ARIENZO

chiesa di sant'agostino

PRESBITERIO

Giovannella Stendardo (m. 2 febbraio 1435)

con il figlio

Francesco Boffa Stendardo (m. 1470ca)

Giovannella, unica figlia di Giovanni II (“Giannotto”) Stendardo e Sancia Orsini, fu unica erede di un norevole patrimonio formato dai feudi di Alife, Arienzo, Arpaia, Cancello. Damigella della Regina consorte Maria d’Enghien, terza moglie di Re Ladislao di Angiò Durazzo, sposò nel settembre 1417 Marino Boffa di Pozzuoli, Gran Cancelliere del Regno; i loro figli (Matteo, Carlo, Giovanni, Vannella, Ciancia) adottarono il cognome della madre o il doppio cognome (Boffa-Stendardo). Marino fu poi tra i congiurati che la notte del 19 agosto 1432 uccisero in Castel Capuano Sergianni Caracciolo, Gran Siniscalco ed amante della Regina Giovanna II d’Angiò Durazzo, dopo che questi lo aveva avversato togliendogli diversi possedimenti. Giovannella morì proprio ad Arienzo.

– Epigrafe:

OSSA IOANNELLAE SAXO CONDUCTUR IN ISTO EXCECCELLENS MULIER STANTARDO E SANGUINE CRETA PROGENUIT PROLEM MIRA PIETATE FIDEQUE FRANCISCUS STATUIT MATRIQUE SIBIQUE SEPULCHRUM

– Scultura. L’opera è l’unica del genere sopravvissuta di Pietro (di Martino) da Milano, che fu probabilmente il Maestro di Jacopo della Pila; venne commissionata con atto notarile del 18 gennaio 1471 dal figlio di Giovanna, Carlo, su disposizione testamentaria (con relativo lascito) del fratello Francesco, diacono, anch’egli ivi sepolto.

– Sede e provenienza. La scultura si trova nella parte destra del presbiterio, dove è stata ricavata un’apertura nella murazione: era stata smontata nel 1787 su indicazione di Padre Alessandro Timoni per essere qui collocata onde consentire lavori di restauro al tempio e la costruzione del coro superiore. Il sepocro venne riscoperto solo nel 1977 dopo che per lungo tempo se ne erano perse le tracce perché nascosto da un muro eretto durante le opere di ristrutturazione. Nella Chiesa vi erano nove sepolture, tra cui sette di famiglie nobili di Arienzo.

– Famiglia. Originaria della città di Berre l’Etang in Provenza, discese in Italia con Guillaume (l’)Etendard, già Siniscalco di Provenza, feroce maresciallo della cavalleria di Re Carlo I d’Angiò nella sua guerra di conquista del Regno di Napoli; Guillaume (m. 1271) combattè a Benevento (1266) ed a Tagliacozzo (1269), divenne Grande Ammiraglio del Regno ed, alla morte, venne seppellito nella Basilica di San Lorenzo Maggiore in Napoli, dove la sua famiglia venne iscritta al Seggio di Montagna.

Arma: d’argento al leone di nero con la banda di rosso attraversante sul tutto.