepolto anche Tommaso (m. 1480) con il padre Carlo, come spiega l’epigrafe sulla lastra murata al di sotto di quella di Galeotto.

– Famiglia. Di antica origine longobarda (normanna secondo altri), diede il nome ad un feudo nelle vicinanze di Nocera. A Napoli era iscritta al Seggio di Porto.

Arma: bandato d’oro e d’azzurro al capo d’ermellino caricato di un lambello a tre pendenti di rosso e la bordura alternata e raddoppiata dieci volte d’Angiò (d’azzurro e d’argento; azzurro seminato di gigli d’oro caricati con un rastello di rosso) e Gerusalemme (d’argento caricato della croce potenziata d’oro cantonata da quattro crocette del medesimo).

Motto: Fortior pugnavi.

CAPPELLA della Vergine Maria – 5^ a sinistra

Murato sulla parete di sinistra.

Pietro Macedonio (m. 20 gennaio 1437)

Dapprima ambasciatore della Regina Giovanna I d’Angiò, Pietro Macedonio supportò poi Carlo III di Durazzo che strappò il Regno alla stessa. Fu governatore degli Abruzzi, Maresciallo del Regno ed ambasciatore di Re Ladislao di Durazzo in Cipro (1404) ed Armenia.

– Epigrafe (in lettere nere):

(HIC IACET CORPUS MAGNIFICI VIRI DOMINI PETRI MACEDONI DE NEAP. MILITIS REGIS LADISLAI ET REGINAE IOANNAE) SECUNDAE SENE. REGNI SICILIAE MARESCALLI QUI OBIIT ANNO D. MCCCCXXXVII XX IANUARII PRIMAE INDICTIONIS

Si conserva solo una parte dell’epigrafe, che comincia da “secundae”; la prima parte viene riferita dal d’Engenio e ci consente di identificare il Cavaliere3.

– Scultura. Altorilievo a copertura di sarcofago (non più esistente).

– Sede e provenienza. La quinta Cappella a sinistra è intitolata alla Vergine Maria ed alla Madonna delle Grazie. La famiglia Macedonio possedeva questa Cappella, dove era seppellito anche il Milite Leone Macedonio (m. 10 settembre 1464), Sindaco di Napoli e poi Vicerè di Alfonso d’Aragona nelle Calabrie. Sulla parete di destra si trovano invece i sepolcri degli equites Antonino e Padovano Macedonio, edificati nel 1516 per volere di Luigi, figlio del primo e fratello del secondo.

– Famiglia. Di origine napoletana (di discendenza forse normanna), oppure proveniente, ab antiquo, dalla regione greca della Macedonia. Era iscritta al Seggio di Porto.

Arma: vaiato d’azzurro e d’argento al leone d’oro.

CAPPELLA di Santa Caterina da Siena – 6^ a sinistra

Iacopo d’Alessandro (m. 5 settembre 1492)

Iacopo (“Iacopuccio”) d’Alessandro, Barone di Cardito, Milite, fu Gran falconiere reale, consigliere di Re Ferrante d’Aragona. Era fratello di Pietro Cola e di Antonio, Presidente del Sacro Regio Consiglio.

E’ questa l’ultima sepoltura napoletana del Medioevo: pochi giorni dopo, il 12 ottobre 1492, Cristoforo Colombo sbarca in America e, convenzionalmente, inizia l’età moderna.

– Epigrafe:

IACOBOTIO DE ALESSANDRO EX NOBILITATE NEAPOLITANA TEMPESTATE SUA PLURIUM CASTELLORUM DOMINO QUI FERDINANDO REGI LONGE INTIMUS PLURIMA DOMI MILITIAEQ. SERVITIA PRAESTITIT ROBERTUS FILIUS PATRI B.M. POSUIT OBIIT AN. M CCCCLXXXXII DIE V SEPTEMBRIS

– Scultura. Gisant su sarcofago. L’opera venne eretta dal figlio Roberto nel 1492.

