salerno
NAVATA DESTRA
Bernardo Stellato (?)
Il gisant propone un Cavaliere della famiglia Stellato, forse Bernardo, vissuto a cavallo tra il XIII ed il XIV secolo1. Figlio di Romualdo, ebbe come fratelli Matteo, Guglielmo, Giovanni, Filippo, Ugone, Riccardo, Nicolò. Familiare regio, Bernardo fu Giustiziere del Principato Citra (1284) e Signore di Atripalda (1285). Ebbe una figlia, Mattia, e forse un figlio di nome Pandolfo. In passato il Cavaliere era stato erroneamente identificato con Ruggero Borsa, figlio di Roberto il Guiscardo.
– Scultura. Gisant poggiante su di uno splendido sarcofago di età ellenistica del IV secolo a.C. Sulla scorta dell’esame delle armi, la data del gisant viene variamente collocata, tra il 1325 ed il 1350 circa2.
– Sede e provenienza. L’opera si trovava nella Cappella di San Bernardo, fondata da Bernardo Scillato, poi venduta nel 1496 all’abate Luigi Capograsso.
– Famiglia. L’antico nome era forse Stillatus o Scillatus, in volgare Scillato, Stillato e poi Stellato, nobile famiglia presente a Salerno nel XIII secolo. Capostipite fu probabilmente Alfano, Conte di Nocera nel secolo XI.
Arma: d’azzurro alla stella d’argento di otto raggi; con la bordura dello stesso.
NAVATA SINISTRA
Regina Margherita di Durazzo (m. 6 agosto 1412)
Margherita nacque a Napoli il 28 luglio 1347, quinta figlia di Carlo di Durazzo (1323-1348) e Maria d’Angiò (1329-1366), sorella della Regina Giovanna I d’Angiò. Essendo Maria l’unica sorella della Regina Giovanna I, le sue figlie erano in astratto le più dirette pretendenti al trono data la sterilità della Regina. Ma Giovanna (“Giovannella di Durazzo”) venne esclusa dalla successione da Papa Urbano V per aver sposato il 19 giugno 1366 a Napoli Luigi d’Evreux (o di Navarra), Conte di Beaumont, a lui inviso, e quindi senza dispensa papale; Agnese (1345-1383) rinunciò volontariamente e sposò il 6 giugno 1363 Cansignorino della Scala; Clemenza premorì senza essersi sposata.
Margherita fu Regina di Napoli (1381), Duchessa di Durazzo (1393), Contessa di Gravina (1393). Sposò il 24.01.1370 a Napoli il cugino Carlo III di Durazzo (1345-1386), detto “Il Piccolo”, Re di Napoli (1381) e poi Re di Ungheria (1385). I loro due figli divennero entrambi Sovrani di Napoli: Ladislao (1377-1414) e Giovanna II (1371-1345). Il 25 novembre 1381 nella Chiesa di Santa Maria Incoronata in Napoli Margherita venne incoronata Regina “iure proprio” dal legato pontificio Cardinale Gentile de Sangro. Fu inoltre “Vicario generale” del Re dal 4 aprile al 10 novembre 1384 (durante la spedizione di Carlo III in Puglia per combattere Luigi I d’Angiò), quindi durante l’impresa del consorte in Ungheria dal 4 settembre 1385 alla morte di Carlo III il 24 febbraio 1386; per il figlio fu Reggente da allora fino al luglio 1393, poi Vicaria da marzo a luglio 1399 durante la spedizione di Ladislao in Puglia e Calabria contro Luigi II d’Angiò. Ammalatasi il 16 luglio 1412, forse di peste, Margherita morì ad Acquamela, vicino Salerno, il successivo 6 agosto. Volle essere sepolta con il saio bianco da terziaria francescana.
