VICENDE SUCCESSORIE DEL REGNO DI UNGHERIA

I Re Angioini

 

Stefano I Arpad (975 ca.-1038), il Re Santo, primo del Regno, venne incoronato il 25 dicembre 1000 (o il 1° gennaio 1001) con una corona d’oro tempestata di pietre preziose inviatagli da Papa Silvestro II (940/5 ca.-1003) tramite il Legato magiaro Astarico, che lo nominò Legato della Santa Sede. Questa l’origine del vincolo vassallatico-beneficiale a favore del Papa per il Regno di Ungheria. Da allora l’incoronazione venne ritenuta valida solo se effettuata dall’Arcivescovo di Esztergom con questa corona a Szekesfehervar (Albareale).

I Papi ritennero dunque il Regno di Ungheria a loro sottoposto dal momento in cui Santo Stefano lo pose sotto la protezione di Roma; così Papa Gregorio VII (1020-1085) in una lettera inviata nel 1074 a Re Salamone (1052-1087), e poi nel 1096 Papa Urbano II (1040 ca.-1099) in una lettera a Re Colomanno (1074 ca.-1116) in cui definì il Regno di Ungheria una donazione papale.

Bisogna considerare che il Regno d’Ungheria (fondato, come detto, nell’anno 1000) era, allora, tra i più importanti d’Europa: raggiunse un’estensione di 320mila chilometri quadrati comprendendo nove Province: Slavonia (unita all’Ungheria dal 1091), Croazia (1102), Dalmazia (1106), Serbia (1202), Bosnia (1138), Galizia (1205), Lodomeria (1205), Bulgaria e Cumania; a queste si aggiungevano poi la Transilvania, governata da un Voivoda, ed il Macso (1319) retta da un Bano. Fatto in quell’epoca ancor più rilevante, all’avvento degli Angioini la dinastia Arpad aveva visto già proclamati Santi il Re Stefano I (969-1038), suo figlio Emerico (1007-1031), Re Ladislao (1040-1095) ed Elisabetta (1207-1231), figlia di Re Andrea II; quindi, le figlie di Re Bela IV, Margherita (1242-1271) e Cunegonda (1224-1292), verranno canonizzate nel 1943 e nel 1999.

Re Stefano V (1239-1272) della dinastia degli Arpadi, in carica dal 3 maggio 1270, ebbe, tra i suoi figli, Maria e Ladislao (1262-1290), che gli successe al trono come Ladislao IV, detto “Il Cumano”. Per sancire l’alleanza tra gli Arpadi e gli Angiò di Napoli, tra Carlo I d’Angiò e Stefano V Arpad, grazie all’intermediazione di Bernardo Aiglerio (?-1282), abate francese di Montecassino, nel 1270 vennero celebrati i matrimoni tra Maria e Carlo II d’Angiò (giugno 1270), figlio maggiore di Carlo I ed erede al trono di Sicilia, nonché tra Ladislao ed Isabella (o Elisabetta d’Angiò), figlia di Carlo I d’Angiò.

Ladislao IV morì senza eredi, assassinato durante una guerra civile il 10 luglio 1290; la moglie Isabella prese i voti nel 1301 come domenicana nel monastero di San Pietro a Napoli.

A questo punto i pretendenti al trono di Ungheria erano:

– Maria Arpad, moglie di Carlo II d’Angiò, Re di Napoli. Figlia di Re Stefano V e sorella maggiore di Re Ladislao IV.

– Andrea detto “Il Veneziano”, figlio di Stefano “Il Postumo”, fratello di Bela IV, e Tommasina Morosini; Stefano era figlio non riconosciuto di Andrea II e della sua terza moglie Beatrice d’Este.

– Ottone III Wittelsbach (1261-1312), Duca di Baviera: Elisabetta, figlia di Bela IV, aveva sposato Enrico XIII, Duca della Baviera inferiore; loro figlio era Ottone.

– Venceslao II Premysl (1271-1305), Re di Boemia: Anna, figlia di Bela IV, aveva sposato Rotislao, Principe di Kiev; la loro figlia Cunegonda di Slavonia (1245-1285) sposò Ottocaro II (1233-1278), Re di Boemia, e da loro nacque Venceslao II.

– Il Papa Niccolò IV (1227-1292), che si riteneva signore feudale del Regno di Ungheria e reclamava di diritto di scegliere il Re; parteggiava per Caroberto d’Angiò.

– L’imperatore, Rodolfo I d’Asburgo (1218-1291), perché Bela IV avrebbe infeudato il Regno all’Imperatore Federico II di Svevia nel 1241 in cambio della sua alleanza contro i Tartari; Rodolfo cedette poi i suoi diritti al figlio Alberto I (1255-1308), Duca d’Austria e poi Re di Germania.

