A DESTRA dell’INGRESSO

Giulio di San Barbato (m. 1462)

Non si conosce pressoché nulla di Giulio, se non quanto si apprende dall’epigrafe: la data obituaria e la valentia guerresca.

Epigrafe:

IULIUS EGREGIUS MILES HOC IACET IN TUMULO QUO FUERAT NULL(US) PRAESTANTIOR ARMIS DE SANCTO BARBATO COGNOMEN ILLI FUIT QUI OBIIT A.D. MCCCCLxii

– Scultura. Lastra pavimentale o di copertura di sarcofago (perduto). L’epigrafe è in lettere capitali latine. L’effigie presenta una delle poche figure di guerrieri in armi in cui il capo del defunto è avvolto in un un cappello (di forma cilindrica, tipico del quattrocento).

– Sede e provenienza. Il sepolcro è l’unico di epoca medievale rimasto nella Chiesa. Si trovava in origine nell’ipogeo; di qui venne poi trasportato in una delle Cappello nobiliari della Chiesa ed, infine, posto nel pavimento subito a destra dell’ingresso.

– Famiglia. Il nome San Barbato (“de Sancto Barbato” o “de Barbato”) deriva direttamente dal feudo omonimo, che si trovava in provincia di Avellino, dove era il Castello di San Barbato nel paese di Manocalzati. Successivamente, il termine, in funzione predicativa, venne attribuito a diverse famiglie che possedettero il feudo; la più nota era forse la famiglia Fazio di San Barbato, di origine calabrese. In assenza di araldica, risulta tuttavia difficile fornire interpretazioni sicure.