– Epigrafi:
(di fronte) MARGARITA COELOS UBI FULGIDA VITA SCANDITO SECURA CONDUCUNT TE TUA THURA NAM TIBI SACRATUM TERRIS REGINA BEATUM INCLITA DIMICTIS NOMEN QUOD SECULA VICTIS POSTERA SERVABUNT LIVORIBUS ET PERAMABUNT
(parte posteriore) QUADRIGENTENUS IT DUM DOMINI DUODENUS ANNUS MILLENUS SED NON IT MORTE SERENUS AUGUSTI SEXTO SED NONIS LUMINE MESTO CUM SALVATORIS CELEBRANTUR FESTA DECORIS INFERT REGNIS INDICTIO QUINTA SUPERNIS
(sui due lati corti) REGINA MARGARITA DE DURATIO (SULLA DESTRA DI CHI GUARDA) MATER SERENISSIMI REGIS LADDISLAI (SULLA SINISTRA)
– Scultura. L’opera venne commissionata dal figlio di Margherita, il Re Ladislao di Durazzo, al celebre scultore Antonio Baboccio da Piperno, che la completò assieme ad un suo allievo, Alessio De Vico, come si può leggere sulla stessa (pilastrino centrale): ABAS ANTONIUS BABOSUS MAGISTRO DE PIPERNO ME FECIT CUM ALESSIO DE VICO SUO LABORANTE
Il mausoleo venne eseguito nel 1412-14. Come il sepolcro Aldomoresco in San Lorenzo, dello stesso autore, venne realizzato per poter essere osservato da tutti i lati, sicché resta penalizzato dall’attuale collocazione, che non consente di vederne un lato. L’opera venne restaurata dopo il terremoto del 1980. Un’altra immagine della Regina, lavorata in bassorilievo, si ritrova sul monumento funebre del figlio, Re Ladislao, in San Giovanni a Carbonara.
– Sede e provenienza. In origine il sepolcro si trovava nella Chiesa del Convento di San Francesco, nella Cappella di Santa Caterina dietro l’altare maggiore. In seguito alla soppressione del convento nel 1809, il monumento venne smontato e trasportato nel succorpo della Cattedrale, mentre le ceneri furono affidate in custodia al canonico D’Amato nella Chiesa di Santo Stefano. Il 12 gennaio 1819 le ceneri vennero nuovamente riposte all’interno del monumento riassemblato nella Cappella del SS. Rosario. Lo spazio dove si trova attualmente è anche indicato come VII Cappella.
– Famiglia. Margherita, come il marito Carlo, faceva parte degli Angiò-Durazzo, ramo collaterale degli Angiò di Napoli. Capostipite fu Giovanni, 13° figlio di Re Carlo II d’Angiò e Maria Arpad d’Ungheria. Il nome venne attribuito dal titolo di Duca di Durazzo che la famiglia poteva vantare, e fu utilizzato per distinguere questa dinastia sia dalla linea diretta dei Sovrani di Napoli, facente capo al fratello Roberto (quarto figlio di Re Carlo II d’Angiò), incoronato Re nel 1309, sia dalla linea degli Angiò-Taranto, discendente dall’altro fratello Filippo, quinto figlio di Re Carlo II. I cd. Durazzeschi salirono al trono nel 1381 con il marito di Margherita, Carlo III d’Angiò-Durazzo, nipote diretto di Giovanni.
Arma degli Angiò-Durazzo: tripartito: nel 1° sbarrato di otto fasce, di rosso e d’argento; nel 2° d’argento, alla croce potenziata d’oro, accantonata da quattro crocette dello stesso; nel 3° d’azzurro, seminato di gigli d’oro, spezzato da un lambello rosso.
FACCIATA
Sul lato destro della facciata, vicino alla porta meridionale, sono murate, l’una accanto all’altra, due lastre, di cui si conserva solo la parte superiore. Si tratta di
Tommaso Santomagno (m. 8 settembre 1323)
e
Marinello Santomagno (m. 13 gennaio 1372)

– Epigrafe di Marinello (parti superstiti):
HIC IACET NOBILIS VIR MARINELLUS DE SANTO MAGNO (…) MISERICORDIAM REQUIESCAT IN PACE AMEN
L’epigrafe di Tommaso è praticamente illeggibile, tra le parti mancanti, corrose, abrase, se non nella parola “requiescat”.
