CATTEDRALE DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA
CRIPTA
Goffredo Galluccio (m. 3 settembre 1476)
e
Francesca Dentice (?, seconda metà del ‘400)

Signore di Tora, Goffredo Galluccio era primo figlio di Luigi (m. 1431) e Caterina Caracciolo; sposò Francesca (“Ceccarella”) Dentice della Stella e forse, in seconde nozze, Isabella Capece Bozzuto. Ebbe come figli Luigi, Berardino, Tommaso, Margherita, Teruccio. Morì in Calabria, a Cinquefrondi.
Francesca Dentice era figlia di Giovanni ed Isabella Pandone.
– Epigrafe:
DNS GOFFRIDUS GALLO MILES OBIIT III SEPTEMBRIS MXXXXLXXVI
– Scultura. Sarcofago di epoca romana (II secolo d.C.) reimpiegato in un monumento più ampio, che venne restaurato da un discendente del defunto, anch’egli di nome Goffredo, come attesta una seconda iscrizione 4:
GOFFRIDUS HIC SITUS EST SINESI MARMORE LECTOR HOSPES AB EXTREMA REGIONE VENIT GOF. ANTIQUA GALLICA STIRPE PROFECTUS
Sul coperchio della cassa funeraria sono riportati gli stemmi dei Galluccio e dei Dentice, inducendo così a riferire monumento e sepoltura ad entrambi i coniugi.
– Sede e provenienza. Un Goffredo Galluccio, nipote omonimo del Miles morto nel 1476, fece apporre nel presbiterio tre iscrizioni datate 1668, dalle quali si evince che il sarcofago si trovava appunto nel presbiterio della Cattedrale, dove avevano allora sede i monumenti funerari della famiglia Galluccio, che in origine era titolare della quinta Cappella della navata sinistra; in seguito, l’opera venne trasferita nella Cappella Caracciolo di Sant’Agata. Infine, dopo il bombardamento del 6 ottobre 1943 che distrusse il Duomo, nel nuovo riallestimento del tempio il sarcofago è stato collocato nel vestibolo della cripta. In una delle citate epigrafi del ‘600 si apprende che le ceneri di Goffredo non vennero riposte nel monumento funebre dallo stesso predisposto perché disperse dal fato (“cineribus fato disiectis”): in realtà, il nostro venne sepolto a Cinquefrondi, secondo quanto addotto dal fratello Ottaviano nel suo testamento del 12 giugno 1480.
– Famiglia Galluccio. La famiglia Galluccio (o Gallucci) era di origine longobarda; il capostipite del ramo di Teano vi arrivò alla metà del XII secolo. A Napoli venne iscritta al Seggio di Nido.
Arma: d’argento, al gallo fermo di rosso, accompagnato nel cantone sinistro da una torta d’azzurro caricata da una stella d’oro.
Motto: sine fine.
Famiglia Dentice. Famiglia originaria di Amalfi: capostipite potrebbe essere tal Sergio che fu Conte della Repubblica amalfitana nel X secolo. Quando passò a Napoli si divise in due rami: Dentice dei Pesci e Dentice delle Stelle, di cui faceva parte Francesca, che era iscritta al Seggio di Nido. Possedeva una Cappella al Duomo, dove era sepolto il Milite Luigi (m. 15 novembre 1363), mentre in Santa Restituta si trovavano i marmi di Enrico (m. 1348) e Tommaso Dentice (13..); A San Domenico, inoltre, nella Cappella di Santa Caterina, si trovano i sepolcri di Ludovico (m. 10 giugno 1348) e Ranuccio Dentice (m. 15 ottobre 1349), nonché di Costanza Dentice (m. 29 novembre 1334).
Arma (Dentice delle Stelle): spaccato nel 1° d’argento al leone uscente d’azzurro accompagnato da sei plinti rossi coricati ed ordinati in orlo; nel 2° d’azzurro a tre stelle d’oro, ordinate 2 e 1.
Guastaferri (?, XII secolo)

La sepoltura si riferisce ad un componente della famiglia Guastaferri, non meglio identificabile.
– Epigrafe:
HIC IN OSCURO IACET SEPULTVRA QUIETE DOMUS GUASTAFERRI AT STAT SUA SEMPER ERIT
– Scultura. Lastra tombale del XII secolo.
– Sede e provenienza. L’opera proviene dalla Chiesa di Santa Maria de Foris, semi-distrutta dai bombardamenti del 1943. Una Cappella del Duomo (sesta della navata sinistra), dedicata a Santa Reparata, era di patronato della famiglia Guastaferri.
– Famiglia. Originaria probabilmente di Gaeta.
Arma: d’’argento al leone rampante di rosso.
Nella Cattedrale, sul lato destro della navata maggiore, si staglia un
AMBONE
Che comprende anche alcuni reperti di un trecentesco monumento funebre riferibile alla
Famiglia Galluccio (XIV secolo)

L’Ambone romanico, danneggiato da un incendio del 1608, fu smontato dal Vescovo Ottavio Boldoni nel 1680, quando vennero inseriti diversi elementi tratti da uno o più monumenti funebri trecenteschi; infine, l’opera venne restaurata da Roberto Pane negli anni ’50 del ‘900.
Fanno probabilmente parte del monumento (tardo) trecentesco i due leoni stilofori anteriori, due delle quattro colonnine, tre capitelli e, soprattutto, le lastre marmoree del parapetto: in un primo momento queste ultime, provenienti dall’originario sepolcro del ‘300, vennero scolpite nella parte posteriore che fu quella esposta. Successivamente, con l’ultima ricostruzione post-bellica, si invertì l’ordine, sicché risulta ora visibile quanto rimane dell’opera trecentesca parzialmente riutilizzata. Sebbene con molta approssimazione, il monumento da cui furono tratti i marmi doveva appartenere ad un componente della famiglia Galluccio5; dovrebbero essere pertinenti alla medesima opera altri frammenti erratici presenti nella cripta.
Proviene sempre dalla Cattedrale una lastra che si trova nel
GIARDINO DELL’EPISCOPIO
Alfonso Magno (m. 1303?) ?

Alfonso Magno fu crociato, castellano di Rodi6.
– Epigrafe:
CORPUS […] ARC. RODI […] DG. A.D. MCCCIII […] XIII IND […] DIE
– Scultura. Lastra pavimentale, oppure di copertura di un sarcofago (perduto). Sull’opera, posizionata all’aperto senza protezione ed esposta alle intemperie, si riesce ormai a vedere appena il contorno dell’immagine del defunto.
– Sede e provenienza. In origine l’opera si trovava nella Cattedrale, forse nel portico. Venne trasferita nel giardino del Palazzo Episcopale, assieme ad altri reperti di eguale provenienza, dopo la distruzione della Chiesa per i bombardamenti dell’ottobre 1943.