– Sede e provenienza. La Cappella era di patronato della famiglia d’Alessandro, fondata proprio da Iacopo e dal fratello Pietro Cola.

– Famiglia. Di probabile origine greca; tra le prime notizie, si ricorda il crociato Guido (detto “Guidone”) de Alexandro, partito per la Terrasanta nel 1187. A Napoli era iscritta al Seggio di Porto, ed aveva anche una Cappella in Santa Maria di Monteoliveto, dove si conserva il monumento funebre (eseguito nel 1491 o nel 1501) di Antonio d’Alessandro (1420 ca.-1499), giurista e diplomatico della corte aragonese, e della moglie Maddalena Riccio.

Arma: d’oro al leone rosso con la banda di nero attraversante caricata di tre stelle a otto raggi del campo.

CAPPELLA dello Spirito Santo – 5^ a destra

Sulla parete sinistra vi è il monumento funebre composito di

Carlo di Gaeta (m. 1422)
e
Goffredo di Gaeta (m. 1463)

Carlo fu Miles e consigliere di Re Ladislao e della Regina Giovanna II di Durazzo, il figlio Goffredo (anche noto come Offredo) lo fu di Alfonso e Ferrante d’Aragona; entrambi, insigni giureconsulti, furono presidenti della Regia Camera della Sommaria, Goffredo dal 1442. Carlo sposò Oria di Gennaro, Goffredo prese in moglie Giovannella Corner di Cipro senza avere figli. Fratelli di quest’ultimo furono Giovan Francesco, Stefano, Raimo, Leonardo, Tommaso, Antonio, Baldassarre.

– Epigrafe (in lettere capitali nere): HIC SITI SUNT EQUITES DUO IURIS CONSULTI NOBILES ET MAGNIFICI D. CAROLUS DE CAIETA DE NEAPOLI REGIS LADISLAI CONSILIU Q. OBIIT ANNO GRACIAE MCCCCXXII ET FILIUS EIUS D. OFREDUS Q. ET REGIS ALFONSI CONSILIUM DECESSIT MCCCCLXIII F. EPS SQUILLAC. CARULO PATRI SUO POSUIT

L’iscrizione venne dettata da Giovan Francesco di Gaeta, Vescovo di Squillace, fratello di Goffredo.

– Scultura. Sepolcro composito, formato da un gisant di copertura di un sarcofago (non più esistente) che rappresenta Carlo, una lastra sottostante, anch’essa forse di copertura di un sarcofago (non più esistente), con raffigurazione in bassorilievo di Goffredo, ed infine un’epigrafe. I due soggetti sono rappresentati in abito professionale (toga e tocco), ed attribuiti a Jacopo della Pila. Collocazione e conformazione dell’opera non sono probabilmente quelle originarie. I sepolcri di Carlo e Goffredo vennero riuniti in un’unica tomba di famiglia da Giovan Francesco tra il 1477 ed il 1480; in seguito, nel 1600, intervenne Ottavio di Gaeta, come testimonia un’altra iscrizione riportata dal d’Engenio nella sua opera citata: octavius de caieta sigismundi fil. sacellum hoc instauravit anno sal. mdc. Ulteriore restauro avvenne nel 1653 ad opera di Cesare di Gaeta4.

– Sede e provenienza. La famiglia di Gaeta aveva il patronato di questa Cappella, chiamata Cappella dello Spirito Santo e, in precedenza, Cappella di Sant’Andrea. In essa, addossata alla parete destra, vi è anche la lastra tombale pavimentale appartenente a Vitale di Gaeta (m. 15 aprile 1310), anch’egli ritratto in toga.

– Famiglia. Originaria, come dice il nome stesso, della città di Gaeta, oppure, secondo altri, di Napoli, dove era iscritta al Seggio di Porto e, successivamente, anche di Portanova.

