Alla ricerca dei titoli di legittimazione dei sovrani regnanti durante il Medioevo nel Regno di Sicilia e di Napoli.
PRIMA DEGLI ANGIOINI
Il 25 dicembre 800 Papa Leone III (750-816, 795) incoronò Carlo Magno (742-814) Imperatore, titolo che non era stato più usato dopo Romolo Augustolo (461 ca.-511), ultimo Imperatore romano d’occidente.
In base al “Constitutum Constantini” Papa Niccolò II (980 ca.-1061) col Trattato di Melfi del 24 giugno 1059 (reso operativo con il Concordato di Melfi del 23 agosto seguente, seguito al Primo Concilio, sempre ivi tenuto, dal 2 al 25 agosto), nominò, come suoi vassalli, i normanni Riccardo I Drengot (1024 ca.-1078) Conte di Aversa e Principe di Capua, e Roberto d’Altavilla (1015 ca.-1085), detto “Il Guiscardo”, Duca di Puglia, Calabria e Sicilia. I titoli erano ancora parzialmente nominali: la Puglia comprendeva anche l’ex thema bizantino di Basilicata, la Calabria era in parte greca, alcune zone della Campania appartenevano ai Longobardi, mentre la Sicilia era in mano agli Arabi. In realtà il Papa voleva il loro appoggio contro Imperatore e Bizantini.
Niccolò II quindi riconobbe le conquiste territoriali di Riccardo I Drengot e Roberto d’Altavilla, i quali ottennero per loro e le proprie famiglie il titolo di vassalli della Chiesa, e prestarono omaggio con atto di dedizione e giuramento di fedeltà, di sottomissione ed amicizia. Si trattò di un’investitura rivoluzionaria, perché solo l’Imperatore disponeva fino ad allora dei titoli. In passato, infatti, Corrado II di Franconia (990-1039), detto “Il Salico”, ed il figlio Enrico III di Franconia (1016-1056), detto “Il Nero”, avevano dato in feudo gli identici territori ai Normanni: e proprio Corrado II aveva concesso a Rainulfo Drengot la Contea di Aversa.
Il Papa, per sostenere la sua sovranità e giustificare l’esercizio del potere temporale, rivendicò il diritto alla signoria feudale del meridione della penisola e della Sicilia sulla base della cd. Donazione di Costantino e della donazione da parte dei Re carolingi: la Donatio (o Promissio) Carisiaca del 754, perfezionata da Carlo Magno il 6 aprile del 774. Confermò, così, in via indiretta il dominio feudale della Chiesa nei territori meridionali, da Capua fino alla Trinacria.
[Il Patrimonium Sancti Petri ebbe inizio con la Donazione di Sutri del 728 con cui il Re longobardo Liutprando (690-744) donava a Papa Gregorio II (669-731) terre conquistate ai Bizantini, tra cui Sutri; con la Donatio Carisiaca, nota anche come Trattato di Querzy, Pipino il Breve (714-768) prometteva di donare a Papa Stefano II (715-757) territori longobardi da conquistare; successivamente, Carlo Magno diede attuazione alla Promissio conquistando Pavia, si recò a Roma da Papa Adriano I (700-795) e fece redigere una seconda Donazione; le donazioni comprendevano, tuttavia, territori al centro-nord Italia oltre ai Ducati di Spoleto e Benevento].
Poco dopo venne legittimato anche Ruggero I d’Altavilla (1031-1101), detto “Il Gran Conte”, fratello di Roberto “Il Guiscardo”: dapprima suo vassallo, assieme al fratello conquisterà la Sicilia, che a lui rimarrà dopo la morte di Roberto; nel 1098 Papa Urbano II (1040 ca.-1099) con una Bolla (“Legazia di Sicilia”), confermata nel 1117 da Papa Pasquale II (1050 ca.-1118), lo nominò Legato Pontificio.
Ruggero II d’Altavilla (1095-1154), detto “Il Normanno”, venne nominato Re di Sicilia dall’Antipapa Anacleto II (1090-1138) con una Bolla del 27 settembre 1130, ed incoronato a Palermo il 25 dicembre; il titolo fu poi confermato anche da Papa Innocenzo II (?-1143) nel 1139, dopo che il 4 luglio 1137 lo aveva deposto a favore di Rainulfo di Alife e l’8 aprile 1139 lo aveva addirittura scomunicato.
Per i Normanni la successione avveniva per elezione; Ruggero ottenne invece una monarchia assoluta ereditaria con l’investitura papale (Bolla del 27 luglio 1139), in cui era prevista anche la successione femminile in ipotesi di mancanza di eredi maschi diretti.
Quando poi Ruggero II conferì, direttamente lui, il titolo di Re al figlio Gugliemo I (1120-1166), detto “Il Malo”, associato al trono e divenuto quindi, alla sua morte, Re di Sicilia, il Papa Adriano IV (?-1159) lo riconobbe solo come “Signore della Sicilia”, in mancanza di investitura pontificia al titolo di Re. Guglielmo II (1153-1189), detto “Il Buono”, venne incoronato nel dicembre 1171. Con l’avvento di Enrico VI di Hoenstaufen (1165-1197), detto “Il Crudele”, al trono di Sicilia (incoronazione a Palermo nel Natale 1194), il vincolo feudale del 1059 su quei territori si trasferì in capo all’Imperatore – Enrico VI rivendicò il trono per il matrimonio con Costanza di Altavilla (1154-1198), figlia postuma di Ruggero II d’Altavilla, ed indicata come suo successore da Guglielmo II in punto di morte. Nella disputa con Enrico, Il Papa Clemente III (1130 ca.-1191) aveva, in precedenza, riconosciuto l’incoronazione quale Re di Sicilia di Tancredi di Sicilia (1138-1194), o d’Altavilla, Conte di Lecce, avvenuta a Palermo nel novembre 1189.
Federico II di Hoenstaufen (1194-1250), eletto Re di Germania, venne incoronato Re di Sicilia il 17 maggio 1198 su iniziativa della madre Costanza, d’accordo con Papa Innocenzo III (1161-1216), cui aveva promesso l’infeudazione sua e del figlio, posto sotto la sua tutela; Costanza morì il 27 novembre prima della firma dei patti, nominando nel testamento il Papa reggente del Regno e tutore del figlio di 4 anni. Federico, a seguito dell’elezione di Francoforte del 5 dicembre 1212, venne incoronato Re dei Romani il 9 dicembre 1212 nel Duomo di Magonza dal vescovo Sigfrido III di Eppstein. Il 12 luglio 1213, con la cosiddetta Bolla Aurea (o “promessa di Eger”), Federico promise di mantenere la separazione fra Impero e Regno di Sicilia (preteso dominio del Pontefice) come pattuito a Roma l’anno precedente, quando, a Pasqua 1212, aveva prestato giuramento vassallatico a Papa Innocanzo III. Sconfitti i nemici, il 25 luglio 1215 ricevette una nuova incoronazione nel Duomo di Aquisgrana. Il 22 novembre 1220 a Roma Papa Onorio III (1150 ca.-1227) lo incoronò Imperatore del Sacro Romano Impero; durante le trattative con il Papa, Federico fece decadere le promesse di separazione tra Impero e Regno. Al Concilio di Lione, voluto da Papa Innocenzo IV (1190 ca.-1254) nel giugno 1245, fu deposto e gli venne confermata la scomunica già inflittagli.
