MONTELLA
SAGRESTIA
Diego Cavaniglia (m. settembre 1481)
Figlio di Garzia Cavaniglia (m. 1453), sepolto in Santa Maria di Monteoliveto a Napoli, e Giulia Caracciolo, Diego (1448-1481) succedette al fratello maggiore Giovanni (m. 1473, anch’egli sepolto in Monteoliveto) nel feudo di Troia e fu I Conte di Montella (1477). Giovane valente e prestante, si vociferò di un suo amore giovanile con Eleonora d’Aragona, figlia di Re Ferrante I, che fu poi Duchessa di Ferrara. Morì combattendo contro i Turchi, colpito da una freccia, forse avvelenata, durante gli ultimissimi momenti dell’assedio di Otranto; trasportato nel Castello di Copertino, vi spirò qualche giorno dopo per il propagarsi dell’infezione. Sposò nel 1477 Margherita Orsini (m. 1521), dalla quale ebbe come figli Troiano e Nicolina. Diego Cavaniglia venne anche chiamato “Il Cavaliere delle tre rose” in quanto, dopo la sua morte, ogni primo venerdì del mese una nobildonna (forse Lucrezia Strozzi) vestita di nero, col velo per non essere riconosciuta, portava tre rose sulla sua tomba.
Nel 2004 vennero ritrovati lo scheletro del defunto (che, dopo il terremoto dell’Irpinia, era stato deposto nel muro retrostante il monumento) con intatti gli indumenti funebri, farsetto e giornea, conservati ora nel Museo dell’Opera di San Francesco a Folloni.
– Epigrafe:
DIEGO DE CABAGNIELLIS MONTELLI COMITI QUI IN TURCAS STRENUE DIMICA(N)S IDRONTI OCUIBUIT VITAE ANNO M CCCC LXXXI DE MENSE SECTEMBRIS
– Scultura. L’opera, commissionata dalla moglie di Diego, Margherita, e dalla madre Giulia Caracciolo, è attribuita al milanese Jacopo della Pila, che aveva probabilmente eseguito anche il sepolcro in Santa Maria di Monteoliveto in Napoli attribuito al padre Garzia o al fratello Giovanni; il lavoro venne completato nel 1492, data che si legge sulla catena in ferro che attraversa il baldacchino. Nella composizione dell’arca vennero reimpiegate due lastre, una datata 542 (in cui si legge il nome Hephifania) e l’altra della prima metà del ‘3001. Ad altra epoca, ed altra mano, vanno ricondotti gli angeli reggicortina. Margherita, pur costretta ad un secondo matrimonio, volle farsi poi seppellire in abiti da terziaria sotto una lastra pavimentale posta accanto al monumento del marito, sicché il sarcofago era noto come “monumento degli innamorati”; tuttavia, in seguito a lavori del ‘700 la lapide della Contessa venne spostata nel transetto, dove adesso si trova.
Bisogna sottolineare che sul soffitto della camera mortuaria è stato montato uno specchio col quale il visitatore può vedere con precisione il gisant ed i dettagli della scultura; inoltre, è stato predisposto anche un sistema di illuminazione che migliora la fruibilità dell’opera e ne valorizza gli elementi; al di sopra del tabernacolo, infine, è stata posta la cassetta che contiene i resti mortali del defunto.
– Sede e provenienza. In origine, il monumento fu collocato sul fianco dell’altare maggiore nel coro della Chiesa quattrocentesca del Convento di San Francesco a Folloni; dopo il terremoto del 1732 il complesso venne completamente rifatto, con la costruzione di una Chiesa nuova il cui chiostro prese il posto dell’antica fabbrica; l’opera venne allora spostata nella attuale Sagrestia.
– Famiglia. Originaria di Valencia, la famiglia aveva nome Cabanillas di Valenza, italianizzato in Cavaniglia. Venne nel Regno di Napoli con il padre di Diego, Don Garzia, che seguì Alfonso “Il Magnanimo” come altre illustri casate aragonesi, quali d’Avalos, Cardenas, Guevara2. A Napoli era iscritta al Seggio di Nido.