Arma:

inquartato d’argento di rosso, alla banda d’azzurro caricata di tre stelle d’oro attraversante sul tutto.

7^ CAPPELLA a destra

Sul lato sinistro vi sono parte del sarcofago, l’epigrafe e due stemmi di

Isabella di Chiaromonte (m. 30 marzo 1465)
e
Pietro d’Aragona (m. 17 ottobre 1438)

Isabelle de Clermont, nome italianizzato in Isabella di Chiaromonte (Copertino, gennaio 1424-Napoli, 30 marzo 1465) era figlia di Tristan de Clermont-Lodeve e Caterina di Taranto. Sposò il 30 maggio 1445 il futuro Re Ferrante I d’Aragona e fu quindi Regina consorte. Divenne, inoltre, Principessa di Taranto (1463). Personalità avvincente, lodata, tra gli altri, dal Pontano, salvò due volte il Regno del marito: dopo la sconfitta nella battaglia di Sarno (7 luglio 1460) ad opera di Giovanni II d’Angiò (1424-1470), Duca di Lorena, pretendente al trono di Napoli in quanto figlio di Re Renato d’Angiò, Isabella, travestita da Monaco, si diresse al Castello di Sarno e convinse lo zio Giovanni Antonio Del Bazo Orsini (1401-1463), Principe di Taranto, ad abbandonare la causa dell’angioino; il Principe, senza discendenti, la nominò anche sua erede. In assenza del marito, fece armare la città di Napoli che riuscì poi a resistere all’assalto di Giovanni d’Angiò che sarebbe altrimenti entrato di sorpresa. Nondimeno, dopo la sua morte, Ferrante si risposò il 14 settembre  1477 con la cugina Giovanna di Trastamara, di trent’anni più giovane. Secondo alcuni, inoltre, fu proprio un sicario di Ferrante ad uccidere Giovanni Antonio Del Bazo Orsini nel Castello di Altamura.

Celebre il ritratto di Isabella in preghiera assieme ai figli Alfonso ed Eleonora eseguito dal Colantonio nel polittico di San Vincenzo Ferrer un tempo nella Chiesa di San Pietro Martire ed ora al Museo di Capodimonte.

Il figlio primogenito Alfonso (1448-1495) divenne Re di Napoli nel 1494; gli altri figli furono Eleonora, Federico, Giovanni, Beatrice, Francesco.

Figlio del Re d’Aragona Ferdinando I (1380-1416), detto “Il Giusto”, e di Eleonora di Albuquerque (Leonor Urraca Sanchez, 1374-1435), Pietro d’Aragona (o Pedro de Trastamara) era il fratello minore di Re Alfonso d’Aragona, detto “Il Magnanimo” (Medina del Campo, 21 novembre 1394-Napoli, 27 giugno 1458). Nato in Castiglia nel 1405, fu Duca di Noto, Signore di Terrassa, Vilagrassa, Tàrrega, Elx e Crevillent (1416), Signore di Sabadell (1418), Conte di Cervera (1427); Vicerè di Sicilia nel 1424-1425 e nel 1435. Gran condottiero, istituito dal padre Cavaliere dell’Ordine della Giara, guerreggiò in Spagna e in Italia al fianco del fratello, distinguendosi nella conquista di Napoli nel giugno 1423, di Gaeta nel dicembre 1435. Venne ucciso durante l’assedio portato dagli aragonesi alla città di Napoli, centrato da una bombarda scagliata dalle torri del Carmine il giorno venerdì 17 ottobre 1438. Non si sposò.