Il Regno passò quindi al figlio Corrado IV di Hoenstaufen (1228-1254), designato dal padre suo successore quando nel 1235 depose il fratellastro maggiore Enrico; quindi nel suo testamento lo nominò suo erede universale e suo successore sia quale Imperatore sia sul trono di Sicilia, la cui reggenza temporanea era stata affidata all’altro figlio (illegittimo), Manfredi (1232-1266); il testamento non venne però riconosciuto da Papa Innocenzo IV, che considerava il Regno di Sicilia suo feudo.
In realtà già Papa Gregorio IX (1170 ca.-1241) non aveva riconosciuto l’elezione di Corrado a Re dei Romani, avvenuta durante una Dieta a Vienna nel febbraio 1237 e confermata il giugno seguente a Spira. Ma Corrado non venne incoronato, ed il 9 aprile 1954 Papa Innocenzo IV lo scomunicò.
Morto improvvisamente Corrado, nel luglio 1254 Papa Innocenzo IV scomunicò Manfredi; questi però l’11 ottobre a Ceprano prestò giuramento di fedeltà nei confronti del Papa. Dopo nuovi dissidi, il nuovo Papa Alessandro IV (1199 ca.-1261) lo scomunicò daccapo il 25 marzo 1255. Quindi, il 25 aprile 1255 Corradino (1252-1268), figlio di Corrado IV, riconobbe Manfredi suo reggente nel Regno di Sicilia. Diffusasi la notizia della morte di Corradino, su invito di baroni e prelati del Regno, Manfredi venne incoronato Re di Sicilia il 10 agosto 1258 nella Cattedrale di Palermo dal Vescovo di Agrigento Rinaldo Acquaviva; Papa Alessandro IV (1199-1261) non riconobbe questa incoronazione.
Il 29 marzo 1263 Papa Urbano IV (1185 ca.-1264), francese di nascita, scomunicò di nuovo Manfredi dichiarandolo decaduto dal trono; propose la corona a Carlo d’Angiò (1226-1285), fratello del Re di Francia Luigi IX (1214-1270), detto “Il Santo”, e lo nominò Senatore di Roma.
Il suo successore, Papa Clemente IV (1190/1200-1268), francese anch’egli, concluse il trattato angioino-pontificio (34 articoli) di investitura con Carlo d’Angiò il 30 aprile (o il 26 febbraio) 1265*: in esso il Papa è dichiarato signore del Regno di Sicilia, che viene riconosciuto feudo della Chiesa. L’incoronazione di Carlo avvenne a Roma, nella Basilica Lateranense, il 6 gennaio 1266 ad opera di 5 Cardinali legati dal Papa. Vennero anche stabilite le regole di successione: il trono sarebbe toccato al maggiore dei figli maschi di Carlo oppure, in mancanza di questi, alla maggiore delle femmine (che sarebbe però decaduta se avesse sposato l’Imperatore o il Re di Germania); il monarca non avrebbe potuto cumulare il titolo con quello di Imperatore dei Romani o Re di Germania.
Il 26 febbraio 1266 Carlo I d’Angiò sconfisse Manfredi a Benevento, il 23 agosto 1268 Corradino a Tagliacozzo. Il Regno passa definitivamente agli Angioini.
* Clausole del trattato, che diventa legge di successione del Regno di Sicilia (almeno per gli Angioini) secondo la Bolla di Clemente IV: viene riconosciuta la piena sovranità feudale della Chiesa sul Regno ed assicurata la definitiva separazione di questo dall’Impero tedesco e dal resto dell’Italia. La successione avrebbe potuto essere maschile o femminile, nel senso però che sarebbe toccata al maggiore dei figli maschi o, in mancanza di questi, alla maggiore delle femmine: è la cd. successione per primogenitura, o diritto di primogenitura, che poteva acquisirsi solo alla morte del Re.
Pertanto, le norme sono in contrasto con la cd. Legge Salica (“Pactus Legis Salicae”), codice fatto redigere da Clodoveo I (466 ca.-511), Re dei Franchi, nel 507-511 ca.: questa, nella successione legittima (unica conosciuta), escludeva le donne dalla successione sulla proprietà terriera allodiale (non su altri beni del padre, in mancanza di fratelli), e venne utilizzata per escluderle dalla successione al trono regale.
In caso di morte di un Re di Sicilia senza eredi legittimi, il Regno sarebbe tornato alla Chiesa, ma se questa sorte fosse toccata allo stesso Carlo la successione sarebbe spettata al fratello Alfonso di Poitou, o al più anziano dei figli di Luigi IX dopo l’erede al trono di Francia. Se Carlo o uno dei suoi successori fosse morto senza discendenti legittimi, il fratello o la sorella non sposata potevano succedergli fino al quarto grado di parentela. Se Carlo fosse sopravvissuto a tutte queste persone il reame sarebbe tornato alla Chiesa. Il Re non poteva quindi scegliere il successore, ma, alla sua morte, gli sarebbe succeduto chi fosse il più anziano nel grado più prossimo: “quod de liberis duobus maribus eodem gradu per eandem lineam concurrentibus primogenitus, et de duabus feminis primogenita, et de mari et femina in eodem gradu similiter concurrentibus, masculus omnibus aliis praeferatur”. Se uno dei figli succeduti a Carlo fosse morto senza figli o fratelli, allora sua sorella o nipote poteva succedergli, seppur sposata.
Il regno era indivisibile: il monarca, sotto pena di perdita del Regno, non poteva accettare o cercare di ottenere l’elezione a Imperatore, Re di Germania, signore della Lombardia, della Toscana o di vasti territori nella zona. Se, in mancanza di eredi maschi, la successione fosse toccata a una donna, questa non avrebbe potuto sposare un titolare delle cariche suddette.
Il tributo annuo spettante alla Chiesa viene fissato in 8.000 once d’oro; dopo la conquista della Sicilia Carlo avrebbe dovuto poi versare una tantum 50.000 sterline, una somma che avrebbe però potuto essere ridotta dopo il felice esito dell’impresa. In segno di vassallaggio Carlo avrebbe mandato ogni tre anni un cavallo bianco al papa. Era proibito ogni attacco ai territori pontifici e tutti i beni in precedenza sottratti alla Chiesa sarebbero stati ad essa restituiti. Le elezioni ecclesiastiche nel Regno erano libere; il clero godeva del diritto a un Foro particolare, che lo esentava dalla giurisdizione penale e civile dei giudici regi (con esclusione delle cause concernenti feudi), e poteva appellarsi indiscriminatamente al Papa. Godeva inoltre dell’esenzione fiscale. Venivano annullate tutte le leggi di Federico II e di altri Re contro la libertà della Chiesa. I laici del Regno avrebbero dovuto godere di tutti i diritti e le libertà in vigore ai tempi di Guglielmo II. Tutte le persone bandite dal Regno avrebbero avuto il diritto di rientrarvi e avrebbero riottenuto le loro proprietà, tutti i prigionieri sarebbero stati rilasciati. Carlo dovette inoltre impegnarsi a lasciare la Provenza per il Sud Italia entro un anno dall’investitura del Regno con 1.000 cavalieri e 300 balestrieri, ed a raggiungere i confini del Regno nei tre mesi seguenti.
