MUSEO CIVICO GAETANO FILANGIERI

SALA CARLO FILANGIERI

            Nicola d’Alagno (m. 1461)

Sussiste una certa difficoltà nell’identificare il defunto, che potrebbe essere Nicola I d’Alagno (m. 1461) oppure l’omonimo nipote Nicola II (m. 1512). Il primo (conosciuto anche come Cola d’Alagno) fu Patrizio di Amalfi e di Napoli, dove nacque; Cavaliere del Seggio di Nilo, divenne Ambasciatore di Re Ladislao d’Angiò-Durazzo e poi della Regina Giovanna II (1430), senatore di Roma (1428) ), Governatore di Anagni e Cori, nonché primo feudatario di Torre Annunziata (1414), ricevuta in burgensatico dalla seconda Giovanna; sposò Covella Toraldo (m. post 1458) ed ebbe come figli Giovanni, Ugo, Lucrezia, Mariano, Margherita, Luisa, Antonia. La sua dimora, nell’attuale cittadina di Torre del Greco, era meta di artisti e letterati. Morì a Torre Annunziata nel 1461 o nel 1458.

Di certo, l’opera qui ricordata venne commissionata dal nipote Nicola II1: figlio di Ugo (“Ugone”, m. 1498) e Francesca di Pietramala, fu Signore di Torre Annunziata e Roccarainola; combattè al fianco di Ferrante I d’Aragona. Sposò Caterina de Cardenas, da cui ebbe un’unica figlia, Laudonia2.

– Scultura. Gisant su lastra tombale ed elementi dell’originario sepolcro marmoreo. La scultura venne commissionata da Nicola II d’Alagno a Jacopo della Pila con contratto del 12 maggio 1494 per Notaio Cesare Malfitano; il costo fu di 100 ducati per otto mesi di lavoro. Il monumento doveva ricalcare quello eseguito dallo stesso autore per Pietro Brancaccio in Sant’Angelo a Nilo (v. ultra).

– Sede e provenienza. L’opera si trovava nella Chiesa dei Celestini dedicata alla Santissima Annunziata (ora Basilica Ave Gratia Plena o Santuario della Madonna della Neve) nella città di Torre Annunziata, probabilmente nella Cappella grande posta al termine della navata a sinistra; negli anni Ottanta del Settecento venne trasferita in sagrestia, quindi a metà Ottocento, per ulteriori lavori, nel chiostro porticato disposto lungo il lato sinistro della navata. Qui nel 1885 venne recuperata da Gaetano Filangieri, che la portò nella sua casa a Napoli prima di collocarla definitivamente nel Museo, aperto nel 1888.

– Famiglia. I d’Alagno, o Alagna, (de) Alaneo, erano originari di Amalfi: il primo personaggio noto della stirpe è tale Mauro, Vicario della Repubblica di Amalfi nell’anno 900. Trasferitisi a Napoli al tempo di Re Carlo I d’Angiò, vennero aggregati al Seggio di Nido, ed ebbero le loro abitazioni proprio nella piazza o nella strada di Nido. La zia di Nicola era la famosa Lucrezia d’Alagno (1430-1479), amatissima da Re Alfonso “Il Magnanimo”.

Arma: d’oro alla croce di rosso caricata da cinque gigli d’argento (ma la cromia può variare con la croce d’azzurro su fondo argento).

 

Raimondo de Busca (m. 30 agosto 1334)

Figlio di Enrico, Marchese di Busca, e di Bella de Logoteta di Reggio Calabria, Raimondo fu Ciambellano regio; ebbe un fratello maggiore, Manfredi, ed uno più piccolo di nome Giacomo.

– Epigrafe:

HIC IACET NOBILIS VIR RAYMUNDUS DE BUSCA REGIUS CABELLANUS, FILIUS DOMINI HERRICI MARCHIONIS DE BUSCA, Q(UI) OBIIT ANNO DOMINI MCCCXXXIIII DIE PENULTIMO AUGUSTI II INDICIONIS CUIUS ANIMA REQUIESCAT IN PACE ET GLORIA AMMEN

– Scultura. E’ stato recuperato solo il sarcofago, privo della sua copertura.

– Sede e provenienza. In origine, l’opera si trovava presso il coro della Chiesa di Santa Maria di Montevergine in Napoli (familiarmente chiamata “Monteverginella”), poco distante da Palazzo Como che ospita il Museo Filangieri3. L’urna, dopo essere stata rimossa dalla sua pristina collocazione forse durante i lavori del 1613, fu probabilmente conservata, priva del gisant, in altro ambiente secondario del complesso monastico e, quindi, venne acquisita dal Principe Gaetano Filangieri poco dopo l’apertura del Museo.

– Famiglia. Raimondo potrebbe appartenere alla famiglia Busca, oppure, più verosimilmente, l’indicazione “de Busca” si riferisce, quale toponimico, al Marchesato piemontese di Busca, posto tra Cuneo e Saluzzo; in questo secondo caso, lo stemma sulla destra del sarcofago potrebbe essere una variante di quello dei Lancia, che furono appunto Marchesi di Busca.

Arma (Lancia): d’azzurro, alla banda d’argento fusata di due file di rosso, accompagnata in capo da un giglio d’oro.


NOTE

1 Propende per l’attribuzione a Nicola II, con solidi argomenti, il lavoro di Antonella Dentamaro “L’arte del Rinascimento a Torre Annunziata: gli arredi liturgici scolpiti della Santissima Annunziata” (Tratto da “I lumi della Torre”, atti delle giornate di studi Torre Annunziata 14/15 ottobre 2016, Edizioni Scientifiche e Artistiche,  Boscotrecase, Na, 2017). Nel dubbio, abbiamo allo stato optato per la posizione di Gaetano Filangieri, secondo il quale il monumento venne commissionato da Nicola “junior” in onore del celebre, omonimo nonno (v. “Nuovi documenti intorno la famiglia, le case, le vicende di Lucrezia d’Alagno”. In Archivio Storico per le Province Napoletane, XI, 1886).

2 Per notizie sulle due opere del Museo civico Gaetano Filangieri qui trattate e sulle loro vicende si vedano gli articoli a firma di Michela Tarallo in “Museo civico Gaetano Filangieri Napoli”, Vol. II – Le collezioni (a cura di Isabella Valente). Editori Paparo srl, Roma-Napoli, 2021.

3 Cfr. Cesare d’Engenio Caracciolo: “Napoli Sacra”. Ottavio Beltrano Ed., Napoli, 1623.

NOTE 1 Propende per l’attribuzione a Nicola II, con solidi argomenti, il lavoro di Antonella Dentamaro “L’arte del Rinascimento a Torre Annunziata: gli arredi liturgici scolpiti della Santissima Annunziata” (Tratto da “I lumi della Torre”, atti delle giornate di studi Torre Annunziata 14/15 ottobre 2016, Edizioni Scientifiche e Artistiche,  Boscotrecase, Na, 2017). Nel dubbio, abbiamo […]