– Un tale che si diceva il Principe Andrea, fratello minore di Ladislao IV, in realtà morto a 10 anni nel 1278. Nel 1290 venne scacciato dall’Ungheria.

Per meglio comprendere i pretesi diritti successori, è necessario rifarsi alla seguente genealogia:

Andrea II (1177 ca. -1235), detto “Il Gerosolimitano”, Re di Ungheria (1205-1235).

– Figli del primo matrimonio con Getrude di Merania (1185-1213):

  1. Anna Maria (1203-1221); sposa Ivan Asen II (1190 ca.-1241), Imperatore di Bulgaria.
  2. Bela IV (1206-1270), Re di Ungheria (1235-1270).
  3. Elisabetta (1207-1231), proclamata Santa il 27 maggio 1235.
  4. Colomanno (1208-1241), Duca di Slavonia.
  5. Andrea (1210-1234), Re di Galizia.

– Figlio del terzo matrimonio con Beatrice d’Este (1215-1245):

Stefano (1236-1271), detto “Il Postumo”, sposa Tommasina Morosini: il loro figlio è Andrea III (1265 ca.-1301), detto “Il Veneziano”, Re di Ungheria (1290-1301) alla morte di Ladislao IV.

Figli di Bela IV e Maria Lascaris di Nicea (1206 ca.-1270):

Margherita (1220 ca.-1242);

Cunegonda (1224-1292);

Anna (1226-?); sposa Rotislao, Principe di Kiev.

Caterina (1229-1242).

Elisabetta (1236-1271); sposa Enrico XIII (1235-1290), Duca della Baviera inferiore.

Stefano V (1239-1272), Re di Ungheria (1270-1272); sposa Elisabetta dei Cumani (1240/4-1290/5).

Margherita (1242-1271), proclamata Santa il 19 novembre 1943.

Iolanda (1235-1298); sposa Boleslao di Kalisch (1221 ca.-1279).

Costanza; sposa Leone I, Principe di Galizia.

Bela (1245 ca.-1269), Duca di Slavonia; sposa Cunegonda di Brandeburgo (?-1292 ca.).

Figli di Stefano V:

Maria (1257-1325), che sposa Carlo II d’Angiò Re di Napoli.

Ladislao IV (1262-1290), detto “Il Cumano”, Re di Ungheria (1272-1290).

Clero e nobiltà designarono come Re Andrea III “Il Veneziano”, unico discendente maschile degli Arpadi, incoronato a Szekesfehervar il 13 (o 23) luglio 1290 dall’arcivescovo di Esztegom Ladomero.

Tuttavia, il 21 settembre 1290 a Parigi Carlo II d’Angiò e la moglie Maria, informati della morte del fratello di quest’ultima, Ladislao IV, inviarono in Ungheria i loro procuratori (tre vescovi e quattro baroni) per ricevere l’omaggio di fedeltà dei nobili ungheresi. Maria si era infatti autoproclamata unica erede del regno paterno (e poteva quindi trasmetterlo ai propri discendenti).

[Secondo il Villani, Carlo II nel settembre 1290, ritornato dalla Francia, fece incoronare a Napoli Carlo Martello Re d’Ungheria da un Cardinale legato del Papa: ma si tratta di un errore; comunque, Carlo Martello assunse il titolo di Re di Ungheria nel 1292].

Il 21 aprile 1291 Carlo II da Vienne scrisse ai baroni maggiari di considerare Maria, incoronata quell’anno a Napoli Regina di Ungheria, unica erede al trono e scacciare l’usurpatore Andrea III.

Il 6 gennaio 1292 ad Aix-en-Provence Maria incaricò Ivan Koszegi di dichiarare formalmente guerra “all’usurpatore” Andrea III, e designò formalmente come Re di Ungheria il figlio primogenito Carlo Martello incaricando il Conte Enrico II di Vaudemont di insignire il figlio della Corona. Il 7 febbraio Carlo II comunicò ai baroni ungheresi la cessione eseguita dalla moglie Maria al figlio Carlo Martello. Il 17 aprile 1272 Carlo Martello utilizzò per la prima volta il titolo di “Hungariae, Dalmatiae, Croatiae, Callicae, Romae, Serviae, Lodomeriae, Cumaniae, Bulgariaeque rex”, inviò ambascerie in Ungheria per il suo riconoscimento e per ricevere il giuramento di fedeltà. Nel 1294 annunziò ai suoi sostenitori la prossima venuta in terra magiara, ma, dopo vari incarichi di governo e di rappresentanza (accompagnò da Napoli a Roma Bonifacio VIII, eletto Papa, ed assistette alla sua proclamazione il 23 gennaio 1295), il 12 febbraio 1295 venne nominato di nuovo Vicario del Regno per sostituire il padre Carlo II, impegnato in trattative in Aragona.