SUCCESSIONE AL TRONO DI NAPOLI IN EPOCA ANGIOINA
Carlo I d’Angiò
Carlo I (1227-1285) sposò il 31 gennaio 1246 ad Aix en Provence Beatrice di Provenza (1234-1267), poi, morta questa, il 18 novembre 1268 a Trani Margherita di Borgogna (1250-1308); dal primo matrimonio ebbe 7 figli: Luigi (1248 morto infante); Bianca di Napoli (1250-1269), che sposò Roberto di Dampierre (1249-1322), Conte di Fiandra; Beatrice (1252-1275), che sposò Filippo di Courtenay (1243-1283), figlio di Baldovino II, ultimo Imperatore latino di Costantinopoli; Carlo II d’Angiò (1254-1309), che diverrà Re di Napoli, che sposò Maria Arpad di Ungheria (1257-1323); Filippo d’Angiò (1256-1277), che sposò Isabella di Villehaurdouin (1263-1312), Principessa di Acaia; Roberto (1258-1265); Isabella (1261 ca.-1300), che sposò Ladislao IV (1262-1290), detto “Il Cumano”, Re di Ungheria.
Successione di Carlo I d’Angiò
Nel suo testamento, redatto a Foggia il 6 gennaio 1285, Carlo I nominò Carlo Martello (che all’epoca aveva 14 anni) suo successore nell’ipotesi in cui non fosse potuto salire al trono il figlio ed erede Carlo II: questi, durante la Guerra del Vespro, era stato preso prigioniero nella battaglia navale del 5 giugno 1284 davanti Napoli (rimase in Aragona fino all’accordo di Canfranc del 27 ottobre 1288); designò quindi come reggente il nipote Roberto II d’Artois (1250-1302), figlio di suo fratello maggiore Roberto I d’Artois (1216-1250) (salva approvazione pontificia), fino al rilascio di Carlo II oppure alla maggiore età di Carlo Martello; raccomandò i suoi eredi al Re di Francia, cui affidò la tutela dei suoi possedimenti francesi; invitò il Papa a confermare le disposizioni testamentarie, e gli confermò la delega espressa già due anni prima per il governo e la riforma del Regno.
Mentre Carlo II si trovava prigioniero, il 3 febbraio 1285 Papa Martino IV (1210 ca.-1285) inviò truppe per reprimere ribellioni sorte dopo la morte di Carlo I; pochi giorni dopo riconobbe però come Re Carlo II ed accettò Roberto II d’Artois quale reggente affiancandoli il suo Legato Cardinale Gerardo Bianchi da Parma (1220/5-1302) cui diresse una lettera dell’11 febbraio 1285 nella quale assumeva ufficialmente la tutela del Regno. Morto Martino IV (29 marzo 1285), seguì la stessa linea il suo successore Onorio IV (1210 ca.-1287), che il 17 settembre 1285 promulgò due Bolle, riconosciute come la carta costituzionale del Regno (cd. Costituzione di Sicilia, “Constitutio super ordinationem regni Siciliae”); tra l’altro, Papa Onorio non riconobbe come Re di Sicilia Giacomo d’Aragona (1267-1327), detto “Il Giusto”, che era succeduto al padre Pietro III d’Aragona, morto nel 1285; l’11 aprile 1286 scomunicò infatti Giacomo e i Vescovi che lo avevano incoronato a Palermo il 2 febbraio 1286; quindi, dichiarò nullo il contratto con il quale, il 27 febbraio 1287, Carlo II, prigioniero, rinunziava ai suoi diritti sulla Sicilia in favore di Giacomo e dei suoi discendenti.
Carlo Martello fu Vicario del Regno per circa 4 anni: nei diplomi che rilasciava assumeva il titolo di “haeres et nepos” di Carlo I, o “primogenito del Principe di Salerno” o “dominus” del Regno di Sicilia.
Carlo II (1254-1309), uscito di prigionia (1288), venne incoronato a Rieti da Papa Niccolò IV (1227-1292) il 29 maggio 1289, giorno di Pentecoste. Sposò a Napoli il 6 agosto 1270 Maria Arpad di Ungheria (1255ca.-1323).
I suoi figli furono: Carlo Martello (1271-1295), Margherita (1273-1299), Ludovico (1274-1297), Roberto (1277-1343), Filippo (1278-1332), Raimondo Berengario (1281-1305), Eleonora (1282-1343), Bianca (1283 ca.-1310), Tristano (1284 ca.-1288), Giovanni o Galeazzo (1286 ca.-1308), Maria (1290 ca.-1346 ca.), Pietro (1292-1315), Giovanni (1293-1336), Beatrice (1295-1330).
In base all’accordo di Canfranc del 27 ottobre 1288 (tra Edoardo I d’Inghilterra e Alfonso III d’Aragona) Carlo II venne liberato da quest’ultimo in cambio di tre suoi figli: Ludovico e Roberto (29 ottobre), poi Raimondo Berengario (che arrivò il marzo successivo); i tre furono liberati solo dopo 7 anni, in seguito al trattato di Anagni del 12 giugno 1295 intercorso tra Giacomo II d’Aragona, Carlo II d’Angiò, Papa Bonifacio VIII: in esso si prevedeva la liberazione degli ostaggi, i matrimoni di Re Giacomo II d’Aragona, detto “Il Giusto”, con Bianca d’Angiò (figlia di Carlo II), poi celebrato il primo novembre 1295 a Vilabertan, e quello del figlio del Re di Napoli, Roberto, con Iolanda d’Aragona, sorella di Giacomo II (e figlia di Pietro III d’Aragona), celebrato il 23 marzo 1297 a Roma.
Bisogna evidenziare che il Trattato di Canfranc (come quello di Oleron del 25 luglio 1287) venne in effetti dichiarato nullo da Papa Niccolò IV il 12 settembre 1289 perché accettato da Carlo II in stato di necessità. Il Re di Napoli fu sciolto dai relativi obblighi.
Dei figli di Carlo II, Carlo Martello, morto prematuramente il 12 agosto 1295, avrebbe ereditato il Regno di Napoli ed il Regno di Ungheria, trasmessogli dalla madre; inoltre, la moglie Clemenza (1267-1295) era figlia di Rodolfo I d’Asburgo (1218-1291), eletto nel 1273 Re dei Romani. I due si sposarono a Vienna l’11 gennaio 1281. Loro figlio era Carlo Roberto (1288-1342). Ludovico divenne invece frate francescano ed il 7 aprile 1317 fu canonizzato come San Ludovico di Tolosa.
Margherita venne data in sposa dal padre a Carlo, Conte di Valois (1270-1325), assieme alla dote delle Contee di Angiò e Maine, quale indennizzo per la sua rinunzia al Regno di Aragona. Le nozze furono celebrate il 16 agosto 1290 a Corbeil; i due sposi daranno origine al ramo dinastico dei Valois-Angiò che, in epoca durezzesca, contesterà il Regno a Ladisalo e Giovanna II. Filippo diede origine alla linea degli Angiò-Taranto e Giovanni a quella degli Angiò-Durazzo.
Successione di Carlo II d’Angiò
Secondo il testamento di Carlo II, confezionato a Marsiglia il 6 marzo 1308, erede universale venne nominato il figlio Roberto (1278-1343), ma, in subordine, veniva ammessa la successione femminile*; invece, le Contee di Provenza, Forcalquier e Piemonte, ove la successione fosse toccata ad una donna, sarebbero andate al figlio Filippo di Taranto (o ai suoi discendenti maschi).
