sant'agata dei goti

Nella Chiesa del convento di San Francesco (ora sede del Comune), a sinistra dell’ingresso, in

CONTROFACCIATA

 

Ludovico d’Artois (m. 5 settembre 1370)

Ludovico d’Artois era secondo figlio di Carlo, che fu II Conte di Sant’Agata dei Goti dal 1322. Gran Camerario e Gran Camerlengo, marito di Andreina Acciaiuoli, sorella di Niccolò, potente Gran Siniscalco del Regno. Dal loro matrimonio nacquero Bertrando II, Ludovico appunto, Carlo (detto Carlotto), Rostaino ed una donna dal nome ignoto. Carlo ed il primogenito Bertrando vennero ritenuti tra i (principali) colpevoli dell’assassinio di Andrea d’Ungheria, primo marito della Regina Giovanna I d’Angiò, avvenuto ad Aversa il 18 settembre 1345; in un primo tempo riuscirono a fuggire, protetti da Caterina II di Valois-Courtenay, ma furono poi imprigionati per ordine del Papa e vennero decapitati o avvelenati nel dicembre 1346. Ludovico, Conte di Sant’Agata e Monteodorisio, sposò Isabella di Celano ed ebbe come figlio Carlo.

– Epigrafe:

HIC IACET CORPUS QUONDAM MAGNIFICI VIRI LUDOVICI ARTUS COMITIS S. AGATHIS ET MONTISODORISII QUI OBIIT SUB ANNO DOMINI M C C C L XX DIE IIIII MENSIS SEPTEMBRIS VIIII IND.

– Scultura. Gisant su sarcofago a parete con cornice polilobata; l’opera venne eseguita dopo la morte di Ludovico. Diversi studiosi hanno notato l’affinità del monumento con quello di Francesco De La Rath nel Duomo di Caserta Vecchia, attribuendo quindi la paternità delle due opere ad un unico autore (o ai medesimi coautori)1.

– Sede e provenienza. Il monumento si conserva all’interno della Chiesa di San Francesco, fondata nella seconda metà del duecento, ma completamente rifatta nel settecento. Mancano diversi elementi dell’opera originaria, che si trovava, verosimilmente, nell’abside. Il sepolcro venne violato nell’ottocento, in epoca francese: in esso si trovò anche il corpo del padre di Ludovico, Carlo, mummificato ed avvolto in bende, che venne riposto in sagrestia, dove rimase fino agli anni sessanta del novecento. Del fatto parla anche Benedetto Croce.

– Famiglia. La famiglia d’Artois (poi detta anche d’Artus o Artus) giunse in Italia al seguito di Carlo I con i fratelli Gerardo e Bertrando. Aveva tratto il nome dalla Contea di Artois, dove si hanno notizie della stirpe sin dal 1200. A Napoli era iscritta al Seggio di Porto.

Armi:

la più antica: d’azzurro ai sei rocchi di argento, disposti in fascia 3, 2, 1;

all’epoca di cui si tratta: d’azzurro agli undici rocchi disposti in fascia 3, 2, 3, 2, 1 e sinistrati da un leone rampante con la coda contro rivoltata, il tutto d’oro.


NOTE

1 Cfr. Eleonora Chinappi: “I monumenti funebri di Francesco della Rath e di Giacomo Martono nella cattedrale di Caserta Vecchia. Studi in onore di Mario D’Onofrio”. (Tratto da “Il potere dell’arte nel medioevo”, Campisano Ed., Roma 2014). L’autrice cita, in particolare, gli studi di Emile Bertaux (“Per la storia dell’arte nel napoletano. Sant’Agata dei Goti”. Tratto da “Napoli nobilissima”, V, 1986) e Mario D’Onofrio (“La cattedrale di Caserta Vecchia”. Editaila, Roma, 1974).

NOTE 1 Cfr. Eleonora Chinappi: “I monumenti funebri di Francesco della Rath e di Giacomo Martono nella cattedrale di Caserta Vecchia. Studi in onore di Mario D’Onofrio”. (Tratto da “Il potere dell’arte nel medioevo”, Campisano Ed., Roma 2014). L’autrice cita, in particolare, gli studi di Emile Bertaux (“Per la storia dell’arte nel napoletano. Sant’Agata dei […]