Carlo Martello morì d’improvviso, probabilmente di peste, il 19 agosto 1295 senza aver preso possesso del Regno di Ungheria (e di Napoli), trasmettendo il titolo al figlio Carlo (1288-1342), detto Caroberto (o Carlo Roberto) nella storiografia napoletana. Questi già nel febbraio 1296 risultava affidato alla nonna Maria di Ungheria.

[Inciso di Araldica: La croce doppia, che allude alla Santa Croce, in Ungheria simboleggiava il potere reale e la vittoria; era immagine legata a Santo Stefano, primo Re ungherese, e venne usata per la prima volta come stemma da Re Bela IV; divenne simbolo araldico del potere sovrano, mentre il blasone e lo scudo fasciato argento e rosso, risalente al Re Emerico (1174-1204) o, più probabilmente, a Re Bela III (1148-1196), indicava l’appartenenza alla dinastia ed insieme il potere regale. Nel Chronicon Pictum le fasce argento e rosso erano sette, come le tribù che conquistarono la Pannonia.

I Capetingi utilizzavano lo scudo a fondo azzurro con gigli d’oro; Carlo I d’Angiò, vi inserì un lambello rosso a tre gocce pendenti come segno di brisura.

Maria Arpad fu la prima ad unificare gli stemmi della dinastia ungherese e di quella angioina-napoletana; in Santa Maria Donnaregina si vedono rappresentati lo stemma fasciato e quello gigliato sia presi singolarmente sia unificati. Il figlio Carlo Martello usò lo stemma unificato certamente dal 1294, quando entrò in Firenze; del pari i suoi figli Carlo Roberto e Clemenza, che divenne regina di Francia.

Caroberto ebbe dunque come stemma lo scudo spartito con le fasce arpadiane sulla destra araldica ed a sinistra i gigli angioini con lambello; quest’ultimo scompare con Luigi I “Il Grande”, quando si trovano invertite le posizioni sullo scudo; la figlia, la Regina Maria, seguì il padre.

Lo struzzo che morde un ferro di cavallo spuntato da un elmo coronato viene inserito da Carlo Roberto, che lo scelse come sua insegna; il cimiero coronato con struzzo venne poi ripreso dal figlio Luigi I].

Papa Bonifacio VIII nell’atto del 24 febbraio 1297 nel quale riconosceva Roberto Re di Napoli, riservava a Caroberto la Corona di Ungheria; poi in una Bolla del 1298 al vescovo di Sebenico prendeva posizione in favore di Maria di Ungheria.

Nel 1299 alcuni nobili ungheresi si rivolsero a Papa Bonifacio VIII per far nominare un nuovo Re al posto di Andrea III; seguì la partenza da Napoli di Carlo Roberto.

Alla morte di Andrea III il 14 gennaio 1301 si esauriva nella linea maschile la dinastia arpadiana. La Santa Sede, avocando a sé il diritto si scelta (essendo Signore feudale del Regno), sosteneva il principio della discendenza del ramo femminile (quindi Maria, ovvero per lei Caroberto); gli Ordini, in rappresentanza della Nazione, ritenevano a loro volta di poter eleggere anche nella discendenza in linea femminile della dinastia arpadiana scegliendo chi avesse maggiori titoli alla successione e fosse più idoneo al trono.

Si accese allora una lotta tra 3 fazioni:

– Caroberto, sostenuto dal Papa.

– Venceslao di Boemia (1289-1306), figlio del Re di Boemia Venceslao II (v. supra), da questi indicato in sua vece come titolare del Regno di Ungheria; era inoltre fidanzato con la figlia di Andrea III; Elisabetta.

– Ottone III Wittelsbach (1261-1312), Duca di Baviera, figlio di Elisabetta, figlia di Re Bela IV (v. supra).

Caroberto giunse a Spalato nell’agosto del 1300. Venne incoronato una prima volta nel 1301 ad Esztergom dall’Arcivescovo Gergely Bicskei ma senza la Sacra Corona e con altre violazioni procedurali. Gli Ordini, riuniti nella primavera del 1301, dichiararono nulla l’incoronazione di Esztergom, ed elessero Vencesclao di Boemia, che venne a sua volta incoronato a Szekesfehervar il 27 agosto 1301 da Giovanni Arcivescovo di Kalocsa con la Sacra Corona di Santo Stefano e assunse il titolo di Ladislao V. Secondo gli Ordini, essendo nata una figlia ad Andrea III cui fu messo nome Elisabetta, Maria Arpadiana e, di conseguenza, il nipote Caroberto avevano perduto il diritto di successione, che spettava appunto ad Elisabetta ed al suo futuro figlio; quindi, l’elezione di Venceslao era fondata su un diritto di successione in quanto fidanzato della figlia di Andrea III, Elisabetta. Essendo Venceslao minorenne (12 anni), gli Ordini invitarono il padre, Re Venceslao II di Boemia, a governare in sua vece fino al raggiungimento della maggiore età del figlio.