In precedenza, il 2 febbraio 1297 in San Giovanni Maggiore a Napoli, Roberto era stato nominato Duca di Calabria, mentre Re Carlo II aveva chiesto, con documento del 20 febbraio 1296, a Papa Bonifacio VIII (1230/5 ca.-1303) di concedere al figlio Roberto il diritto di primogenitura e quindi la successione al trono. Il Papa aveva risposto con Bolla del 24 febbraio 1297 riportandosi all’atto di investitura feudale a Carlo I (26 febbraio 1265); precisò che per “primogenitus” doveva intendersi il primo in grado e più anziano di nascita. Roberto venne così riconosciuto erede al trono dal Papa con una interpretazione sulla legge di successione nel Regno a preferenza di Carlo Roberto (1288-1342), figlio di Carlo Martello, primogenito di Carlo II; in questo atto il Papa riservava però a Carlo Roberto la Corona di Ungheria.
Roberto “Il Saggio” venne incoronato col titolo di “Re di Sicilia e di Gerusalemme” ad Avignone il 3 agosto 1309 da Papa Clemente V (1264-1314), il quale, nel medesimo anno, su protesta di Carlo Roberto, confermò la decisione di Bonifacio VIII.
Quando nel 1328 morì l’erede di Re Roberto, il primogenito Carlo (1298-1328), detto “L’Illustre”, nominato nel 1309 Duca di Calabria, Carlo I d’Ungheria (Caroberto) si rivolse al Papa Giovanni XXII (1244 ca.-1334) per difendere i suoi diritti di successione sul Regno di Napoli. Nel febbraio 1331 il Papa trasmise la richiesta a Re Roberto, e con Bolla del 30 giugno 1331 intimò che le figlie di Carlo “L’Illustre”, Giovanna e Maria, sposassero i figli del Re di Ungheria, nonostante le pressioni contrarie di Caterina di Courtenay (moglie di Filippo di Taranto). Mentre il Papa inviava una serie di epistole nel luglio 1322 caldeggiando i matrimoni tra Luigi e Giovanna, Andrea e Maria, tra le corti degli Angioini di Napoli e di Ungheria si svolsero lunghe trattative, iniziate già nel 1330. Nell’estate 1333 il Re ungherese ed il figlio Andrea giunsero a Napoli e si concordò che il secondo sarebbe diventato Re assieme alla moglie Giovanna; si conclusero quindi gli accordi nuziali sottoscritti il 26 settembre 1333 davanti al Notaio Marsilio Rufolo: secondo i patti si sarebbero fidanzati e poi sposati Andrea (1327-1345), figlio secondogenito di Carlo Roberto, e Giovanna (1327-1382), figlia di Carlo “L’Illustre”; ma se lei fosse morta prematuramente Andrea avrebbe sposato la sorella Maria; ove fosse premorto Andrea, Giovanna avrebbe sposato uno dei fratelli di Andrea (Luigi o Stefano); se fossero entrambi premorti prima del matrimonio, uno dei figli di Carlo Roberto avrebbe sposato Maria [accordi così ricostruiti nel testo della lettera di Papa Giovanni XXII del novembre 1333]. Il 27 settembre 1333 Re Roberto proclamò Andrea Duca di Calabria assieme a Giovanna, il 26 giugno 1334 Principe di Salerno, sempre con Giovanna.
Successione di Roberto d’Angiò
Già il 4 novembre 1330 in Castel Nuovo, davanti a familiari, prelati, baroni, Sindaci, Ambasciatori, Re Roberto aveva designato alla corona la nipote Giovanna (figlia del suo unico figlio, Carlo Duca di Calabria, premorto) e, in subordine, la sorella minore Maria; il 3 marzo 1331 si tenne una cerimonia di giuramento di fedeltà dei baroni. In Provenza l’omaggio si era tenuto il 26 gennaio 1331, senza che il Re facesse cenno al testamento paterno.
Il 16 gennaio 1343 dettò il suo testamento Re Roberto, che morì il 20 gennaio. Il 23 gennaio, poco dopo i funerali, Giovanna ed Andrea si sposano e, secondo alcuni, nell’occasione vennero anche incoronati [secondo altre fonti il matrimonio venne celebrato il 17 aprile 1343, dopo che il 13 aprile, giorno di Pasqua, Andrea era stato ordinato Cavaliere.
Queste le disposizioni testamentarie di Re Roberto: il Regno andava alla nipote Giovanna, figlia di Carlo Duca di Calabria, figlio di Re Roberto, costituita erede universale. In ipotesi di morte senza figli, a Giovanna sarebbe succeduta la sorella minore, Maria di Calabria; nonostante i patti presi con la corte ungherese nel 1333, veniva escluso il marito Andrea, cui fu attribuito, assieme a Giovanna, il titolo di Princeps Salernitanus (che avrebbe conservato anche in caso di morte di Giovanna).
[NB: il titolo di Principe di Salerno in origine, veniva dato all’erede al trono, come fu per Carlo II e Carlo Martello; il titolo fu quindi preso dal successore di quest’ultimo Caroberto, perciò nel 1296 Roberto assunse il titolo di Dux Calabriae, e così suo figlio Carlo “L’Illustre”. Tuttavia, più tardi, nel 1304, Roberto assunse a sua volta anche il titolo di Princeps Salernitanus].
Veniva istituito un Consiglio di reggenza, formato dalla moglie del Re, la Regina Sancia, ed alcuni baroni napoletani fino al compimento dei 25 anni di Giovanna; si stabiliva, inoltre, che la Provenza non dovesse essere staccata dai possedimenti regi; infine, si invitava ad anticipare le nozze tra Giovanna ed Andrea.
Bisogna considerare che, alla data della morte, Giovanna aveva 17 anni, quindi non era ancora entrata nella maggiore età (allora stabilita a 18 anni compiuti), ma aveva superato il limite dei 14 anni, al quale aveva termine la tutela.
In effetti, alla morte di Re Roberto i possibili pretendenti della corona erano:
– Il Re di Ungheria Luigi I quale discendente in linea retta di Carlo Martello, o il fratello minore Andrea in base agli accordi presi nel 1333.
– Gli eredi del Principe di Taranto Filippo di Angiò, fratello di Re Roberto, morto nel 1332: Filippo non aveva riconosciuto la designazione di Re Roberto il 4 novembre 1330. Poiché inoltre il testamento di Re Carlo II prevedeva solo la successione maschile nelle Contee di Provenza Forcalquier e Piemonte, Filippo di Taranto le rivendicò per sé. Tra il Re e il fratello Filippo scoppiò quindi un conflitto aperto. Solo sotto le pressioni di Papa Giovanni XXII e del fratello Giovanni, il 3 marzo 1331, Filippo prestò giuramento a Napoli, sebbene attraverso suo procuratore (Bertrando Del Balzo) riconoscendo Giovanna, o la sorella minore Maria, come eredi al trono e della Contea di Provenza. La vedova Caterina II di Valois-Courtenay ed i figli Roberto e Luigi non avevano riconosciuto la Regina Giovanna, almeno per i domini di Provenza. Il 20 agosto 1347 Luigi di Taranto sposerà Giovanna I e verrà insignito del titolo di Re il 27 maggio 1352.
– Gli eredi di Giovanni Duca di Durazzo (e della moglie Agnese di Perigord), morto nel 1336, ovvero i figli Carlo e Luigi. Questi finirono poi per riconoscere Giovanna come Regina di Napoli.