– Epigrafe:

OSSIBUS ET MEMORIAE ISABELLAE CLARIMONTIAE
NEAP. REGINAE FERDINANDI PRIMI CONIUGIS
ET PETRI ARAGONEI PRINCIPIS STRENUI
REGIS ALFONSI SENIORIS FRATRIS
QUI NI MORS EI ILLUSTREM VITAE CURSUM INTERRUPISSET
FRATERNAM GLORIAM FACILE ADAEQUASSET
O FATUM QUOT BONA PARVULO SAXO CONDUNTUR

– Sede e provenienza. Tutti i monumenti erano posti, un tempo, nella tribuna. Gli elementi superstiti vennero portati alla luce durante il restauro della Chiesa compiuto nel 1953. In origine, Pietro era stato sepolto in Castelnuovo; conquistata Napoli, Alfonso volle farne spostare i resti mortali in San Pietro Martire, nella tribuna di fronte al sepolcro di Cristoforo di Costanzo in un sarcofago in legno ricoperta di broccato; quindi, gli venne eretto un sepolcro in marmo. In seguito fu collocato qui anche il monumento funebre di Isabella, in marmo, sempre ricoperto di broccato; nel 1551, infine, durante lavori di risistemazione, il sepolcro di Isabella venne ridimensionato, e vi venne traslato il corpo di Alfonso, il cui sepolcro era stato diroccato; così si dettò un nuovo epitaffio per entrambi5.

– Famiglia Chiaromonte. Le lontane origini della famiglia sono in Francia, nella Piccardia. Di qui alcuni componenti (Edgardo ed Ugo) scesero in Italia ai tempi dei Normanni; un ramo si stabilì in Sicilia al seguito di Ruggero I d’Altavilla. Il capostipite è identificato in Verlando di Chiaromonte.

Arma: nel 1° di rosso, al monte a cinque vette d’argento; nel 2° d’argento.

– Famiglia Trastamara. Il Capostipite è Enrico di Castiglia (1333-1379), figlio naturale di Re Alfonso XI di Castiglia, che gli assegnò la Contea di Trastamara in Galizia. Successivamente Enrico sconfisse ed uccise nel 1369 Pietro (detto “Il Crudele”), altro figlio naturale di Alfonso XI, divenendo Re di Castiglia e Leon come Enrico II (detto “Il Fratricida” o “Il Bastardo”). Quindi, il 28 giugno 1412, Ferdinando di Trastamara, fratello minore di Re Enrico III di Castiglia, venne nominato Re d’Aragona dopo la morte senza eredi di Martino “Il Vecchio” (1410). Con lui ha inizio il ramo dei Trastamara d’Aragona. Suo figlio Alfonso V divenne Re di Napoli.

Sul lato destro della Cappella vi sono anche i resti del sepolcro di Beatrice d’Aragona (m. 23 settembre 1508), figlia di Isabella di Chiaromonte e Re Ferrante I d’Aragona, che sposò Mattia Corvino, divenendo Regina consorte di Ungheria, come ricorda l’epigrafe:

BEATRIX ARAGONEA PANNONIAE REGINA
FERDINANDI PRIMI NEAP. REGIS FILIA
DE SACRO HOC COLLEGIO OPT. MERITA
HIC SITA EST
HAEC RELIGIONE ET MUNIFICENTIA SE IPSAM VICIT

Arma: si trovano riunite le insegne della Casa Trastamara d’Aragona e degli ultimi angioini-durazzeschi di Napoli (Giovanna II), ovvero: inquartato, nel 1° e nel 4° d’oro a quattro pali di rosso, nel 2° e nel 3°, interzato, nel 1° fasciato di rosso e d’argento, nel 2° d’azzurro seminato di gigli d’oro, nel 3° d’argento alla croce potenziata d’oro, accantonata agli angoli da quattro crocette dello stesso. Bisogna però avvertire che Pietro d’Aragona utilizzò uno scudo bipartito, unendo le armi di Aragona e quelle della madre: nel 1° d’oro a tre pali di rosso, nel 2° a sinistra vi è un castello d’oro merlato su fondo rosso e in basso un leone rampante; a destra 4 leoni (2 in alto e 2 in basso) sorreggono un rombo rosso al cui nterno è iscritto un castello d’oro. Il tutto è sormontato da uno scudetto di rosso con banda d’oro alle cui estremità vi sono le teste di due dragoni, sempre dorate; al di sopra dello scudetto il profilo di un elmo a becco coronato da un cimiero alato.