Allora, il 31 maggio 1303 Papa Bonifacio VIII decise di citare i due Re a comparire innanzi a lui e sottomettersi al suo arbitrato. Maria Arpad e Caroberto si fecero rappresentare dall’Arcivescovo di Kalocsa Stefano, dal Vescovo di Zagabria Michele, dal Vescovo di Veszprem Benedetto e dal Vescovo di Gyor Teodoro; Venceslao ed il figlio inviarono tre giuristi, che sostennero la legalità dell’elezione degli Ordini e la illegittimità dell’arbitrato.

Bonifacio VIII designò sovrano Caroberto inibendo a Ladislao dall’assumere titolo e funzioni. Autorizzò Caroberto e Maria a portare i titoli di Re e Regina di Ungheria, invitò gli ungheresi, sotto pena di scomunica, a servirli ed aiutarli. Il Papa, poi, invitò anche Alberto Re di Germania e Rodolfo Duca d’Austria ad appoggiare Caroberto.

Scoppiò la guerra: Venceslao II ed il figlio tornarono in Boemia mentre Caroberto si alleava con Rodolfo Duca d’Austria e con Alberto d’Asburgo, Re di Germania, indicati dal Papa; dopo due mesi, morto Re Venceslao II (21 giugno 1305), il figlio, succedutogli sul trono di Boemia come Venceslao III, concluse un trattato di pace con Alberto d’Asburgo in base al quale rinunciava all’Ungheria, scioglieva il fidanzamento con Elisabetta (la ragazza si farà suora domenicana in Svizzera), prometteva di restituire la Sacra Corona di Santo Stefano; nell’ottobre 1305 ripeté la sua rinunzia, ma, come nella precedente circostanza, non a favore di Caroberto, bensì di Ottone Duca di Baviera, già pretendente alla morte di Ladislao IV, cui consegnò la Corona di Santa Stefano a Brno. Venceslao III morirà dopo poco tempo, il 4 agosto 1306. Ottone di Baviera venne in Ungheria e, con l’aiuto dei Koszegi (oligarchi del Transdanubio), venne incoronato a Szekesfehervar da Benedetto vescovo di Veszprem ed Antonio vescovo di Csanad con la corona di Santo Stefano il 6 dicembre 1305; assunse il nome di Bela V. La cerimonia venne preceduta da un parlamento parziale ed incompleto; Ottone fu subito attaccato dal partito filo-angioino, mentre Papa Clemente V dichiarò illegale l’incoronazione e gli proibì di fregiarsi del titolo di Re d’Ungheria; nell’estate 1307 Ottone si rifugiò in Transilvania, ma, non trovando supporto, nello stesso anno abbandonò l’Ungheria lasciando la Sacra Corona nella mani del Voivoda di Transilvania Laszlo Kan.

Carlo Roberto (1288-1342) venne riconosciuto Re prima da un parlamento del 10 ottobre 1307 sui campi del fiume Rakos presso Pest, poi, il 27 novembre 1308 a Pest dalla nobiltà ungherese riunita in un concilio generale (durato fino al 3 dicembre), grazie all’appoggio di Papa Clemente V e del suo legato Gentile Partino di Montefiore, detto Fra’ Gentile (1240/50-1312). Il nuovo Re prese il nome di Carlo I. Gli Ordini riconobbero al Pontefice il diritto di confermare ed incoronare colui che, in futuro, fosse eletto all’unanimità tra i componenti di stirpe reale.

Caroberto venne incoronato una prima volta il 15 giugno 1309 a Buda, presenti i Baroni ed il Legato papale, nella chiesa di Santa Maria dall’Arcivescovo di Esztergom (che deteneva il privilegio dell’incoronazione dei Re), Tamas, con una corona appositamente legittimata per l’occasione e consacrata l’11 giugno, essendosi il Voivoda di Transilvania Laszlo Kan rifiutato di consegnare la Sacra Corona; nell’occasione Fra’ Gentile dichiarò invalida la corona ritenuta da Laszlo Kan; quindi, Fra’ Gentile, nel Natale 1309, scomunicò Ladislao Kan e minacciò la confisca dei suoi beni se non avesse restituito la Sacra Corona; garantì pieno perdono in caso di pentimento. Recuperata così la Sacra Corona, Caroberto venne finalmente incoronato il 27 agosto 1310 nella Chiesa della Vergine di Szekesfehervar con la Sacra Corona di Santo Stefano* sempre da Tamas, Arcivescovo di Esztergom.

