NAVATA SINISTRA

Addossate alla parete di fondo vi sono alcune lastre sepolcrali, di diverse epoche, tra cui quelle di nostro interesse dei seguenti personaggi:

Olivier Bouchier (m. 27 ottobre 1387)

Il Cavaliere proveniva dalla Francia, dalla diocesi di St Paul de Leon1.

– Epigrafe (in gotico minuscolo e lettere nere):

HIC IACET CORPUS NOBILIS VIRI OLIVERII BOUCHIER LEONENSIS DIOCESIS DE BRICTANIA QUI OBIIT ANNO DNI M CCC OTTUAGESIMO SEPTIMO DIE VICESIMO SEPTIMO MENSIS OCTOBRIS XI IND. AMEN

– Scultura. Lastra pavimentale.

– Sede e Provenienza. La lastra si trovava sul pavimento della navata minore, davanti alla Cappella di San Biagio, dove la vide il d’Engenio2. Venne poi spostata sul muro della controfacciata assieme ad altre sei lastre sepolcrali. Il marmo utilizzato è un reimpiego di un monumento di epoca romana, un sarcofago dell’inizio del I secolo d.C. che si conserva al Museo Archeologico Nazionale ed è stato restaurato nel 1994.

– Famiglia. In Bretagna la famiglia era indicata come Bouchier, Boucher, Bochier, Boschet.

Arma: sable, a cross engrailed argent – di nero alla croce d’argento.

 

Cavaliere inglese della famiglia Hawkwood (m. 10 agosto 1380)

Ipotesi: Thomas Hawkwood

Per l’attribuzione di un nome a questo Cavaliere, l’epigrafe, pur consunta ed a tratti poco leggibile, si completa rileggendo il d’Engenio3, che, tra i sepolcri rinvenuti nella Chiesa dell’Incoronata, riporta quella di tale Tommaso, morto nell’agosto del 1380: in essa è detto che il Cavaliere apparteneva alla famiglia di Giovanni. Il Laneri4 sostiene che, seguendo l’araldica presente, si possa asserire che il Cavaliere facesse parte della famiglia del condottiero di ventura John Hawkwood (1320-1394), in Italiano Giovanni l’Acuto; aggiunge che dall’analisi delle armi, si può suggerire una datazione dell’opera attorno al 1380. Pertanto, il soggetto ritratto doveva essere un Cavaliere della famiglia (o della Compagnia) del condottiero inglese: possiamo così azzardare il nome Thomas Hawkwood.

– Epigrafe (d’Engenio):

HIC MORTALE THOMAE CORPUS PRAENOBILIS EXTAT MILITIS EST AUGUSTI QUI GENTE IOANNES ANNO MILLENO TRICENO OCTUAGINTA ANNIS DENA TRINIS INDICTIO FEXTAQUI MONSTRAT AUGUSTI DENAQUE DIE IPSEQUE SEPULTUS PERPETUA CUIUS […] LUCE QIESCAT

– Scultura. Lastra pavimentale, molto cosunta e scheggiata in più parti, ma, in origine, di pregevole fattura. Allo stato, non è possibile vederla nel suo insieme in quanto la visuale è parzialmente ostruita dalla posizione di una delle sinopie presenti nell’aula.

– Sede e Provenienza. La lastra sepolcrale di Thomas Hawkwood si trovava nella Cappella a sinistra dell’altare maggiore.

– Famiglia. L’inglese John Hawkwood si formò durante la Guerra dei Cent’anni al servizio del Re d’Inghilterra Edoardo III, che lo nominò Cavaliere, e del figlio, Edoardo, “Il Principe Nero”. Fondò poi una Compagnia di ventura, la Grande Compagia, con la quale scese in Italia nel 1362 e combattè per Pisa, Firenze, Bernabò Visconti, Papa Gregorio XI. Venne nominato baronetto nel 1381 da Re Riccardo II; tornò nella Penisola, dove, tra l’altro, vinse la battaglia di Castagnaro (1387) per Padova; per contrastare Luigi I di Valois-Angiò, venne ingaggiato da Re Carlo III di Durazzo (1382), che seguì anche in Ungheria; più tardi (1389) fu al soldo della Regina Margherita di Durazzo per combattere contro Luigi II di Valois-Angiò. Dopo poco, ritornò a militare per Firenze, dove morì il 14 marzo 1394. Venne sepolto nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore prima che Riccardo II ne traslasse le spoglie in Hedingham Sible, città natale del condottiero; la città di Firenze commissionò allora un affresco eseguito da Paolo Uccello nel 1436 (“Monumento equestre a Giovanni Acuto”) e posizionato nel luogo originario di sepoltura.