– Scultura. I due monumenti sono entrambi rotti alla metà: consistevano di una lastra tombale di copertura di un sarcofago (perduto) oppure di tipo pavimentale. Quello di Marinello è posto alla sinistra (di chi guarda), sulla destra si trova quello di Tommaso.
– Sede e provenienza. Non è nota la originaria collocazione delle due lastre.
– Famiglia. Capostipite fu forse il normanno Adelmo, che ottenne da Roberto il Guiscardo le terre di Santomagno presso Salerno, da cui la famiglia trasse poi il nome (spesso alternato con Santomango). In origine era chiamata De Cripta o Delle Grotte. La famiglia concesse gratuitamente proprio a Roberto il Guiscardo il terreno sul quale venne edificato il Duomo di Salerno. All’interno di quest’ultimo, al termine della navata destra, è collocato anche il monumento funebre di Tommaso Santomagno, Vescovo di Capaccio (m. 12 luglio 1382), mentre nell’atrio si nota un sarcofago con lo stemma dei Santomagno. A Salerno la famiglia era iscritta al Seggio di Portanova.
Arma: di rosso a tre bande d’azzurro bandate d’oro – Si noti che gli scudi araldici dei due personaggi, pur appartenenti alla medesima famiglia, sono diversi: il più antico (di Tommaso) presenta una sola banda.
Sulla sinistra della facciata, subito dopo il portale principale, si trovano murate due lastre di eguale dimensione; quella di sinistra è l’effigie di un
Cavaliere anonimo

L’opera ritrae infatti un Cavaliere la cui data obituaria può essere collocata, in via molto approssimativa, alla metà del XIV secolo. Una tradizione errata attribuiva le due lastre a Guisana e Landolfo Butrumile, committenti della porta d’ingresso in bronzo, che morirono però tra l’XI ed il XII secolo.
– Scultura. Lastra pavimentale.
– Sede e provenienza. Verosimilmente la lastra proviene dall’interno della Chiesa.
ATRIO
A metà circa del lato sinistro (settentrionale), tra le colonne, vi è il sepolcro di
Marquisia del Balzo (m. 20 settembre 1367)
Figlia di Guglielmo IV e Marquise d’Albaron, Marquisia (o Marchisia) fu seconda moglie di Ruggero Sanseverino (m. 1376 ca.), I Conte di Mileto e Terranova, Gran Maresciallo del Regno di Napoli, cui diede come figli Roberto, Caterina, Giovannella ed Agnese.
– Epigrafe:
HIC IACET MAGNIFICA MULIER DNA MARQUISIA DE BAUCIO COMITISSA MILETI ET TERRANOVAE QUAE OBIIT ANNO DOMINI M CCC LXVII DIE XX MENSIS SEPTEBRIS (…)
– Scultura. Si conserva la cassa, che è costituita da un sarcofago romano del III secolo rilavorato. L’opera, in origine, poteva essere policroma.
– Sede e provenienza. Il sepolcro si trovava all’interno del Duomo, nella navata sinistra.
– Famiglia. La famiglia del Balzo (de Baux) era originaria della Provenza; secondo una leggenda, ivi, presso la rocca conosciuta come les Baux, si sarebbe rifugiato uno dei Re Magi, Baldassarre; i suoi discendenti avrebbero preso poi il nome da quel luogo (quali Signori di Les Baux). Si trasferirono nel Regno al seguito di Carlo I d’Angiò con Barral (o Hugone Barral, m. 1268), Gran Giustiziere, ed il figlio Bertrando II (m. 1305), poi Conte di Avellino, tra i più valorosi cavalieri nella battaglia di Benevento (26 febbraio 1266). Il cognome venne latinizzato in del Balzo (o de Baucio). I del Balzo avevano anche il patronato di una Cappella in San Lorenzo (v.) ed una in Santa Chiara (v.).
Armi:
la più antica: di rosso alla cometa di sedici raggi d’argento.
Successivamente: inquartato, nel 1° e 4° di rosso alla stella a 16 raggi d’argento; nel 2° e 3° d’oro alla cornetta d’azzurro legata e guarnita di rosso.