Nel 1308 Caroberto era stato riconosciuto dagli Ordini “Vero e legittimo Re, loro naturale Signore […] a titolo di legittima successione”, come discendente diretto del ramo femminile della dinastia estinta, quindi sovrano legittimo per discendenza dai “santi Re” arpadiani. Base dei diritti sovrani degli angioini era dunque la discendenza legittima, riconosciuta dagli Ordini nel 1307 e nel Concilio del 1308. Caroberto numerò gli anni del suo Regno dal 1301, riconoscendo tacitamente la legittimità del Regno di Andrea III.

*[Tale era il valore evocativo della sacra Corona che si affermò “ubicumque coronam, ibi et Regnum Hungariæ esse putandum sit”L; il possesso della Corona legittimava il Re. Tuttavia, per l’incoronazione di Caroberto del 1309, il legato di papa Clemente V, Gentile Partino di Montefiore, Cardinale di San Martino ai Monti, nel redigere le nuove Costituzioni Sinodali del Regno d’Ungheria, tra l’8 maggio e il 14 luglio del 1309, le dedicò uno specifico capitolo (“De corona regis. De corona beato Stephano regi Hungariæ a Romano pontifice transmissa”), in cui sanciva, in nome della sede apostolica, che, qualora la corona di Santo Stefano fosse stata consumata dal fuoco, danneggiata in qualsiasi modo, scomparsa o rubata, se ne sarebbe dovuta fabbricare un’altra che, una volta benedetta in nome del Pontefice, si sarebbe dovuta donare al Re d’Ungheria per consacrarlo degnamente; questa nuova corona avrebbe così assunto la piena legittimità̀ come quella di Santo Stefano. In questo modo veniva sancito lo statuto giuridico della Corona d’Ungheria; nell’incoronazione del 1309, Gentile aveva fatto benedire la corona surrogata l’11 giugno 1309 da Tamas Arcivescovo di Esztergom, in quanto quella di Santo Stefano si trovava ancora in Transilvania, sequestrata dal Voivoda Laszlo Kan, che poi, come detto, la restituì dietro minaccia di scomunica].

Carlo Roberto ebbe dalla terza moglie, Elisabetta di Polonia (1305-1380), come figli Luigi (1326-1382), che gli successe sul trono di Ungheria come Luigi I (detto poi “Il Grande”), ed Andrea (1327-1345), che sposò Giovanna I Regina di Napoli.

La legge dinastica ungherese non prevedeva espressamente la successione femminile al trono, e la escludeva nel caso fossero vivi principi maschi della casa reale di Francia. Da ciò i contrasti sorti alla morte di Luigi I “Il Grande” (10 settembre 1382), che aveva lasciato due figlie: la maggiore, Maria (1371-1395), che divenne Regina (sotto la reggenza della madre Elisabetta Kotromanic di Bosnia), e nel 1385 sposò Sigismondo di Lussemburgo; la minore, Edvige (1373-1399), che divenne Regina di Polonia. Sigismondo succederà alla moglie come Re di Ungheria, nonostante le rivendicazioni di Ladislao di Durazzo, Re di Napoli, figlio di Carlo III.

In origine, nel 1364, Luigi I d’Ungheria, su invito di Papa Urbano V, aveva “adottato” Carlo di Durazzo, che aveva 10 anni: lo aveva fatto venire in Ungheria creandolo Principe di Croazia e Slavonia. L’idea era di destinarlo addirittura a succedergli sul trono ungherese; poi, il Re ungherese ebbe tre figlie e mutò le direttive.

Nel marzo 1375 Carlo di Durazzo (poi Carlo III Re di Napoli) rinunziò ai diritti al trono di Ungheria in favore di Maria, che, a sua volta, rinunziò a quelli sul Regno di Napoli; quindi, Re Luigi I gli fece accettare le proposte del Papa, sempre con l’impegno di rinunziare all’Ungheria. Il 2 giugno 1381 a Roma Urbano VI incoronò Re di Napoli Carlo di Durazzo, che, con un esercito ungherese conferitogli da Luigi I “Il Grande”, conquistò il Regno deponendo la zia Giovanna I il 2 settembre. Nel partire per l’impresa ribadì a Re Luigi I di non turbare mai la posizione delle figlie Maria ed Edvige sui trono di Ungheria e Polonia. Luigi “Il Grande”, prima di morire (10 settembre 1382), dispose per testamento che il Regno di Ungheria e Polonia (allora uniti sotto la sua guida) andassero alla figlia Maria ed al futuro marito Sigismondo di Lussemburgo (figlio dell’Imperatore Carlo IV). Maria aveva 11 anni; venne incoronata il 17 settembre 1382 dall’arcivescovo di Esztergom Demetrio Kaplai con la corona di Santo Stefano, divenendo il primo sovrano donna di Ungheria. La Polonia andò invece, per volontà della moglie di Luigi I Elisabetta di Bosnia, all’altra figlia Edvige (incoronata a Cracovia il 15 ottobre 1384). Carlo III di Durazzo si era anche congratulato con Maria per la sua nomina a Regina, ed era stato nuovamente aiutato dalla corte ungherese con l’invio di truppe comandate da Janos Horvati nel febbraio 1383 quando dovette affrontare Luigi d’Angiò, pretendente al trono di Napoli.