Per Balint Homan (“Gli Angioini di Napoli in Ungheria. 1290-1403”. Reale Accademia d’Italia, Roma, 1938, pag. 318) alla morte (1328) di Carlo “L’Illustre”, secondo un’interpretazione letterale della Bolla di Bonifacio VIII (con la definizione di “primogenitus”) erede legittimo era Giovanni di Durazzo; secondo le disposizioni originarie di Carlo I d’Angiò era invece Carlo I d’Ungheria; secondo Re Roberto la nipote Giovanna, applicando al ramo femminile le disposizioni di Bonifacio VIII.
In aggiunta, bisogna considerare che la successione femminile, in mancanza di eredi maschi, era consentita anche dalle Costituzioni di Melfi di Federico II (1231), tenute in vigore dagli Angiò, e dalle Consuetudini Napoletane, raccolte da Re Carlo II d’Angiò e pubblicate il 20 marzo 1306.
Con Bolla del 28 novembre 1343 Papa Clemente VI dichiarò nullo il testamento di Re Roberto “Il Saggio” e decaduto il Consiglio di Reggenza, al cui posto istituì un Vicario pontificio (il Cardinale Aimery de Chatelus); ma l’opera del Vicario durò 6 mesi. Il 28 agosto 1344 il Vicario nominò la sola Giovanna Regina con investitura feudale, nonostante il 19 gennaio 1344 un concistoro pontificio avesse concesso il titolo Regio anche ad Andrea, e nel gennaio 1345 il Pontefice Clemente VI (1291-1352), su sollecitazione di Luigi I Re d’Ungheria, avesse fissato per il mese di settembre 1345 l’incoronazione di Andrea e Giovanna. Il Papa ribadì la sua volontà ordinando di procedere alla duplice incoronazione con lettere del 20 e 21 settembre 1345. Ma la notte del 18 settembre 1345 Andrea venne assassinato ad Aversa in una congiura di corte.
A questo punto Luigi I “Il Grande”, Re d’Ungheria, avanzò presso il Papa le sue pretese al trono di Napoli, quale discendente di Carlo Martello, primogenito di Carlo II d’Angiò (secondo le disposizioni di Bonifacio VIII), chiedendo la deposizione di Giovanna I. Il Papa riconobbe il piccolo Carlo Martello (1345-8), figlio postumo di Andrea d’Ungheria, erede al trono e Duca di Calabria, ma questi morì a 3 anni il 12 maggio 1348.
Dopo l’assassinio del fratello Andrea, Luigi I “Il Grande” nella primavera del 1347 scese in Italia, nell’inverno invase il Regno ed entrò in Napoli il 23 gennaio 1348; aggiunse ai suoi titoli quelli di Re di Sicilia e di Gerusalemme; nel marzo, per la peste. ritornò in Ungheria e, il 17 agosto, Giovanna rientrò a Napoli dalla Provenza, dove era fuggita imbarcandosi la notte del 15 gennaio ‘48. Luigi I ritornò nel Regno il 23 aprile 1350 sbarcando a Manfredonia; in seguito all’armistizio dei primi di settembre, il 17 settembre lasciò Aversa per Roma e l’Ungheria, mentre Giovanna e Luigi andavano a Gaeta: i due sovrani dovevano uscire dal Regno in attesa della sentenza del Papa sull’uccisione di Andrea. Luigi I nominò Andras Lackfi (1310 ca.-1359) suo viceré. In seguito a negoziati svolti ad Avignone dagli ambasciatori di Luigi I, il 23 marzo 1352 venne sottoscritto a Napoli il trattato di pace, che Luigi riconobbe nell’ottobre, dopo aver ottenuto garanzie per i suoi partigiani ed aver rimpatriato indisturbato l’esercito. Luigi consegnava il Regno al Papa, suo Signore feudale; il Papa riconosceva Giovanna Regina di Napoli, ma non Luigi, che conservava il titolo di Principe di Salerno e Signore di Monte Sant’Angelo, titoli portati dal padre Caroberto; rinunziava all’indennità di guerra in favore del Papa, demandandogli la punizione degli assassini del fratello.
Giovanna I sposò in seconde nozze il 9 settembre 1347 il cugino Luigi di Taranto, o Luigi I di Napoli (1320-1362) nella Chiesa di San Giovanni; i due vennero poi incoronati a Napoli, nel palazzo dei Principi di Taranto, il 27 maggio 1352 (giorno di Pentecoste), dal delegato di Papa Clemente VI, l’Arcivescovo di Braga Guglielmo de la Garde, venuto espressamente da Avignone.
Dopo la morte del marito Luigi di Taranto (25 maggio 1362) Roberto di Taranto e suo figlio Filippo II di Taranto meditavano di detronizzare Giovanna, ed iniziarono ad eliminare il loro possibile avversario Luigi di Durazzo, facendolo avvelenare (1362); allora la Regina salvò ed “adottò” il figlio di quest’ultimo, Carlo (il futuro Carlo III di Durazzo che la spodesterà), facendolo trattare da principe reale; quindi, sposò il 14.12.1362 ad Avignone (per procura), nel maggio 1363 a Napoli (di persona) Giacomo IV di Maiorca (1336-1375).
Successione di Giovanna I d’Angiò
Nel 1364 Luigi I d’Ungheria, su invito di Papa Urbano V (1310-1370), “adottò” Carlo di Durazzo (1345-1386) facendolo venire in Ungheria (1365) e conferendogli i titoli di Principe di Croazia e Slavonia; Giovanna I ne aveva autorizzato la partenza.
Nel 1359 Giovanna I aveva offerto la mano di Margherita di Durazzo (1347-1412), figlia di Carlo di Durazzo e Maria d’Angiò, la più vicina erede al trono, a Federico IV di Sicilia, detto “Il Semplice” (1341-1377, che aveva 19 anni) per porre fine alla guerra tra Napoli e la Sicilia; questi, dopo aver accettato, preferì sposare Costanza di Aragona. Morta questa (1363), Federico riprese le trattative di matrimonio (1364), ma Giovanna I, che le aveva accettate sempre per far cessare i conflitti, le dichiarò nulle dopo che Federico aveva ripreso la città di Messina. Altro pretendente alla mano di Margherita sarà poi Ottone di Brunswick.
Dopo la visita a Napoli dell’Imperatore di Oriente Giovanni Paleologo, temendo che altri potesse prenderla in moglie, Luigi I volle far sposare Margherita col suo protetto, Carlo di Durazzo, e ne chiese la mano a Giovanna I: questa oppose difficoltà, ma poi acconsentì, ottenendo da Luigi I la promessa (forse un documento redatto dalla Corte Ungherese) che, fin quando fosse vissuto, non le sarebbe stato contestato il Regno e nessun fastidio le sarebbe derivato da quel matrimonio. In un momento di riappacificazione tra il Papa Urbano V e Giovanna I (che nel marzo 1368 a Roma aveva ricevuto dal Pontefice la massima onorificenza pontificia, la Rosa D’Oro), il 15 giugno 1369 il primo diede con entusiasmo l’assenso alle nozze, emanò la dispensa il 9 gennaio 1370. Così alla fine Giovanna non si oppose, e i due si sposarono a Napoli in Castel Capuano il 24 gennaio 1370, per andare poi a vivere in Ungheria.
Con Giovanna senza figli la situazione ereditaria era la seguente: Filippo II era l’erede al trono secondo il concetto papale, ma le figlie di Maria, sorella di Giovanna, sostenevano il contrario, facendo leva sul testamento d Re Roberto; e poi c’era il Re d’Ungheria, al quale Giovanna, per evitare la sua successione, avrebbe opposto il titolo di Margherita.