Arma: d’oro, allo scaglione di rosso, caricato di tre conchiglie del campo.

 

            Isabella Iuliano (m. ottobre 1430)

Isabella Iuliano (o Suliana, -o) era moglie di Tommaso di Roccavivara. Invero, il d’Engenio5 riporta un’iscrizione, già allora piuttosto incompleta, che si riferisce ad un sepolcro multiplo in cui riposano i due coniugi.

– Epigrafe:

HAEC EST SEPULTURA NOBILIUM VIRORUM MAGISTRI THOMASII DE ROCCAVIVARIA ET DNAE ISCARELLAE IULIANAE DE NEAP. FACTA […] MENSIS OCTOBRIS NONAE IND.

– Scultura. Lastra pavimentale.

– Sede e Provenienza. Non si trovano indicazioni sulla collocazione originaria dell’opera, che venne poi spostata nella attuale posizione assieme alle altre lastre sepolcrali superstiti, che sono indicate in un inventario del 1875 6: tutte vennero murate (o addossate) alla parete di fondo della navatella sinistra. Dalla scheda dell’opera, compilata nel 1995 per il Catalogo generale dei Beni Culturali varato del Ministero, si apprende che la lastra era allora conservata in un locale a destra del presbiterio.

– Famiglia. Il cognome, se letto come Suliana (i.e. Suliano, Sugliano, -i), non apparterrebbe ad una famiglia di origine napoletana. Secondo il tenore letterale dell’epigrafe, in base alla quale la gentildonna era di Napoli, si potrebbe invece indicare come Iuliano, famiglia di origine spagnola (Juliano), diffusa in Italia ed in Campania dal 1400.

Arma (Iuliano): d’oro alle due fasce ondate di rosso accompagnate in punta da una rosa del medesimo.

Polissena Capuano (m. 28 ottobre 1402)

La lastra riveste caratteri particolari, se non anche di una certa rarità, in quanto non si riferisce ad una figura appartenente al ceto nobiliare, bensì popolare: Polissena Capuano era infatti al servizio del Duca di Amalfi.

– Epigrafe:

HIC IACET CORPUS POLISENAE CAPUANAE DE NEAP. SERVITORIS INCLYTI DOMINI DUCIS AMALPHAE QUAE OBIIT ANNO DOMINI MCDII DIE XXVIII MENSIS OCTOBRIS XIII IND. CUIUS AIA REQUIESCAT IN PACE AMEN

– Scultura. Lastra pavimentale.

NOTE

1 Sulla scultura e sul guerriero rappresentato si veda il fondamentale saggio di Shirley Bridges “A breton adventurer in Naples” (Cambridge University Press, 1951).

2 Cesare d’Engenio Caracciolo: “Napoli Sacra” (Ottavio Ed., Napoli, 1623).

3 Cesare d’Engenio Caracciolo, op. cit.

4 Vincenzo Laneri: “Guerrieri angioini nel Regno di Sicilia” (Youcanprint, Tricase, Le, 2018).

5 Cesare d’Engenio Caracciolo, op. cit.

6 Paola Vitolo “La chiesa della Regina. L’Incoronata di Napoli, Giovanna I d’Angiò e Roberto di Oderisio” (Viella Ed., Roma 2008).

NOTE 1 Sulla scultura e sul guerriero rappresentato si veda il fondamentale saggio di Shirley Bridges “A breton adventurer in Naples” (Cambridge University Press, 1951). 2 Cesare d’Engenio Caracciolo: “Napoli Sacra” (Ottavio Ed., Napoli, 1623). 3 Cesare d’Engenio Caracciolo, op. cit. 4 Vincenzo Laneri: “Guerrieri angioini nel Regno di Sicilia” (Youcanprint, Tricase, Le, 2018). 5 […]