Tuttavia, Elisabetta di Bosnia, appoggiata dal conte palatino Miklos Garai jr. (figlio del conte palatino omonimo), progettò un matrimonio di Maria con Luigi Duca d’Orleans, concluso per procura ad aprile 1385 con celebrazione religiosa del vescovo di Gyor, il francese Guglielmo; allora, nello stesso 1385, Sigismondo occupò Buda ed a settembre, nonostante l’opposizione della madre Elisabetta, sposò Maria, esortata dall’aristocrazia ungherese (Lackfi, Szecsi, Czudar, Kaplai), ligia alle volontà di Luigi I “Il Grande”, che, all’atto del fidanzamento, aveva promesso a Sigismondo che sarebbe stato nominato Re; intanto, lo aveva proclamato “Protettore dell’Ungheria”. Il loro matrimonio fu consacrato dall’Arcivescovo di Esztegom Demetrio Kaplai, che considerò invalido il precedente matrimonio per procura. Nel frattempo gli Horvati avevano chiamato Carlo III di Durazzo (unico discendente maschile della dinastia angioina), il quale, imbarcatosi a Barletta il 4 settembre 1385, giunse a Zagabria il 23 ottobre. Richiesto dai suoi fautori, accettò la nomina a condizione di una rinuncia di Maria; avvenuta questa, venne incoronato dall’Arcivescovo di Esztergom Demetrio il 31 dicembre 1385. Il 7 febbraio 1386 alcuni baroni (Balasz Forgach, i Garai, i Bebek) attentarono alla sua vita nelle stanze delle Regine (Maria e la madre Elisabetta); il re, gravemente ferito alla testa da un colpo di daga sferrato dal Forgach, venne trasportato nel castello di Visegrad, dove morì il 24 febbraio. Gli Horvati insorsero e Janos Horvati (che aveva comandato l’esercito ungherese col quale Carlo III di Durazzo aveva conquistato il trono di Napoli) offrì suoi servizi alla Regina di Napoli Margherita di Durazzo ed al figlio Ladislao. Intanto (siamo sempre nel 1386) Sigismondo irruppe in Ungheria con un esercito; si firmò l’accordo di Gyor (cui partecipò come mediatore Venceslao Re di Boemia): Sigismondo e Maria tornarono di nuovo uniti, il primo, per ora, come Principe consorte, riconosciuto anche dalla Regina madre Elisabetta. Il 25 luglio le Regine, in vista della fortezza di Gara, vennero assalite con la loro scorta da Janos Horvati e Janos Palisznai, (?-1391) priore di Vrana; nello scontro vennero uccisi i responsabili dell’assassinio di Carlo III: Miklos Garai sr., Balasz Forbach, Janos Banfi de Gara, Vescovo di Veszprem, ai quali vennero mozzate le teste e portate personalmente a Napoli dal Vescovo di Zagabria Pal Horvati, che le consegnò alla Regina Margherita di Durazzo. Le Regine Elisabetta e Maria furono portate prigioniere nella fortezza di Gomnec; qui Elisabetta assunse ogni responsabilità della ribellione chiedendo di risparmiare la figlia. Il consiglio di reggenza, formatosi nell’emergenza, dichiarò Sigismondo, rientrato in Ungheria alla notizia della cattura della moglie, “protettore e gonfaloniere dell’Ungheria”, promettendogli l’investitura sovrana. Venne convocato un parlamento a Szsefehervar nel 1386, che intimò ai ribelli di liberare immediatamente tutti i prigionieri e restituire i tesori reali, pur graziandoli per i reati commessi.