In effetti, in un primo momento Luigi I d’Ungheria aveva destinato Carlo di Durazzo a succedergli sul trono d’Ungheria, e Filippo II di Taranto (1329-1374) su quello napoletano: allo scopo, aveva fatto sposare il 20 ottobre 1370 a Buda Elisabetta di Slavonia (1352-1380), figlia orfana di suo fratello Stefano con Filippo II di Taranto, che aveva sempre rifiutato di prestare omaggio alla Regina Giovanna I.
Adottando Carlo di Durazzo e facendolo sposare con la cugina Margherita, col matrimonio tra Filippo II di Taranto ed Elisabetta di Slavonia, Luigi I, certo che ormai Giovanna non potesse avere figli, tentò di assicurare la concordia tra i quattro rami della dinastia angioina: quello napoletano, l’ungherese, il durazzesco, il tarantino, distribuendo i due Regni, di Napoli e d’Ungheria.
Poi però gli nacquero tre figlie (Caterina, 1370, Maria 1371, Edvige 1373), mentre Filippo II di Taranto moriva (1374) e con lui si estingueva la linea maschile diretta degli Angiò di Taranto; di lì a poco moriva anche Elisabetta (1380), senza figli. A questo punto lui e Carlo di Durazzo erano gli unici maschi degli angioini, Margherita la prima femmina. Ricordiamo che, secondo il testamento di Re Roberto, ove Giovanna I fosse morta senza prole le sarebbe succeduta la sorella Maria, madre di Margherita. Luigi d’Ungheria volle dapprima far fidanzare la figlia Caterina con Luigi d’Orleans, figlio cadetto di Carlo V Re di Francia (il quale, a sua volta, rivendicava per il figlio Luigi il Regno di Napoli per discendenza da Margherita, figlia di Carlo II e progenitrice della dinastia regnante dei Valois), progettando un’alleanza tra Francia e Ungheria per ottenere il Regno di Napoli (aveva in mente comunque di risarcire Carlo e Margherita per la perdita del trono di Napoli); fu anche sancita il 12 agosto 1374 un’alleanza militare col possibile fine di una conquista del Regno; quindi il patto e l’investitura dei due giovani vennero portati al Papa, Signore feudale del Regno, per l’approvazione; questi il 22 settembre 1374 ne informò Giovanna I, che protestò col Papa: secondo Giovanna I, nel trattato di Pace del 1351 Luigi I avrebbe rinunziato ai diritti sul Regno e ricevuto anche un indennizzo; Luigi sosteneva il contrario; la Regina insisteva perché fossero rispettati i diritti di successione di Margherita di Durazzo; le parti svolsero trattative interminabili presso la Santa Sede; Luigi fece redigere una Memoria al giurista Luigi da Piacenza; il 28 marzo 1376, di fronte alla minaccia franco-ungherese, Giovanna sposò Ottone di Brunswick, dopo aver ricevuto l’assenso papale il primo dicembre 1375. Giovanna, intanto, invitò Margherita a partorire a Napoli (venne nell’estate 1376), ma nel 1378 Caterina morì.
Nel 1378 scoppiò lo scisma di occidente; Giovanna I fu tra i pochi sovrani, assieme al Re di Francia (ed i Regni di Spagna), a parteggiare per l’Antipapa di Avignone, Clemente VII (1342-1394), mentre l’Ungheria rimase fedele al Papa di Roma, Urbano VI (1318 ca.-1389). Cambiarono, di conseguenza, anche le alleanze politiche.
Già nel gennaio 1355 Papa Innocenzo VI aveva scomunicato Giovanna I ed il marito Luigi di Taranto, interdetto revocato nel dicembre 1359 dopo una missione ad Avignone del Gran Siniscalco Niccolò Acciaiuoli; nel luglio 1364 Giovanna I era stata scomunicata col marito Giacomo di Maiorca dal Nunzio pontificio Ugo de Bonneville; ma il tutto era rientrato, e il 18 settembre 1366 si stringeva una Lega tra Papato e Regno di Napoli, cui partecipava anche Firenze; grazie all’intervento napoletano ed al suo supporto, il 16 ottobre 1367 Urbano V tornò a Roma; poi Giovanna I nel marzo 1368 a Roma ricevette da Urbano V la massima onorificenza pontificia, la Rosa D’Oro. Il 17 giugno 1379 Papa Urbano VI intentò un processo contro Giovanna I per eresia e scisma; con Bolla del 21 aprile 1380 la scomunicò e con successiva Bolla dell’11 maggio 1380 la dichiarò decaduta, sciogliendo i sudditi dal vincolo di fedeltà. Già nell’autunno 1379 Urbano VI aveva offerto il Regno di Napoli a Carlo di Durazzo, che, da probabile successore di Giovanna I, divenne suo immediato antagonista.
A questo punto, il 29 giugno 1380 in Castel dell’Ovo, Giovanna I dichiarò Carlo di Durazzo decaduto da ogni pretesa sul Regno di Napoli e adottò Luigi I d’Angiò-Valois (1339-1384), figlio del Re di Francia Giovanni II “Il Buono” e fratello del Re Carlo V “Il Saggio”, come suo successore e Duca di Calabria: la scelta avvenne su proposta (Bolla del primo febbraio 1380) dell’Antipapa Clemente VII, che aveva tenuto colloqui con Luigi d’Angiò nel gennaio 1380 ad Avignone; l’Antipapa ratificò la scelta con successive Bolle del 22 e 23 luglio 1380; Giovanna promise a Luigi che lo avrebbe associato al trono non appena fosse arrivato a Napoli. Prima della sua discesa in Italia, il primo marzo 1382 ad Avignone Clemente VII gli confermò il titolo di Duca di Calabria ed erede al trono di Napoli, preferendolo così a Carlo di Durazzo, sposatosi con Margherita di Durazzo. Il 29 maggio, morta Giovanna I, Clemente VII investì Luigi di Valois del Regno di Napoli. Quest’ultimo aveva tutti i possedimenti francesi che erano stati degli angioini: suo padre, il Re di Francia Giovanni II (1350-1364), detto “Il Buono”, gli aveva donato nel 1356 le Contee di Angiò e Maine (erette a Ducato nel 1360); Giovanna, con l’adozione del 1380, gli assegnò, col Regno di Napoli, i domini di Provenza, Forcallquier e Piemonte, il tutto per sé ed i suoi discendenti.
Luigi I Re d’Ungheria autorizzò allora Carlo di Durazzo ad accettare la proposta del Papa (allontanando nel contempo dall’Ungheria un pericoloso pretendente per le sue giovani figlie), e, di intesa dunque col Papa di Roma, gli conferì un esercito ungherese (comandato da Janos Horvati) per marciare su Napoli, facendogli promettere solo di non contestare mai alle figlie i Regni di Ungheria e Polonia loro destinati.