CROCIERA – CAPPELLONE di San Pietro Martire

La crociera della Chiesa è caratterizzata da due Cappelloni; in quello di destra, dedicato a San Pietro Martire, sulla parete di sinistra vi è il fronte del sarcofago di

Cristoforo di Costanzo (m. 7 gennaio 1367)

Gran Siniscalco del Regno nel 1352, Cavaliere dell’Ordine del Nodo nel 1353. Fece erigere a sue spese la tribuna della Chiesa.

– Epigrafe:

HIC IACET CORPUS MAGNIFICI VIRI DNI XOFORI DE COSTACIO D. NEAPOLI MILITIS REGIS FAMILIARIS ET SOCII AC IMPERIALIS SENESCALLI QUI OBIIT OLIM I. ANNO DNI MCCCLX VII MENS. IANUARII V IND. CUIUS AIA REQUIESCAT IN PACE AMEN

– Scultura. Si conserva, murato nel transetto destro, solo il fronte del sarcofago.

– Sede e provenienza. L’opera intera si trovava in origine nella tribuna, mentre la famiglia possedeva una Cappella nella Chiesa, dove era sepolto anche Paolo di Costanzo (m. aprile 13..).

– Famiglia. La famiglia era originaria di Pozzuoli, ed a Napoli venne iscritta ai Seggi di Portanova e Montagna. Nel Duomo di Napoli era sepolto un Giacomo di Costanzo (m. 1324), Milite “dicti de Puteolo”, i cui figli furono Cavalieri dell’Ordine dell’Argata. La famiglia possedeva anche una Cappella nel Duomo di Pozzuoli e poi nella Chiesa dei Santi Severino e Sossio.

Arma: d’azzurro, a sei coste d’argento 3 e 3 poste in fascia, abbassate sotto una riga rossa sormontata da un leone passante d’oro.


NOTE

1 Cesare d’Engenio Caracciolo: “Napoli Sacra” (Ottavio Beltrano Ed., Napoli, 1623).

2 Cesare d’Engenio Caracciolo, op. cit.

3 Cesare d’Engenio Caracciolo, op. cit.

4 Per la storia del sepolcro e della famiglia di Gaeta si veda il dovizioso lavoro di Roberto Delle Donne “Regis servitium nostra mercatura. Cultura e linguaggi della fiscalità nella Napoli aragonese”. Tratto da “Linguaggi e pratiche del potere. Genova e il Regno di Napoli tra Medioevo ed età moderna” (Laveglia Ed., Salerno, 2007).

5 Cfr. Carlo De Lellis: “Supplimento a Napoli Sacra di Don Cesare d’Engenio Caracciolo” (Roberto Mollo Ed., Napoli, 1654). Bisogna tuttavia considerare lo scritto di Maria Mercedes Bares e Vincenzo Belfiore (“Lo stemma del Duca Pietro d’Aragona nella torre maestra del Castello reale di Noto antica”, 2015), nel quale si sostiene che le spoglie di Pietro vennero traslate nelle tombe reali del Monastero di Santa Maria de Poblet quando vi furono trasportate quelle del fratello Alfonso nel 1671. Allo stesso lavoro ci riportiamo per la successiva descrizione dello stemma di Pietro d’Aragona.

NOTE 1 Cesare d’Engenio Caracciolo: “Napoli Sacra” (Ottavio Beltrano Ed., Napoli, 1623). 2 Cesare d’Engenio Caracciolo, op. cit. 3 Cesare d’Engenio Caracciolo, op. cit. 4 Per la storia del sepolcro e della famiglia di Gaeta si veda il dovizioso lavoro di Roberto Delle Donne “Regis servitium nostra mercatura. Cultura e linguaggi della fiscalità nella Napoli […]