Nonostante le decisioni del Parlamento (composto dai nobili cavalieri del periodo angioino), Janos Horvati assunse il governo di Croazia e Slavonia e del Macso in nome di Ladislao di Durazzo. Il partito degli Horvati (cd. partito napoletano), riconoscendo Ladislao come “Re legittimo” d’Ungheria, non accettò la proposta di pacificazione del parlamento, ritenuto asservito a Maria e Sigismondo. I ribelli, dopo un sommario processo, strangolarono la regina madre Elisabetta (colpevole di aver istigato l’omicidio di Carlo III) nel castello di Novigrad davanti agli occhi della figlia Maria il 7 (?) febbraio 1387, al primo anniversario dell’attentato a Carlo III di Durazzo. Secondo altri l’omicidio avvenne il 16 gennaio, o alla fine del mese; il 9 febbraio la regina venne segretamente sepolta a Zara nella Chiesa di San Crisogeno; solo il 16 gennaio 1390 il suo corpo venne infine trasportato nella Basilica di Szekesfehervar.

Pal Horvati e Tommaso Palisznai si recarono nella primavera 1387, e poi alla fine dell’anno (con Giovanni e Cresio Crisoganis) a Napoli da Margherita di Durazzo per invitare Ladislao a prendere il trono di Ungheria; ad aprile Margherita dichiarò il figlio Ladislao legittimo Re di Ungheria per diritto di successione al padre Carlo III di Durazzo, Janos Horvati suo vicario, Janos Palisznai bano della Croazia. Nel 1391 Ladislao stesso nominò suo vicario Janos Horvati (conosciuto in Italia come “Giovanni bano”) e distribuì cariche e terre (tutte naturalmente solo sulla carta).

Nel 1387 il governo ungherese, presieduto da Istvan Lackfi II (1340-1397) e composto da tutti i partiti (esclusi gli Horvati, ormai fuorilegge dopo l’uccisione della Regina madre), stipulò un patto (o “lega”) con Sigismondo: di fronte alle rivendicazioni di Ladislao di Durazzo e dei suoi partigiani, la Nazione riconosceva legittimo sovrano la Regina Maria (che impersonava la legittimità ungherese, i giusti diritti al trono per la discendenza di Luigi I “Il Grande”), si impegnava ad eleggere Re Sigismondo a condizione che questi rispettasse le libertà, i diritti e le consuetudini del Regno, non conferisse cariche a stranieri, scegliesse i suoi consiglieri tra i componenti della aristocrazia ungherese, amnistiasse chi gli era stato contrario; venne inoltre ripetuta la “clausola di resistenza” della Bolla d’oro del 1222 (emessa da Re Andrea II e confermata dai Decreti del 1351, 1384, e 1385), in base alla quale tutti i firmatari del patto avrebbero potuto legittimamente ribellarsi al Sovrano qualora questi non avesse rispettato le condizioni dell’accordo. Il 31 marzo 1387 Sigismondo venne incoronato Re d’Ungheria a Szekesfehervar da Benedetto Vescovo di Veszprem (essendo vacante la cattedra di Esztergom) ed iniziò a combattere i ribelli; il 4 giugno 1387 Palisznai fu costretto a liberare la Regina Maria dalla fortezza di Novigrad, consegnata all’Ammiraglio della flotta di Venezia (alleata di Sigismondo), Giovanni Barbarigo, che la accompagnò a Segna, da dove arrivò poi con scorta ungherese a Zagabria da Sigismondo. Nel 1394 Sigismondo soffocò la rivolta nel mezzogiorno d’Ungheria, guidata dagli Horvati e fece giustiziare a Pecs Janos Horvati, preso prigioniero. Venne intentato un processo per fellonia contro gli Horvati e la sentenza fu pronunziata dalla stessa Regina Maria, sentito il parere del marito Sigismondo: fu la pena di morte per decapitazione dei tre fratelli Horvati (Janos, Lazlo e Pal) con la confisca dei loro beni. Pal Horvati morì in esilio volontario.

Con la morte della Regina Maria (17 maggio 1395) si estinsero sia la dinastia degli Angiò d’Ungheria sia quella degli Arpad, dalla quale la prima si considerava erede e continuatore per linea femminile. Alla sua morte, dunque, ed anche dopo Nicopoli, avanzarono pretese sul Regno d’Ungheria la sorella Edvige ed il marito Ladisdlao Jagellone, regnanti in Polonia.

Dopo la sconfitta di Nicopoli (25 settembre 1396), Istvan Lackfi II, ex Conte palatino, assieme all’omonimo nipote (Istvan Lackfi da Csaktornya), iniziò trattative con Ladislao di Durazzo, che li nominò suoi vicari in Ungheria. I due Lackfi furono assassinati a tradimento da Miklos Garai jr. ed Ermanno II Conte di Cilli (Celje) mentre si presentavano al parlamento di Korosudvarlely nel febbraio 1397; il tribunale del Re condannò a morte ed alla confisca dei beni tutti i prigionieri tra cui Andras Lackfi da Dobrokoz.