Il 2 giugno 1381 in San Pietro a Roma Papa Urbano VI incoronò Re di Napoli Carlo di Durazzo, detto “Il Piccolo”, come Carlo III; nell’atto di investitura, si precisava: “nel caso in cui il figlio (o la figlia, erede) di Carlo III fosse stato minore, sia lui sia il Regno sarebbero dovuti restare sotto la custodia della Chiesa Romana”; inoltre, Carlo accettava di effettuare importanti concessioni al nipote del Papa, Francesco Prignano (principato di Capua, ducato di Amalfi, varie contee, terre, città), impegni che poi non manterrà. Carlo di Durazzo marciò così su Napoli, dove entrò il 16 luglio; il 18 a Santa Chiara prestò giuramento al legato pontificio, Cardinale Gentile de Sangro, ricevendo l’omaggio dei nobili della città, ed il 2 settembre depose la Regina Giovanna I; l’8 settembre ricevette l’omaggio di baroni e dignitari tra cui Giovanna di Durazzo. Il 25 novembre 1381 a Napoli, nella Chiesa dell’Incoronata, anche Margherita venne incoronata Regina di Sicilia dal legato pontificio Cardinale Gentile de Sangro, napoletano.
Intanto, Luigi d’Angiò-Valois venne designato Duca di Calabria ed erede del Regno di Napoli ad Avignona il primo marzo 1382 dall’antipapa Clemente VII; dopo la morte di Giovanna I (27 luglio 1382), quindi, sceso in Italia, assunse il titolo di Re il 30 agosto 1383 e quel giorno si fece incoronare nella cattedrale di Tricarico. Alla sua morte, avvenuta in Puglia il 20 settembre 1384 durante la campagna di guerra per conquistare il Regno, i suoi fedeli proclamano Re il figlio Luigi II.
A questo punto facciamo un passo indietro e ricordiamo che Giovanna I aveva un’unica sorella Maria (detta di Durazzo o di Calabria), che, secondo il testamento di Re Roberto, sarebbe dovuta succedere alla sorella maggiore ove questa fosse morta senza figli. Maria (1329-1366 o 1367) ebbe dal primo marito Carlo di Durazzo (1323-1348) cinque figli: Luigi (morto ad appena 2 anni), Giovanna (“Giovannella di Durazzo”), Agnese, Clemenza, Margherita, che, nell’ordine, avrebbero dovuto ereditarne i diritti (e, quindi, il trono). Ma Giovanna (1344-1393) venne esclusa dalla successione da Papa Urbano V per aver sposato il 19 giugno 1366 a Napoli Luigi d’Evreux (o di Navarra), Conte di Beaumont, a lui inviso, e quindi senza dispensa papale (in verità nel 1370 il matrimonio venne poi approvato dalla Chiesa); sposerà poi il 6 aprile 1374 Roberto di Artois, Conte di Eu. Agnese (1345-1383) rinunciò volontariamente e sposò il 6 giugno 1363 Cansignorino della Scala, poi il 16 settembre 1382 Iacopo de Baux; Clemenza (1346 ca.-1370) morì senza essersi sposata; rimase dunque Margherita (1347-1412), che sposò Carlo di Durazzo il 24 gennaio 1370 in Castel Capuano con dispensa di Papa Urbano V del 9 gennaio 1370 (ma il Papa vi aveva acconsentito già il 19 giugno 1369), nonostante l’opposizione di Giovanna I; i due diventeranno Re e Regina di Napoli pur dopo alterne vicende. Poiché il matrimonio venne caldeggiato al Papa Urbano V che diede l’assenso, da Re Luigi I d’Ungheria, e si riteneva Margherita erede legittima al Regno, questo atto (accordi del 1370) è letto come una designazione alla successione.
Vantavano diritti al trono anche i Valois-Provenza, attraverso Margherita, figlia di Carlo II, che aveva sposato Carlo di Valois: da loro discendevano gli attuali Re di Francia (Carlo V, Carlo VI); Giovanna I adottò infatti Luigi d’Angiò, fratello del Re di Francia Carlo V.
Successione di Carlo III d’Angiò-Durazzo
Il 4 dicembre 1381 a Castelnuovo i baroni avevano prestato omaggio a Ladislao, nominato Duca di Calabria.
Il 15 gennaio 1385 nel castello di Nocera Papa Urbano VI depose e scomunicò Carlo III, la moglie Margherita di Durazzo ed i loro eredi.
Il 21 maggio 1385 ad Avignone l’Antipapa Clemente VII proclamò Luigi II d’Angiò (1377-1417) Re di Sicilia.
Dopo un accordo tra Margherita di Durazzo e l’Unversitas di Napoli (2 gennaio 1387) venne formulata una richiesta comune a Papa Urbano VI di incoronare Ladislao, ma questi rifiutò in attesa della maggiore età del ragazzo, che aveva 10 anni. In realtà, l’atto di investitura papale di Carlo di Durazzo nel Regno del 1381 prevedeva che, nell’ipotesi di morte del Sovrano, il Regno sarebbe rimasto sotto la custodia della Chiesa ove il suo successore diretto (figlio/figlia) fosse ancora minorenne, e fino al raggiungimento della maggiore età di questi.
Il 29 agosto 1387 Papa Urbano VI confermò su Luigi II la scomunica lanciata contro Luigi I.
Il 1 novembre 1389 ad Avignone l’Antipapa Clemente VII incoronò Luigi II d’Angiò Re di Napoli.
Il 18 novembre 1389 Papa Bonifacio IX (1350 ca.-1404) proclamò Ladislao Re di Sicilia sciogliendo la famiglia dalla scomunica di Papa Urbano VI. Ladislao venne così incoronato Re il 29 maggio 1390 a Gaeta dal Cardinale Angelo Acciaiuoli jr. (1340-1408), già Vescovo di Firenze, Legato di Papa Bonifacio IX, da questi designato tutore del durazzesco assieme alla madre Margherita.
Il 27 agosto 1402 ad Avignone l’Antipapa Benedetto XIII (1328-1423) nominò Luigi II d’Angiò Re di Sicilia.
Il 13 marzo 1406 Papa Innocenzo VII (1336 ca.-1406) ritornò a Roma e dichiarò Ladislao eretico e decaduto dal trono. Ladislao viene riabilitato dallo stesso Innocenzo VII nell’agosto successivo.
Il 19 agosto 1409 a Pisa Papa Alessandro V (1339-1410) proclamò Luigi II d’Angiò Gonfaloniere della Chiesa e Re di Sicilia. Il 12 aprile 1411 l’(Anti)papa Giovanni XXIII (1370-1419) incoronò Luigi II d’Angiò Re di Sicilia. Quindi, il 9 settembre 1411 scomunicò e depose Ladislao.
Successione di Ladislao d’Angiò-Durazzo
Il 17 giugno 1412 a San Felice al Circeo l’(Anti)papa Giovanni XXIII stipulò un trattato di pace con Re Ladislao d’Angiò-Durazzo nel quale sanciva, tra l’altro, il diritto di successione della sorella di quest’ultimo, Giovanna (II), sia per espressa designazione del Sovrano, sia in assenza di questa, nella (probabile) ipotesi di mancanza di discendenti diretti del Re.
Giovanna II d’Angiò Durazzo (1371-1435) venne acclamata Regina dalla popolazione e dai nobili di Napoli il giorno successivo alla morte del fratello, Re Ladislao, il 7 agosto 1414; fu quindi incoronata a Napoli su un palco allestito di fronte a Castel Nuovo il 29 ottobre 1419 dal legato del Papa Cardinale Pietro Morosini. Solo Giovanna I e II, tra i sovrani angioini, non furono incoronate in una chiesa. Il Papa Martino V (1369-1431) aveva emesso la Bolla di investitura a Mantova il 28 novembre 1418, condizionandola all’attuazione di determinati obblighi.