Nel 1401 i Baroni d’Ungheria imposero a Sigismondo di abdicare; questi rifiutò ed allora lo rinchiusero prigioniero nel castello di Visegrad; in quel momento, assunto il governo nazionale da un consiglio di baroni, alcuni (basandosi su un presunto principio di legittimità) si dichiararono a favore di Ladislao di Durazzo (unico discendente maschio di Carlo III di Durazzo e Maria Arpadiana), altri (la nobiltà dell’Ungheria settentrionale riunitasi a Tapolscany l’11 giugno) offrirono il trono a Ladislao di Polonia (nonostante Edvige fosse morta di parto come la sorella Maria), altri ancora (la nobiltà di Oltredanubio) a Guglielmo Duca d’Austria, mentre Jobst Marchese di Moravia (1351 ca.-1411), anch’egli della dinastia dei Lussemburgo, occupava le regioni nord occidentali dell’Ungheria richiamandosi ad un patto di successione con Sigismondo. Per evitare la guerra civile, Sigismondo venne liberato per intermediazione del Garai, ed il Re patteggiò con la nobiltà nuove condizioni che poi non mantenne; anzi, con il patto di Siklos, si legò ad una parte solo della nobiltà (Garai ed aderenti).

Nel 1402 Sigismondo stipulò un patto di successione con Alberto IV d’Asburgo, Duca d’Austria [in precedenza ne aveva stipulati altri due: con il fratello Venceslao e con il Marchese Jobst di Moravia]: i due stabilirono il reciproco diritto di successione ove fossero morti senza eredi; il patto viene riconosciuto a Poszony nel settembre 1402 da nobili e prelati.

Bonifacio IX mise in dubbio la legalità della sovranità di Sigismondo in Ungheria e si schierò con Ladislao di Durazzo, che inviò il suo ammiraglio Ludovico Aldomoresco in Dalmazia nel giugno 1402 come suo vicario nelle province meridionali del Regno di Ungheria. Nel Natale 1402 diversi nobili si diedero convegno a Nagyvard presso la tomba di Re Ladislao “Il Santo”, e, con solenne giuramento, riconobbero Ladislao di Durazzo loro Re. Il 19 luglio 1403 Ladislao di Durazzo sbarcò a Zara; qui il 5 agosto venne incoronato dall’Arcivescovo primate Janos Kaniszai con una corona appositamente consacrata dal Legato apostolico Cardinale Angelo Acciaiuoli jr.

Ma intanto avevano preso le armi i nobili sostenitori di Sigismondo, spinti dal suo vicario Alberto Duca d’Austria; questi sconfissero più volte i ribelli, da ultimo nella decisiva battaglia di Papoc sulla Raab; Re Sigismondo si mosse dalla Boemia dove stava e raggiunse Poszony, prima che Ladislao fosse incoronato a Zara; quindi, entrò a Buda e si fece porre sul capo la vera corona di Santo Stefano; emanò due Decreti (ispirati da Miklos Garai jr.), l’8 ottobre 1403 e il 18 febbraio 1404, di amnistia generale per i ribelli che si fossero presentati a rendere omaggio al Re; questi avrebbero anche conservato i loro beni; sotto la forma della grazia sovrana venne conclusa una pace equa. Così alla fine di ottobre i partigiani di Ladislao di Durazzo resero nuovamente omaggio a Re Sigismondo: i rivoltosi abbandonarono quasi tutti Ladislao, esitante e dubbioso, che, sempre ad ottobre, ripartì da Zara per Napoli; cederà a Venezia i suoi diritti sulla Dalmazia.

Sigismondo regnerà senza dissidi ed antagonisti per altri 33 anni fino alla morte (9 dicembre 1437). Diverrà anche Re di Germania (21 luglio 1411), Re di Boemia (formalmente dal 16 agosto 1419, alla morte di Venceslao IV, ma riconosciuto dai sudditi solo nel 1436), Re d’Italia (25 novembre 1431 a Milano) ed Imperatore, incoronato a Roma da papa Eugenio IV il 31 maggio 1433.

Alla sua morte, il primo gennaio 1438, Alberto V d’Asburgo venne incoronato Re d’Ungheria, poi il 18 marzo 1438 a Francoforte fu eletto Re dei Romani. Figlio di Alberto IV Duca d’Austria, Alberto V aveva sposato l’unica figlia di Sigismondo e della sua seconda moglie (Barbara di Cilli), Elisabetta, il 28 settembre 1421 a Praga.

Base dei diritti successori di Sigismondo era il diritto della moglie Maria; morta questa senza prole, la base legale di Sigismondo era costituita dal patto di elezione concluso nel 1387 con gli Ordini che lo avevano elevato al trono; era “Re eletto”, non legittimato dalla discendenza; avrebbe quindi dovuto rispettare il patto, cosa che non fece; non era quindi Re per diritto naturale, per discendenza legittima, ma eletto per patto (Holman).