Successione di Giovanna II d’Angiò-Durazzo
Il 4 dicembre 1419 Papa Martino V in una Bolla designò erede al trono di Giovanna II Luigi III d’Angiò-Valois (1403-1434) e, in subordine, il fratello Renato (1409-1480); sempre che la Regina, come sembrava ormai certo, fosse morta senza eredi.
Il 20 luglio 1421 Giovanna II con un diploma adottò come successore Alfonso d’Aragona (1396-1458), definito figliuolo, erede e vicario del Regno; il 1° luglio 1423 la Regina revocò però l’adozione adottando poi, il 14 settembre, Luigi III d’Angiò-Valois con instrumentum redatto nel Castello di Aversa.
Il 4 aprile 1433 Giovanna II revocò anche l’adozione di Luigi III rinnovando l’adozione di Alfonso, ma a giugno 1433 ritornò ad adottare Luigi III, il quale però, il 14 novembre 1434, morì a Cosenza senza discendenti.
Giovanna II fece allora testamento designando suo erede Renato d’Angiò-Valois, fratello di Luigi III; istituì anche un consiglio di reggenza formato da nobili del Regno fino al suo arrivo – Renato era infatti prigioniero del Duca di Borgogna Filippo III (1396-1467), detto “Il Buono”, presso Digione dal 1431. La Regina morì il 2 febbraio 1435.
Papa Eugenio IV (1383-1447) non riconobbe valido il testamento di Giovanna II di Durazzo ed invitò i napoletani a non riconoscere né Alfonso né Renato. Intanto la città di Napoli elesse, a tutela del Regno, una Balia formata da 10 nobili e 8 popolani, che riconobbe come Re Renato d’Angiò. Questi, il 4 giugno 1435 nel castello di Talent vicino Digione, designò suo luogotenente del Regno la moglie Isabella di Lorena (1400-1453), che sbarcò a Napoli il 18 (o 25) ottobre.
Il 17 febbraio 1436 Papa Eugenio IV riconobbe Re di Napoli Renato d’Angiò. Il 4 ottobre 1437 un parlamento generale del Regno con 207 baroni dichiarò obbedienza e fedeltà a Renato d’Angiò.
Il 3 febbraio 1437 Renato venne liberato dalla prigionia dietro forte riscatto, ed il 19 maggio 1438 giunse a Napoli.
Il 2 giugno 1442, alla fine di una lunga guerra, Alfonso d’Aragona, che assediava Napoli dall’agosto 1440, entrò in città dagli acquedotti; il 4 ricevette nella Cattedrale l’omaggio dei nobili napoletani; il 12 giugno Renato lasciò la città da Castel Nuovo su galee genovesi. Il 26 febbraio 1443 Alfonso, dopo aver vinto le ultime resistenze, organizzò il suo ingresso trionfale a Napoli con il famoso corteo che attraversò la città.
Alfonso, che non sarà mai incoronato Re dal Papa, tentò di legittimare la sua posizione non per diritto di conquista, ma per successione ereditaria da Giovanna II, chiamata “sua madre carissima”; conservò le armi di lei nei sigilli della cancelleria e le aggiunge al suo stemma, formato da uno scudo inquartato con le armi di Casa di Aragona e Casa di Durazzo.
Il 14 giugno 1443 a Terracina venne siglata la pace di Alfonso con Papa Eugenio IV, che aveva appoggiato anche militarmente gli angioini. Nelle convenzioni il Papa riconobbe la prima adozione di Alfonso da parte di Giovanna II nel 1421 e, quindi, implicitamente, la legittima successione al trono; Alfonso venne riconosciuto “Rex utriusque Siciliae”; contestualmente, venne anche garantito il diritto di successione al trono di Napoli del suo figlio naturale Ferrante; Alfonso ribadì il rapporto di vassallaggio del Regno dalla Santa Sede. Seguirono, da Siena, Bolle pontificie il 9 aprile, poi il 15 luglio 1443 (“Regnans in altissimis”) di ratifica del trattato, che era stato negoziato e concluso dal Cardinale Ludovico Scarampo, Patriarca di Aquileia, per il Papa, e dall’Arcivescovo di Valencia Alonso Borja per Alfonso. In seguito, il contenuto delle Bolle verrà confermato da Papa Niccolò V (1397-1455) nel 1451.
Vi fu un ultimo tentativo angioino di (ri)conquistare il regno.
Alfonso “Il Magnanimo” aveva designato Ferrante, figlio naturale, suo successore al Regno di Napoli già il 17 febbraio 1440 quando lo legittimò nominandolo formalmente suo erede; nell’aprile 1439 lo aveva nominato luogotenente generale del Regno, carica in precedenza rivestita dal fratello Pedro, morto l’anno prima nell’assedio di Napoli; Alfonso ottenne l’approvazione dei nobili riuniti nel Parlamento del Regno (che pare non venisse convocato dal 1394), tenuto dapprincipio il 31 gennaio 1443 a Benevento, poi (data l’assenza di alcuni baroni per il rigore dell’inverno) il 28 febbraio 1443 nella sala capitolare del convento di San Lorenzo; anzi, formalmente furono i baroni a chiedere che suo successore fosse il figlio Ferrante. Quindi, domenica 3 marzo 1443, Alfonso lo nominò anche Duca di Calabria nel Monastero di San Gregorio Armeno (detto anche San Liguoro), a seguito della richiesta rivoltagli dello stesso Parlamento. Seguì la Bolla papale del 15 giugno 1443. A Castel dell’Ovo il 26 giugno 1458, il giorno prima della morte, Alfonso dettò (o rinnovò) il suo testamento, col quale designava Ferrante al Regno di Napoli ed il fratello Giovanni agli altri Stati consociati sotto la Corona di Aragona (Aragona, Catalogna, Valenza, Sicilia, Sardegna).
Morto Alfonso “Il Magnanimo” il 27 giugno 1458, Papa Callisto III (1378-1458), ovvero Alonso Borja, ritenendo che Ferrante non fosse figlio neanche naturale di Alfonso, non lo volle riconoscere, e con Bolla del 14 luglio dichiarò vacante il trono, rivendicato alla giurisdizione della Chiesa. Il 25 luglio il Parlamento del Regno, convocato nella “maggior chiesa” di Capua, ritenendo Ferrante legittimo successore al trono, dichiarò fedeltà a Re Ferrante e protestò con il Nunzio pontificio. Ma, intanto Papa Callisto III moriva il 6 agosto 1458; il suo successore Papa Pio II (1405-1464) con Bolla del novembre 1458 riconobbe Ferrante come Re investendolo del Regno; questi, in cambio, dichiarò di essere feudatario del Pontefice, e venne così incoronato il 4 febbraio 1459 nella Cattedrale di Barletta dal legato apostolico Cardinale Latino Orsini. Ma Giovanni d’Angiò, figlio di Re Renato d’Angiò e da questi dichiarato Duca di Calabria, tentò di impadronirsi del Regno con una flotta franco-genovese. Il 25 ottobre tentò uno sbarco a Napoli, ma venne respinto. Quindi, dopo una prima affermazione su Re Ferrante d’Aragona nella battaglia di Sarno il 7 luglio 1460, Giovanni d‘Angiò venne da questi sconfitto il 18 agosto 1462 a Troia in Puglia, e nell’aprile del 1464, dopo essersi rifugiato ad Ischia, ripartì definitivamente per la Provenza.
